L’avvento della sindacatura Aiello si rivelò una svolta radicale, resa possibile -come già ho ricordato- dai fondi della legge 1/79 e dall’ampliata possibilità concessa dallo Stato ai Comuni di ricorrere a mutui della Cassa Depositi e Prestiti.

La nuova Amministrazione però non godé soltanto di nuovi fondi prima non concessi ai Comuni ma riuscì a caratterizzarsi come interprete dei bisogni della città grazie ad un attivismo instancabile del nuovo sindaco e soprattutto grazie alla collaborazione del gruppo dirigente del Pci, guidato dall’on. Rosario Jacono (dopo l’uscita di scena dell’on. Filippo Traina, colpito da grave male). Jacono, dirigente storico e uno dei fondatori con Traina ed altri militanti del Pci vittoriese, aveva la non comune abilità di aggregare e mediare i conflitti e riuscì ad assicurare al nuovo sindaco la piena collaborazione di un partito bene organizzato, profondamente radicato -tramite decine di militanti uomini e donne- nei quartieri popolari, capace di conoscere in tempo reale i problemi emergenti. Si contarono a centinaia le riunioni in città e nelle campagne, gli incontri con le categorie: artigiani, commercianti, contadini, sindacati: tutti furono coinvolti in un’opera colossale di cambiamenti amministrativi, favoriti anche dalla collaborazione fattiva dei vertici burocratici del Comune e di decine e decine di tecnici, impiegati, operai di ogni colore politico.

Sarei ipocrita se tacessi gli scontri e le diversità d’opinione tra i vari dirigenti, ma tutti avevamo uno scopo comune: l’amore per questa città, il desiderio di farla grande, di risolvere i suoi innumerevoli problemi, di farla crescere culturalmente e civilmente, renderla ricca in servizi e di nuovo protagonista del proprio destino. E quel gruppo dirigente riuscì a trasmettere la sua unità e la sua capacità amministrativa a tutta la città, che premiò ripetutamente il Pci, portandolo dal 43% del 1975 al 55% delle Amministrative del 1980, al 62% delle Politiche del 1987, al 72% delle Europee del 1989, il punto più alto mai raggiunto dal Pci a Vittoria (Bascietto, bontà sua ci porta all’82% ma dev’essere un refuso della mente…). Questi risultati furono frutto di anni di lavoro, di dedizione assoluta senza limiti di orari (anche nelle feste e di domenica), di giornate passate in campagna e in città, nelle riunioni di caseggiato (allora non c’erano né cellulari né whatsapp; e TeleCittà Val d’Ippari era alle prime trasmissioni). Contatti quotidiani con migliaia e migliaia di persone e soprattutto un progetto per la città, per i servizi, per il suo sviluppo civile e culturale, per la sua economia soprattutto.

Nel giro di pochi mesi e poi fino al 1981 l’Amministrazione Aiello (retta da Pci e Psi) mise le basi per un colossale risanamento dei quartieri popolari cresciuti malamente negli anni ’60 e ’70, portando acqua, fognature, illuminazione, marciapiedi, programmando ristrutturazioni di vecchi edifici scolastici (il Rosario, l’ex Ginnasio) e nuovi (tra cui il Rodari). Per l’acqua si ottenne un grosso finanziamento dalla Cassa per il Mezzogiorno per rifare la condotta di Scianna Caporale (la fonte era stata acquistata da Rosario Cancellieri nel 1881 e l’acqua addotta in città il 30 giugno 1898 dal sindaco Carfì) e con problemi con l’Eas per una richiesta negata di aumento di emungimento a Giardinello: nelle more si supplì con l’affitto di pozzi, provvisoriamente fornendo il servizio idrico con tubi di lamierino in superficie nelle numerose borgate delle campagne e attorno a Scoglitti, frazione che ebbe una rinata attenzione per il porto, con l’avvio di pratiche per la costruzione del lungomare della riviera Gela, un depuratore, illuminazione (anche del tratto Vittoria-Scoglitti), marciapiedi, campi da gioco. 

La raccolta dei rifiuti fu rifondata, con l’acquisto di centinaia di cassonetti e di nuovi mezzi, creando anche un’azienda speciale, l’A.M.I.U.

Per l’economia, il mercato di contrada Surdi, completato ma già insufficiente rispetto all’enorme accrescimento della produzione ortofrutticola del territorio, fu destinato a Mercato dei Fiori, progettando la costruzione di un nuovo grande mercato in contrada Fanello.

L’E.M.A. I.A. fu trasferita dalla villa all’ex Campo di Concentramento, per il quale si iniziarono le pratiche col Demanio Militare per averne la concessione, cosa che rese possibile un’ampliamento della partecipazione di ditte all’E.M.A.I.A.

Per i servizi sociali si previde la costruzione di due asili nido e due nuove scuole materne, l’istituzione di un secondo Consultorio Familiare e, dopo l’approvazione della apposita legge regionale, il Comune provvide a proporre alla Regione una delimitazione della riserva dei Pini d’Aleppo mentre nella vallata veniva progettato il depuratore della città e se non ricordo male si progettò anche un grande ampliamento del cimitero.

La cultura ebbe un grande riguardo, con la istituzione di una stagione di prosa al Teatro Comunale e con la creazione del Circolo del Cinema (in collaborazione con i Gambina, benemerita famiglia di pionieri del cinema a Vittoria).

E infine -spero di non aver dimenticato nulla- furono avviate le pratiche per l’acquisto di Palazzo Jacono, con un mutuo della Cassa DD.PP., per ridare alla Città un Municipio dopo che nel 1970 il vecchio Municipio di Piazza del Popolo era stato demolito, ritenendo i tecnici dell’epoca che non si potesse salvare (in effetti si trattava di una struttura seicentesca, ricostruita nel 1870 e alla quale nel corso dei decenni erano stati acclusi altri locali). Nell’area venne costruito il cosiddetto Memoriale della Pace (su progetto degli arch. Areddia e Petrolo), inaugurato il 13 giugno 1981, con un parziale recupero delle grandi caverne sottostanti, trasformate in rifugi antiaerei nel 1941 ma rimaste sempre chiuse al pubblico.

Una particolare attenzione fu riservata all’edificio dell’ex Carcere, primo atto del recupero del «nucleo primigenio della fondazione» (Areddia), oltre che alla Villa Comunale.

Insomma, una grande azione di rigenerazione, di riqualificazione, di acquisizione di una moderna coscienza civica, senza dimenticare la partecipazione dell’A.C. alle iniziative in difesa della serricoltura, dell’edilizia, dell’artigianato.

Nacque anche “Comune Notizie”, un giornale di informazione dell’A.C., diretto dall’avv. Gianni Ferraro, pubblicazione resa possibile dalla creazione di un Centro Stampa che, guidato da un valente tecnico come Rosario Marzo faceva risparmiare somme considerevoli con la stampa in proprio dei certificati. Tutte cose che sono riscontrabili negli atti e nei documenti del Comune, per chi avesse la capacità e la voglia di leggerli. Non mancarono ovviamente le violente polemiche con la Dc ed il Msi, le lettere anonime, le denunce, le querele, i processi etc. etc., ma nessuna condanna venne mai a scalfire l’onestà e la rettitudine degli amministratori dell’epoca.

Ma davvero qualcuno potrebbe pensare di riuscire a ridurre la grande storia di questa Città a romanzo criminale? (2-continua).

Paolo Monello

Nato a Vittoria nel 1953, già sindaco (1984-1987, 1991) e assessore comunale (dal 1981 al 1993 e dal 2007 al 2009), deputato nazionale del Pci-Pds dal 1987 al 1994, da anni si dedica a ricerche storiche su Vittoria ed il suo territorio, sulla base di una grande massa di documenti inediti provenienti dall'Archivio di Stato di Palermo, dall'Archivio di Stato di Ragusa, dall'Archivio Storico di Vittoria (e anche dall'Archivo General de Simancas, Spagna). Ha cominciato a pubblicare a stampa nel 1990 e dal 2012 sulla piattaforma kdp di amazon.it. Gli e-book digitali sono on line su kindle store.

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