Il 3 aprile 1981 il segretario del Pci on. Enrico Berlinguer venne a Vittoria, in occasione della campagna referendaria sull’aborto ed in previsione delle elezioni regionali del giugno successivo. In una piazza stracolma prima di lui parlò il segretario regionale del Pci on. Pio La Torre. Per la sezione del Pci vittoriese si trattava dell’ennesima dimostrazione di stima e vicinanza e la sanzione indiretta alla candidatura alla Regione del sindaco Aiello, che venne eletto di slancio nel giugno successivo.

Il nuovo sindaco fu l’on. Rosario Jacono, prestigioso dirigente del Pci vittoriese, deputato regionale dal 1955 al 1963, vice-sindaco nella rinnovata giunta di sinistra con il Psi dal 1971 al 1975. Fino a novembre 1981 la giunta vide partecipe anche il Psi, poi, a causa di dissapori sorti intorno al ruolo dell’ex sindaco on Aiello in giunta, si arrivò alla rottura e nel novembre 1982 nacque un monocolore comunista, con il rag. Giuseppe Amico vice-sindaco.

La divergenza con il Psi -prima che sul ruolo in giunta di Aiello-, era stata preceduta da una rottura per la questione dei missili di Comiso. Nella primavera del 1981, “Il Mondo” aveva pubblicato la notizia che il governo -ministro della Difesa il socialista Lagorio- aveva accettato di costruire una base di missili Cruise nell’area dell’ex aeroporto di Comiso. La cosa aveva provocato gravi preoccupazioni in città, di cui si era fatto portavoce per primo il consigliere Salvatore Garofalo e nell’agosto 1981 si tenne una seduta aperta del Consiglio Comunale sul Memoriale della Pace, con una divisione netta tra Pci e Psi. L’o.d.g. di rifiuto dell’iniziativa governativa costituì l’inizio della presenza della Città di Vittoria all’interno del movimento pacifista in Sicilia e che proprio in quei mesi cominciò a farsi notare a livello nazionale.

Ricordo però che la scelta della divisione a sinistra fu duramente condannata dall’on. Giorgio Napolitano, che ricevette a Botteghe Oscure una delegazione del Pci provinciale che doveva incontrarsi con il ministro Lagorio (mi pare il 7 agosto 1981). Io fui presente e non dimenticherò mai la “cazziata” che Napolitano ci fece per aver sacrificato l’unità con il Psi per una questione di politica internazionale: ma ormai il rapporto con il Psi andava sempre più logorandosi, anche perché l’Amministrazione di Comiso, retta dal sindaco Catalano, del Psi, aveva invece assunto una posizione favorevole all’installazione della base nel territorio di Comiso. L’incontro con il ministro della Difesa fu inutile e per certi versi ridicolo: Lagorio si dilungò a spiegarci che non c’era alcun pericolo, che in caso di attacco missilistico sovietico, i missili Cruise (i Pershing erano destinati alla Germania) si sarebbero “mimetizzati” nel territorio come “aghi in un pagliaio” (!).

Nel frattempo il Pci regionale, con in testa La Torre, individuò la lotta contra la base missilistica di Comiso come uno dei fronti su cui il Pci si doveva schierare in Sicilia, per la pace ma anche contro la mafia, che certamente avrebbe avuto interesse all’enorme flusso di denaro che sarebbe stato dirottato in provincia di Ragusa. A questo proposito indimenticabile fu la grande manifestazione del 4 aprile 1982, alla quale l’Amministrazione partecipò ufficialmente (e nell’occasione nell’auto del Comune demmo un passaggio all’on. Luciana Castellina). Il 30 aprile La Torre (più volte venuto in sezione a Vittoria con Rosario Di Salvo) fu assassinato e dopo di lui la mattanza continuò con l’assassinio di Dalla Chiesa e della moglie.   

L’Amministrazione Jacono (della quale facevo parte) continuò nella realizzazione delle opere impostate dalla Giunta precedente, acquistando il Palazzo Jacono (atto del 24 aprile 1982), continuando l’importantissimo lavoro per la redazione del P.R.G. e della costruzione del mercato, con l’espropriazione dell’area di Fanello su cui doveva sorgere (nella stessa contrada erano inoltre in corso di costruzione numerosi alloggi di edilizia popolare e convenzionata e venne completato ed inaugurato (gennaio 1983) un nuovo plesso scolastico che fu intitolato a Gianni Rodari. Fu ancora una volta dato largo spazio al cosiddetto “effimero” nel campo delle tradizioni popolari, con la realizzazione del Presepe, delle sfilate di Carnevale e di Re Cucco in estate a Scoglitti, tutte iniziative dovute alla dedizione ed al lavoro del prof. Arturo Barbante e dei suoi collaboratori, cose che naturalmente suscitarono polemiche, gelosie e lettere anonime, ma che ricevettero il plauso dell’opinione pubblica perché intendevano valorizzare tradizioni e coinvolgevano centinaia di persone come protagonisti. 

Nell’ambito della politica amministrativa grande rilievo ebbero i Servizi Sociali, a cominciare dalle refezioni scolastiche che assicuravano il tempo pieno nelle scuole materne (con il raddoppio di insegnanti) e in alcune classi delle elementari. Era cura inoltre degli uffici, su impulso dell’assessore, richiedere ogni anno l’istituzione di tre sezioni di scuola materna che, insieme con l’inizio del funzionamento anche del secondo asilo nido in via Roma miravano a coprire un’ampia fascia di utenze da 0 a 3 anni e poi da 3 a 6. I locali, presi in affitto, non sempre erano idonei al 100% e per questo si pensò pure di costruire tre nuove scuole materne: una in via dell’Acate, un’altra in via Che Guevara e la terza nei pressi del Campo Sportivo. Fu avviato il servizio di assistenza domiciliare ad una diecina di anziani, incrementato il servizio di sorveglianza davanti alle scuole, inaugurati cicli di vacanze per anziani: novità assoluta..

In quei mesi però la città cominciò ad essere scossa da un fenomeno prima sconosciuto, con attentati intimidatori contro i commercianti che non volevano pagare il pizzo. Avvertimmo subito che qualcosa stava succedendo e cominciammo a chiederci cosa fare e quando poi fu assassinato Cirasa (che oltre a fare il contrabbandiere faceva da mediatore tra i criminali che chiedevano il pizzo e le vittime) ci convincemmo che si era ad un punto di svolta e (con buona pace della presunta nostra “sottovalutazione” del fenomeno criminale) si lavorò ad organizzare una grande manifestazione popolare cittadina contro la criminalità organizzata, coinvolgendo le categorie degli artigiani e dei commercianti (i più colpiti) per chiedere al Governo di rafforzare la presenza delle forze dell’ordine in città e di creare una sorta di rete di protezione per incoraggiare le denunce da parte delle vittime.

La manifestazione si tenne il 4 novembre 1983 e vide la partecipazione di migliaia di persone (e c’è qualcuno che ha avuto la faccia di scrivere sul «silenzio devastante dei cittadini e delle istituzioni».

Alla fine del 1983, l’on. Rosario Jacono, considerando concluso il suo mandato di “traghettatore” verso un sindaco più giovane, si dimise. Tra i candidati a sindaco gli assessori Garofalo e Monello. Nel  dibattito interno al Pci di Vittoria e alla Federazione di Ragusa la scelta maggioritaria ricadde su Monello, appoggiato dall’uscente sindaco on. Jacono, che nella Giunta Monello, eletta il 4 gennaio 1984 conservò la carica di vice-sindaco con la delega all’Urbanistica (3-continua).   

Paolo Monello

Nato a Vittoria nel 1953, già sindaco (1984-1987, 1991) e assessore comunale (dal 1981 al 1993 e dal 2007 al 2009), deputato nazionale del Pci-Pds dal 1987 al 1994, da anni si dedica a ricerche storiche su Vittoria ed il suo territorio, sulla base di una grande massa di documenti inediti provenienti dall'Archivio di Stato di Palermo, dall'Archivio di Stato di Ragusa, dall'Archivio Storico di Vittoria (e anche dall'Archivo General de Simancas, Spagna). Ha cominciato a pubblicare a stampa nel 1990 e dal 2012 sulla piattaforma kdp di amazon.it. Gli e-book digitali sono on line su kindle store.

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