Iniziai il mio lavoro di sindaco il 5 gennaio 1984, consapevole dei miei limiti, del peso che mi avevano affidato ma sostenuto dal desiderio di essere degno di chi mi aveva preceduto. In ogni caso non ero solo: avevo un’ottima squadra di persone competenti e capaci e l’appoggio del Pci e del suo gruppo consiliare.

Nel pomeriggio del 5 gennaio ricevetti una telefonata: era il giornalista Giuseppe Fava che però non cercava me (non avevamo mai avuto occasione di incontrarci o di parlare) ma un assessore. Forse la sua fu una delle ultime telefonate e con dolore l’indomani apprendemmo del suo assassinio. La mia prima uscita pubblica (con una breve relazione su Vittoria) fu a Bologna ai primi di marzo, al convegno del Comuni Denuclearizzati, alla presenza del sindaco Renato Zangheri. In quella sede maturò l’adesione al convegno mondiale dei Comuni Denuclearizzati, che si sarebbe svolto ai primi di aprile a Manchester, in Gran Bretagna. Infatti dal 1981 in poi in Europa e in Giappone si era sviluppato un grande movimento pacifista ed antinuclearista ed era stata lanciata l’idea dei “Comuni Denuclearizzati”: Vittoria, su sollecitazione dell’assessore Salvatore Garofalo aveva aderito, dichiarando “denuclearizzato” il suo territorio, con dei cartelli all’ingressi del territorio: si trattava ovviamente di un simbolo.

In seguito, per riempire di contenuti tale “denuclearizzazione”, fu emanata da me un’ordinanza di divieto di transito ai missili nel nostro territorio. L’iniziativa -ovviamente una semplice provocazione- da un lato fu ridicolizzata dai soliti abituati a sfottere, dall’altro fu invece ritenuta “pericolosa”, tanto che si mosse il Comando Nato di Napoli ed il governo tramite il prefetto dell’epoca la annullò. La cosa proiettò comunque Vittoria al centro dell’attenzione nazionale, mentre contemporaneamente appoggiavamo i movimenti pacifisti operanti a Comiso.   

Nel frattempo, molti dei progetti ideati e finanziati dall’Amministrazione Aiello (tra essi aggiungo qui la costruzione di una nuova caserma dei Carabinieri nell’area del cosiddetto “Orto di don Grazio), giungevano a completamento: fra tutti il più importante il nuovo acquedotto di Cifali-Scianna Caporale, per accogliere simbolicamente le cui acque in città si era pensato di creare una fontana pubblica. L’opera, realizzata dall’Ufficio Tecnico comunale, fu intitolata “Fontana della Pace” e fu inaugurata il 30 giugno 1984 (lo stesso giorno in cui era arrivata la prima acqua da Scianna Caporale nel 1898), con le acque del pozzo del Passo Piro. Infatti ancora non si aveva l’autorizzazione formale ad immettere le acque di Scianna Caporale nel nuovo acquedotto. E proprio questa autorizzazione non pervenne. Accadde che su denuncia di un gruppo di agricoltori di Comiso (spalleggiati dal sindaco Catalano), il Genio Civile bloccò l’emungimento: il progetto finanziato dalla Cassa per il Mezzogiorno per miliardi rischiava di diventare un’opera morta in partenza. Per sbloccare la questione, nel luglio 1984 si tennero vari incontri a Palermo promossi dall’Assessore Regionale ai Lavori Pubblici, on. Rino Nicolosi, che cercò di mediare tra la posizione dell’Amministrazione di Vittoria e quella di Comiso, che non  voleva assolutamente che fosse aperto il pozzo n. 5 ed il Genio Civile, che nulla aveva detto durante gli anni della costruzione del nuovo acquedotto, convergeva nel rifiuto. Per dare l’acqua a Vittoria e per non vanificare il lavoro di anni, ricorsi allora ad una seconda ordinanza sindacale, disponendo per motivi di igiene e sanità pubblica l’apertura del pozzo e l’immissione delle acque nella rete comunale. Mi beccai due denunce e due processi: uno a Comiso per Cifali e l’altro a Chiaramonte per Scianna Caporale; alla faccia del “ne bis in idem”, cioè il divieto di subire due processi per lo stesso presunto reato…Da entrambi uscii pienamente assolto. E così Vittoria ebbe la sua acqua.

Quell’anno fu però anche pieno di impegni e di inaugurazioni: ricordo quella del lungomare della Riviera Gela (con un finanziamento dell’Assessorato Regionale ai Lavori Pubblici) e soprattutto il trasferimento del Municipio dal condominio Cappello a Palazzo Jacono, il 15 dicembre 1984. Nel mio discorso (alla presenza del prefetto Bosa, che aveva annullato la mia ordinanza contro i missili), sottolineai il grande valore simbolico di quell’acquisto: la famiglia Jacono-Rizza era stata una delle maggiori della città e spesso schierata contro le masse popolari vittoriesi.

All’inizio del 1985 cominciò anche l’avventura per la ricerca delle spoglie di Vittoria Colonna. Nell’aprile 1984, a Manchester, dove ero andato con l’avv. Ferraro e l’ass. allo Sport Salvatore Garofalo, conoscemmo alcuni sindaci spagnoli, uno dei quali (quello di San Fernando de Henares, un docente di storia, ci aiutò ad individuare il luogo di sepoltura della fondatrice di Vittoria (luogo fino ad allora a noi sconosciuto) nella chiesa di San Francisco a Medina de Rioseco, mausoleo della famiglia Enriquez. Per me la vicenda aveva un significato profondo: a parte la mia passione per la storia, mi sembrava un modo per dare maggior dignità e profondità culturale alla storia collettiva di Vittoria, ad una città che anche allora era quella dei “discendenti dei banditi”.

Il primo tentativo a Medina servì a conoscere la situazione e ad individuare gli ostacoli (non starò qui a ricordare i particolari di una vicenda che si concluse quattro anni dopo con un accordo tra Medina e Vittoria, non senza polemiche e bastoni fra le ruote ad ogni livello). Portare a Vittoria le spoglie della fondatrice era un pezzo della proposta culturale dell’Amministrazione, che nell’aprile 1985 (assessore alla P.I. e alla Cultura il dr. Filippo Foresti) consegnò all’uso pubblico i locali dell’ex Carcere, trasformati in Museo della Civiltà Contadina, arricchiti dalla collezione di oggetti d’uso della vendemmia donati dal col. Giuseppe Coria e dalla “stele di Ippò”, da poco rinvenuta a Camarina e che tradotta dal prof. Virgilio Lavore rivelava la presenza della religione orfica nel territorio di Camarina. Quell’anno uscì anche una raccolta di antiche cartoline di Vittoria curata dal not. Giuseppe Traina e dal prof. Arturo Barbante. A me invece venne l’idea di spazzare via per sempre le scemenze sui “banditi” (minchiata che da decenni affligge la storia di Vittoria e dei Vittoriesi), affidando ad uno dei maggiori conoscitori della storia della Contea di Modica l’incarico di ricostruire sulla base dei documenti dell’archivio di Stato di Ragusa sezione di Modica e di Palermo le vicende della fondazione. Il prof. Giuseppe Raniolo -uno studioso scrupoloso ed attento- si mise subito all’opera e con pazienza certosina esaminò le carte e produsse un primo saggio che mi presentò nei primi mesi del 1986 e che in seguito fu ampliato e pubblicato dal Comune nel 1988.  Tra le attività culturali le pubblicazioni assunsero un ruolo importante, assieme a quelle ordinarie della stagione teatrale ed una delle cose cui più tengo fu l’aver promosso la pubblicazione della tetralogia del prof. Giovanni Consolino sul dialetto di Vittoria, con la pubblicazione di un preziosissimo “Vocabolario” e dei volumi sulla morfologia e la sintassi, sui “Proverbi e modi di dire” e su una raccolta di “Poesia popolare”. Importantissimo poi fu poter programmare la costruzione di nuovi edifici scolastici, grazie alla legge Falcucci e soprattutto al Piano Regolatore Generale, adottato definitivamente nel dicembre 1985. Furono infatti progettati nuovi edifici come il futuro 5° Circolo (poi intitolato al sen. Filippo Traina), l’edificio di via “1° Maggio” (poi intitolato al direttore Pappalardo), il nuovo 2° Circolo (poi intitolato all’ex sindaco Giuseppe Caruano) e l’edificio per le scuole medie poi intitolato al prof. Giovanni Consolino: se ne occuparono l’assessore all’Urbanistica Jacono e l’assessore alla P.I. Foresti. A Scoglitti fu ristrutturato il plesso elementare “Cervi” e costruita la nuova scuola media poi intitolata a Leonardo Sciascia.

Della squadra facevano poi parte Nunzio Pirone, Giovanni Caruano (in seguito costretto alle dimissioni con Foresti, essendo subentrata la legge sulle incompatibilità tra medici e assessori comunali), Giovanni Comitini, Titta Rocca, Filippo Bonetta, Salvatore Garofalo, Enzo Cilia e Maria Amorelli (dall’esterno seguiva il nostro lavoro l’on. Francesco Aiello). Il mio collaboratore più vicino era però l’avv. Gianni Ferraro, mi vero e proprio capo di gabinetto ombra oltre che vice-segretario comunale. Con funzionari e dirigenti ebbi sempre un buon rapporto (tra tutti, con quelli della Ragioneria, con i quali controllavo il bilancio del Comune: non diedi mai infatti la delega ad un assessore) e trovai ampia collaborazione. Allo stesso modo ampia libertà d’iniziativa avevano gli assessori, di cui però controllavo il lavoro anche se loro non lo sapevano… Era mia abitudine inoltre, in preparazione delle sedute del Consiglio, leggere tutte le deliberazioni (correggendole ove necessario) e scrivere tutti gli ordini del giorno sui vari problemi sottoposti all’attenzione del Consiglio, dal problema della criminalità organizzata al temuto taglio dei “rami secchi” della ferrovia (tra cui la Siracusa-Gela) alle iniziative per la serricoltura e tutto ciò che era necessario.

La falsità delle accuse di “sottovalutazione” del fenomeno mafioso è ampiamente dimostrata dai numerosi o.d.g. votati dal Consiglio (ricordo a chi non lo sapesse che l’avere portato a soggiorno obbligato in provincia di Ragusa parecchi boss palermitani o bagheresi non giovò alla città, facendo scoprire un  mercato ricchissimo di centinaia di miliardi di fatturato.  

Quanto a me, il mio primo impatto sul tema della criminalità lo ebbi il 31 gennaio 1985, quando il presidente dei Commissionari Ortofrutticoli Vittorio Salibba scampò ad un attentato, riuscendo ad uccidere per legittima difesa l’assalitore. Nel pomeriggio lo andai a trovare con altri amministratori a casa sua, per esprimergli la solidarietà della Giunta Municipale a nome della città intera. L’indomani 1° febbraio 1985, al mercato di via Di Vittorio fui aggredito da un operaio, in occasione  dell’abbattimento da me ordinato -su richiesta del Comando dei Vigili- di un locale abusivo all’interno del mercato ortofrutticolo, di proprietà di tale Nicotra di Acireale, che si sospettava imponesse ai commissionari (più o meno lecitamente, per usare un eufemismo) di usare le cassette da lui fornite. Durante tale operazione infatti fui aggredito da un operaio aizzato da alcuni commissionari, che evidentemente non gradivano l’opera dell’A.C.. La domenica successiva, parlai della vicenda e del tentativo di assassinio di Salibba in un comizio in piazza: ricordo ancora le invettive del padre dell’ucciso nei miei confronti mentre parlavo…  

Lo spostamento della struttura del mercato nella nuova area di Fanello, al chiuso, dove sarebbe stato più facile controllare gli accessi e le presenze avvenne dopo il 7 marzo 1986, giorno in cui festeggiammo il completamento dell’opera (sotto un diluvio, peraltro…), alla presenza del Presidente della Regione, on. Rino Nicolosi col quale -dopo la vicenda del pozzo n. 5-, in quegli ultimi mesi avevo avuto parecchi scontri. Per la questione della sanatoria edilizia (4-continua).

Paolo Monello

Nato a Vittoria nel 1953, già sindaco (1984-1987, 1991) e assessore comunale (dal 1981 al 1993 e dal 2007 al 2009), deputato nazionale del Pci-Pds dal 1987 al 1994, da anni si dedica a ricerche storiche su Vittoria ed il suo territorio, sulla base di una grande massa di documenti inediti provenienti dall'Archivio di Stato di Palermo, dall'Archivio di Stato di Ragusa, dall'Archivio Storico di Vittoria (e anche dall'Archivo General de Simancas, Spagna). Ha cominciato a pubblicare a stampa nel 1990 e dal 2012 sulla piattaforma kdp di amazon.it. Gli e-book digitali sono on line su kindle store.

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