A seguito di recenti pubblicazioni, avverto il grave rischio che passi nell’opinione pubblica il messaggio che la storia di questa città sia solo una storia di criminali assassini, che i politici e gli amministratori degli anni del boom economico sottovalutarono o peggio “favorirono” il fenomeno mafioso, affermatosi secondo l’amico Bascietto «…nel silenzio devastante dei cittadini e delle istituzioni. E non poteva essere diversamente, dato che la Politica in quegli anni stava difendendo inconsapevolmente i criminali e gli speculatori che avevano costruito le case abusivamente e in aperta violazione delle leggi». Riferendosi quindi al movimento degli anni 1985-1987 per una “sanatoria possibile”, l’autore alle pag. 137-138 scrive che «i politici non hanno capito che in quella battaglia si stavano difendendo non gli interessi della povera gente, ma quelli della mafia che aveva costruito abusivamente case, ville, condomini, interi quartieri che fino a quel momento non valevano nulla, e che con una sanatoria avrebbero di fatto decuplicato il loro valore. E’ lì che interessi criminali e politica rinsaldarono i loro legame». Ora, a parte il fatto che tale legame tra mafia e politica dell’epoca a Vittoria è solo una sua affermazione gratuita ed offensiva, non suffragata da alcuna documentazione, alcun arresto, alcuna indagine: come si fa a dire che a Vittoria la mafia avrebbe costruito interi quartieri, ville, condomini abusivamente? Purtroppo per l’autore, molti condomini che ogni si elevano nel panorama di case basse della città furono costruiti o ebbero regolare licenza negli anni ’60 (grazie alla legge Mancini del 1967) e poi nel ‘70, mentre gli sfugge la caratteristica dell’abusivismo edilizio vittoriese, un abusivismo di contadini, impiegati, artigiani, professionisti che con la mafia nulla avevano a che fare e magari qualcuno di loro o i figli o i nipoti applaudivano alla presentazione del libro e alle critiche contro qualche ex sindaco… Lo dico perché nel passato sono stato violentemente attaccato per la questione dell’abusivismo da uno il cui suocero costruì un condominio a tre piani a Scoglitti (quando io per altro ero al Liceo e non mi sognavo neanche di fare politica), costruzione che il mio duro critico si gode da anni giustamente avendola ereditata…

Lasciando a giovani ricercatori il compito di fare le opportune ricerche su cosa sia successo veramente a Vittoria, basandosi sui documenti custoditi al Comune e negli archivi di Questura, Prefettura e del Ministero degli Interni e non sulle opinioni personali non suffragate da alcun documento o peggio con il desiderio di costruire un “romanzo criminale” accattivante per il lettore: per quel che posso e so, vorrei dare la mia ricostruzione dei nostri drammatici “anni di piombo”.

Parlare di mafia e di criminalità a Vittoria senza capire cosa è successo nel nostro territorio alla fine degli anni ’50 significa costruire un discorso sul nulla.

Vittoria esce dagli anni ’50 con una grave crisi del vigneto ma con un grandioso sviluppo degli ortaggi primaticci a campo aperto (pomodori, sedani, finocchi, fagiolino, piselli etc.) nelle sue campagne. La città, lontana dal miraggio del petrolio che in quegli anni alletta Ragusa (rivelatisi infatti vani i tentativi di trovare petrolio a Bonincontro), punta ad ottenere dalla Regione e dallo Stato industrie per la trasformazione dei suoi prodotti ortofrutticoli, senza riuscirci. Pertanto l’Amministrazione Comunale retta da Pci e Psi, opta per la costruzione di un vero e proprio mercato, scegliendo nel 1962 l’area in contrada Terre Pupi (attuale via Di Vittorio), per dare un maggiore spazio al mercato ristretto nella Piazza Matteotti, ormai insufficiente e causa di ingorghi nel traffico della città. Nel frattempo, la Giunta retta dal sindaco Balloni riesce a far passare in Consiglio il P.R.G., la cui elaborazione si trascina dal 1954, dopo un concorso nazionale.

Le lacerazioni interne al Pci provocarono nell’ottobre 1963 la caduta della giunta Balloni e poi lo scioglimento del Consiglio, con nuove elezioni nel novembre 1964 che videro la riduzione della forza del Pci e la formazione della prima giunta di centro-sinistra con sindaco il prof. Battaglia e vice-sindaco l’avv. Giudice, con il Pci all’opposizione.

Gli anni del centro-sinistra, al netto delle violente polemiche tra maggioranza e opposizione, videro l’ennesima rielaborazione del Piano Regolatore Generale redatto dagli architetti Ugo e Verace, che cercarono di correggere in qualche modo le pecche della bozza originaria, che prevedeva la demolizione di interi isolati nel centro storico (compreso quello dell’ex Carcere), la creazione di compartimenti costruttivi (come quelli del Viale Sicilia di Catania), la previsione di costruzione di nuovi condomini con la venuta di costruttori edili da Catania e Messina etc. etc..

Tutto questo mentre dal 1959 la situazione economica delle campagne stava subendo un processo dalle conseguenze incalcolabili per migliaia e migliaia di braccianti e contadini. Se la riforma agraria del 1950 poco aveva inciso nella struttura della proprietà a Vittoria (con l’esproprio di qualche migliaio di ettari di terre, e non le migliori), nell’aprile del 1959 per l’intraprendenza di alcuni ex braccianti come Gentile, Bennice, Martorina, Di Stefano, Colletta, Fortunato ed altri fu sperimentata a Punta Secca la coltivazione di pomodori sotto serra, ad imitazione delle serre per i fiori che alcuni di loro avevano visto ad Albenga, in Liguria. L’esperimento diede ottimi risultati, con la produzione di pomodoro a Pasqua, mentre di solito a campo aperto maturava a giugno. La ricerca per nuove soluzioni era scaturita dal disastro provocato dalle gelate del febbraio 1956, che avevano bruciato la produzione orticola, parte dei vigneti, agrumeti ed oliveti della nostra zona. L’esempio di questi veri e proprio pionieri fu imitato da numerosi altri braccianti e mezzadri e fu seguito e agevolato dalla politica (primi a capire la valenza della novità furono l’on. Rosario Jacono, che presentò all’Ars un’apposita proposta di legge a sostegno e l’avv. Filippo Traina, che nel 1963 sarebbe stato eletto al Senato. Che si trattasse di una vera e propria rivoluzione anche culturale è dimostrato dalla nascita nel 1964 della cooperativa “Rinascita”, per la commercializzazione collettiva dei prodotti, smentendo il concetto dell’”individualismo” contadino. La diffusione della serricoltura era stata inoltre favorita dalle grandi lotte del 1962 per ottenere un nuovo contratto di compartecipazione, battaglia che sebbene perduta per l’ottusità della Confagricoltura ragusana, fu superata nella pratica da numerosi coltivatori diretti che preferirono dare a mezzadria le loro terre per impiantarvi le serre. Nel 1966, per far fronte all’accresciuta produzione orticola, furono costruiti lungo la via Di Vittorio (nella contrada Terre Pupi) alcune decine di box in metallo, per ospitare il nuovo mercato ortofrutticolo, la cui superficie si rivelò subito insufficiente, tanto che nel nuovo P.R.G. l’amministrazione Battaglia-Giudice aveva individuato una nuova area in contrada Surdi, per costruire un mercato più grande.

Nel P.R.G. furono inoltre previste le aree per la costruzione di nuove scuole a Forcone (oggi Portella della Ginestra) e a Chiusa Inferno (già Scuola Media “G. Marconi” oggi Istituto Comprensivo “Filippo Traina” e le prime aree per la 167. La vicenda del P.R.G., che fu oggetto di violentissime polemiche politiche si concluse come era prevedibile con un fallimento: il Comitato Urbanistico Regionale lo bocciò definitivamente nel 1974, ordinandone la rielaborazione perché non si poteva «demolire mezza città»!

In sostanza, proprio mentre enormi risorse economiche affluivano nelle banche cittadine (i cui sportelli cominciarono a moltiplicarsi a dismisura), permettendo l’ascesa sociale di migliaia di persone che da braccianti erano diventati piccoli proprietari (acquistando per lo più le terre della costa da alcune famiglie), Vittoria non aveva un P.R.G. vigente per l’edilizia privata ed in ogni caso le previsioni delle aree di espansione risultavano già compromesse nella realtà da numerose costruzioni. L’espansione della città negli anni ’60 e nei primi anni ’70 avvenne pertanto senza alcun controllo, ripetendo in alcune zone la tradizionale e secolare maglia ortogonale (ad esempio nei quartieri della contrada Chiusa Inferno) e slabbrandola invece in maniera disordinata in altre zone periferiche, come a Forcone. Contestualmente, la costa e le vie d’accesso a Scoglitti verso Gela e verso Cammarana si riempivano di abitazioni di villeggiatura da parte dei nuovi ceti medi delle campagne, dell’artigianato e delle professioni.

Le cose mutarono radicalmente nel 1975, con l’Amministrazione Lucifora (Pci-Psi), che diede incarico all’équipe dell’arch. Susani per l’elaborazione del nuovo P.R.G.., dando disposizioni nelle more per uno strumento più immediato, come il Programma di Fabbricazione, che entrò in vigore nel 1979, dotando finalmente la città -dopo i tentativi cominciati nel 1949, ripresi nel 1954 e conclusisi negativamente nel 1974- di un nuovo e moderno strumento urbanistico vigente dopo il Piano Regolatore e di Ampliamento di Cancellieri del 1880.

Ma l’Amministrazione Lucifora non si occupò solo di urbanistica: impostò una inedita politica di servizi sociali per le coppie (consultori familiari) e gli anziani, deliberando un progetto di assistenza domiciliare. Vittoria entrava in una nuova era, avendo a modello i servizi sociali esistenti nell’Emilia “rossa”. Si affermò allora anche l’idea di recuperare monumenti abbandonati come il Teatro Comunale “Vittoria Colonna” (chiuso dagli anni ’50) e il complesso monumentale dell’ex convento della Grazia, anch’esso abbandonato ed in parte utilizzato da un asilo nido privato.

Idee e progetti che però sarebbero rimasti sulla carta se a causa delle grandi vittorie del Pci a livello nazionale nel 1975 e 1976 non si fosse inaugurata una nuova stagione politica, che nel 1977 dotò le Regioni di cospicui fondi per il decentramento, per i servizi sociali e gli investimenti in opere pubbliche. Infatti la legge 677/77 varata dal governo “della non sfiducia” (il Pci, in sostanza nell’area della maggioranza) fu recepita dalla Regione Siciliana retta allora da Piersanti Mattarella, che nel corso del 1978 approvò la fondamentale legge 1/79 che costituiva per ogni comune in base alla popolazione (e non più in base alle simpatie politiche) due fondi: uno per i servizi ed uno per gli investimenti. Fu questo a consentire alla nuova Amministrazione Aiello, subentrata nel febbraio 1978, di assicurare alla città una trasformazione pari per intensità e profondità a quello realizzata cento anni prima da Rosario Cancellieri (1-continua).

Paolo Monello

Nato a Vittoria nel 1953, già sindaco (1984-1987, 1991) e assessore comunale (dal 1981 al 1993 e dal 2007 al 2009), deputato nazionale del Pci-Pds dal 1987 al 1994, da anni si dedica a ricerche storiche su Vittoria ed il suo territorio, sulla base di una grande massa di documenti inediti provenienti dall'Archivio di Stato di Palermo, dall'Archivio di Stato di Ragusa, dall'Archivio Storico di Vittoria (e anche dall'Archivo General de Simancas, Spagna). Ha cominciato a pubblicare a stampa nel 1990 e dal 2012 sulla piattaforma kdp di amazon.it. Gli e-book digitali sono on line su kindle store.