Se al prof. Alfredo Campo dobbiamo la minuziosa ricerca sul Liberty vittoriese in una pubblicazione del  2005 (più volte ristampata, fino al 2013)  accompagnata dalle splendide foto di Tony Barbagallo, qualche anno fa io volli ricostruire il periodo storico in cui maturarono alcuni begli esempi del Liberty vittoriese, concentrati in gran parte intorno agli anni 20. Preciso che ulteriori ricerche e il possesso di nuovi documenti rendono superate e incomplete alcune parti (ad es. all’epoca della stesura non possedevo parte dell’opera poetica del rag. Emanuele Jacono, che pertanto non viene citato in questa stesura ed al quale renderò giustizia in altri testi), ma credo di aver delineato il periodo per sommi capi e volenterosi ricercatori potranno completare e correggere quanto da me accennato.

Ecco l’indice:         

1.Vittoria all’alba del Novecento.

2.Vita, morte e resurrezione del vigneto a Vittoria dal 1623 al 1900.

3.La trama della ricchezza e del potere. I gruppi dirigenti nei primi del Novecento, committenti del Liberty.

4.La prima sindacatura Carfì (1895-1903).

5.La politica e l’amministrazione della cosa pubblica dal 1900 al 1903.

6.La sindacatura di Giuseppe Giudice Porcelli. Dal panificio municipale alle celebrazioni del Terzo Centenario della fondazione (1903-1907).

6.La seconda sindacatura di Salvatore Carfì Jacono. Dall’Inchiesta sulle condizioni dei contadini al suffragio universale maschile (1907-1911).

8.Il suffragio universale e le elezioni politiche del 1913.

9.Le elezioni amministrative. I socialisti in Consiglio, il sindaco Emanuele Lucchesi e gli anni della guerra (1914-1918).

10.Un terribile dopoguerra. I socialisti conquistano il Comune. I fatti del 13 marzo 1921.

11.L’avvento del Fascismo. Vittoria tra commissari, sindaci e podestà (1921-1927).

a)La sindacatura del dr. Salvatore Gucciardello e i contrasti interni al P.N.F. di Vittoria (1923-1924).

b)I sindaci cav. Salvatore Ricca (1924-1925) e il dr. Salvatore Scrofani (1925-1927).

12.Vittoria sotto i Podestà: da Calì a Maltese a Santapà (1927-1936).

a)Il dr. Gioacchino Calì e la Cappella degli Ungheresi.

b)L’avv. Michele Maltese. Il Monumento ai Caduti, la Villa Comunale e le “Scuole Nuove”.

c)I podestà Lucio Giudice Bennardo e Sebastiano Secolo (1934-1935).  

d)Il podestà Giovanni Santapà. Verso la catastrofe (1936-1940).

Appendice. Cenni sulla cultura a Vittoria dal 1900 al 1940

1.L’Elogio del Vittoriese.

2.Istruzione e cultura a Vittoria.

a)La rete scolastica.

b)Il teatro comunale ”Vittorio Emanuele”.

c)Il cinema e la radio.

d)La fotografia.

d)La letteratura agronomica ed enologica.

e)I giornali politici.

f)Filosofia e ricerca storica.

g)La poesia di Neli Maltese.

h)La tradizione: “I Parti” e le fiere.

g)Circoli e sodalizi: la militarizzazione della società.

Principali monumenti pubblici realizzati tra il 1900 e il 1940

Schede di alcuni costruttori e decoratori di case

Salvatore Battaglia.

Luigi Nicosia.

Filippo Strazzulla.

Come al solito, offro qualche assaggio del testo:

11.L’avvento del Fascismo. Vittoria tra commissari, sindaci e podestà (1921-1927).

“Salutando l’alba novella”: così A. Mazza titolò il suo pezzo d’apertura del numero de “La Giustizia” del 31 marzo 1921. La caduta della giunta socialista era da lui salutata con un omaggio ad “una magnifica rinascenza spirituale: è la gioventù fiorente, operatrice di eccelse imprese”, colei che aveva trionfato sul bolscevismo, “il cui ricordo sarà il più triste e doloroso nella nostra storia amministrativa e dovrà essere relegato in un museo dove servirà ad accrescere la serie degli errori umani”.

Dal 1° aprile 1921 il Comune fu retto dal commissario prefettizio Marcello Spagna, tenente colonnello in congedo. Le sue prime deliberazioni riguardarono l’introduzione del calmiere su pasta, pane e farina e poi l’aumento di varie tasse comunali. L’impossibilità di controllare i prezzi è dimostrata dal fatto però che il commissario fu costretto per ben tre volte (a distanza di qualche mese) a deliberare il calmiere, segno che i prezzi lievitavano lo stesso.

L’amministrazione socialista di Vittoria era stata la prima a cadere.

Analoghe violenze a Comiso e a Ragusa (con tre morti) il 9 aprile 1921 accompagnarono le elezioni del 6 maggio 1921, che però videro a livello nazionale confermata la grande forza del Partito Socialista e in provincia l’elezione dei due leader nazionalisti Filippo Pennavaria e Biagio Pace, poi passati al Fascismo.

Nel settembre 1921 a Vittoria si costituì ufficialmente il Fascio di Combattimento, di cui fu segretario l’avv. Giuseppe Cultrone.

Nonostante i duri colpi subiti, i socialisti continuarono la loro attività politica, organizzativa e di propaganda a Vittoria. Ne è testimonianza la pubblicazione del giornale “Il Proletario”, che iniziò ad uscire il 4 marzo 1922, mentre Mazza continuava a pubblicare “La Giustizia”. 

Il 1° maggio 1922 fu dato il colpo definitivo alle organizzazioni di sinistra con l’assalto alle sezioni socialista e comunista e alla Camera del Lavoro in via Carlo Alberto, con l’uccisione del giovane comunista Orazio Sortino e il ferimento di due altre persone (che al solito vennero arrestate dalla polizia…). Ma ormai la sinistra era allo sbando. La nuova presenza comunista (soprattutto di giovani) non fu ben accetta al Psi, che addirittura quel giorno aveva deciso di fare un corteo da solo, senza i comunisti. Le elezioni amministrative, che avrebbero dovuto tenersi il 6 agosto, furono rimandate a data da destinarsi.

Nell’agosto 1922, fu ricordato il quarto anniversario della morte di Terranova. Ma la rievocazione fu fatta dal giornale “Il Combattente” e al solo scopo di attaccare l’avv. Molé, accusato di avere raccolto “indegnamente l’eredità di un’opera così grandiosa” e di essersene avvalso “per i suoi fini ambiziosi”.

L’autore dell’articolo, che si firmava “un contadino”, lamentava anche che “né una lapide, né un monumentino a ricordo eterno di chi visse per venti anni circa per il popolo, riscattandolo passo a passo, di chi morì povero com’era nato perché retto, integro ed onesto”. Strana celebrazione da parte di coloro che pure il 13 marzo ne avevano bruciato l’effigie in piazza!

Eppure la questione del monumentino doveva derivare da richieste precise, tant’è vero che fu il fratello Lorenzo Emanuele a dedicare a lui e al padre Stefano Terranova Molé due monumenti funebri, che ancora oggi sono visibili al cimitero, opera degli artigiani Giovanni Mazza e Gaetano Biazzo.

Nei mesi successivi la “Casa dei Socialisti” fu occupata dal Fascio di Vittoria.

Nei successivi numeri de “La Giustizia”, Mazza continuò ad attaccare Molé, dedicandogli innumerevoli articoli, di una violenza inaudita, cui seguivano querele. Infine, la marcia su Roma pose il suggello a due anni di violenze (venne ucciso anche un giovane avvocato socialista, Giuseppe? Ronza, morto a seguito del pestaggio eseguito da miliziani fascisti che lo avevano colpito con calze riempite di sabbia). Mazza salutò l’avvento di Mussolini, con due articoli dal titolo “Al compagno d’ieri, all’amico di oggi” e poi “L’Italia nova”.

Dall’Appendice:

2.Istruzione e cultura a Vittoria.

a)La rete scolastica.

Infatti Vittoria, pur priva di una biblioteca degna di questo nome, aveva comunque una vasta rete scolastica. Le scuole elementari erano allocate in gran parte a San Giuseppe. Poi, non essendo più sufficienti, nel corso di vari anni esse furono sistemate in via dei Mille n. 178, in Piazza Indipendenza n. 24 e in via Ruggero Settimo (eredi Giurato). Gran parte degli alunni abbandonava le lezioni dopo la quinta elementare, ma erano moltissimi quelli che si fermavano alla prima o alla seconda…

A San Giuseppe dal 1920 entrò in funzione anche una “scuola Industriale d’Arti e Mestieri, dove insegnò Emanuele Ingrao.

A San Biagio dal 1884 era in funzione il Ginnasio (prima intitolato a Cancellieri e poi rimasto senza nome), con un corso magistrale.

Del momento in cui fu intitolato a Maria José rimase un annuario scolastico del biennio 1928-1930. Scritto con stile pregno di retorica fascista, è comunque un ricco notiziario. In esso si fanno brevi cenni sulla storia delle scuole a Vittoria, segue poi il famoso “Elogio del Vittoriese” del prof. Giacomo Samperisi. Quindi la relazione del preside Vittorio Casaccio (comisano, squadrista della prima ora) su due anni di lavoro e di “fascismo scolastico”. Seguivano ancora i discorsi del podestà Michele Maltese e del preside Casaccio in occasione dell’apposizione della targa in onore dei Caduti per la Patria un tempo studenti del ginnasio: Giuseppe Santoro, Paolo e Giovan Battista Porcelli, Gaetano Alessandrello, Giuseppe Coria, Luigi e Giuseppe Briganti, Gaetano Di Modica, Francesco e Luigi Corica, Salvatore Mangione Licitra (ad alcuni di questi caduti furono poi intititolate delle vie). Come appendice troviamo l’elenco dei licenziati del Ginnasio dal 1883-1884 fino al 1922-1923.

Infine, la celebrazione del “Bimillenario virgiliano”, un testo opera del prof. Samperisi, pieno di cultura, ma soprattutto della solita retorica “imperiale”, che individuava nel Fascismo l’erede della civiltà romana.

b)Il teatro comunale ”Vittorio Emanuele”.

Aveva inoltre una importante e magnifica struttura culturale: il teatro. Costruito tra il 1871 e il 1877, su progetto di Giuseppe Di Bartolo Morselli (1815-1865) esso è ancor oggi un magnifico esempio di stile neoclassico, in cui la maggior gloria artistica cittadina, il pittore Giuseppe Mazzone (1838-1880) aveva dato il meglio di sé. Il teatro era sede di spettacoli lirici, concerti, recite, di serate di beneficenza, di conferenze su temi culturali, di politica e di attualità.  Tra gli spettacoli, ricordiamo soprattutto le stagioni liriche del 1911 (“Cavalleria Rusticana” di Mascagni, “Pagliacci” di Leoncavallo, “Carmen” di Bizet), del 1920 (“Sonnambula” di Vincenzo Bellini e “Favorita” di Donizetti), del 1928 (varie operette, fra cui “Il paese dei campanelli”, la “Principessa della Czarda”, “Cincillà”), del 1929 (“Madama Butterfly” di G. Puccini”), del 1940 (“Rigoletto” di G. Verdi). Inoltre numerose recite di commedie, fra cui anche Martoglio e Pirandello. Insomma, area periferica sì, ma non tanto.  

c)Il cinema e la radio.

Vittoria fu sin dall’inizio assai interessata al cinema. Sin dal 1911, sorse infatti una sala di proiezioni in via Cavour, intitolata a “Garibaldi” ad opera di Giuseppe Gambina, in cui poteva ammirare anche l’Opera dei Pupi, di cui a Vittoria esisteva una buona tradizione (famosissimi “don Miscio” e poi in anni successivi “Vicienzu Bumma”). La saletta fu poi ampliata nel 1920 per farne un vero e proprio piccolo teatro con palchetti e con una magnifica facciata in stile Liberty. Nel 1912, in via Volturno (oggi Cancellieri), nei locali di Pancari, il cav. Farfalla aprì una seconda sala, chiamata “Excelsior”. Poi, già in epoca fascista fu la volta della “arene”: “Vittoria Colonna” (in Piazza Libertà, nel 1934, per qualche mese), “Littorio” (poi Leonardi, a San Francesco nel 1936). Strumento eccezionale di magia, il cinema (prima muto, poi sonoro) affascinò generazioni di Vitotriesi, ma fu anche strumento efficacissimo di propaganda per il regime fascista, che nelle sue sedi non faceva mai mancare il proiettore. Ma sia il cinema di evasione sia la propaganda erano pur sempre strumenti di crescita culturale.

Agli Trenta risale una più capillare diffusione della radio. Impiantata in ogni circolo o sodalizio, essa non mancava nelle case dei più facoltosi. E’ tutta da studiare l’influenza notevole di questo mezzo di comunicazione in una società per molti versi arcaica.

d)La fotografia.

Anteriore al cinema, la fotografia aveva numerosi cultori anche a Vittoria. Tra essi Giovanni e Salvatore De Pasquale, Giuseppe Tripiciano e figli, i fratelli Mario e Antonio Bertolini (che immortalarono il grande convegno socialista del 6 aprile 1913), lo stesso Vito Melodia (“il pittore di case”), Rosario Carfì, Francesco Scalone e numerosi altri.

d)La letteratura agronomica ed enologica.

In una città di estesi vigneti, non poteva mancare una ricca letteratura agronomica. Iniziò il secolo Neli Maltese, con il suo “Se la gessatura influisca a determinare nei vini la fermentazione mannitica o acetica” (1903), seguì poi un non meglio identificato dr. G. Jacono, autore di un opuscolo “Contro la crisi vinicola” (1908), poi Arcangelo Mazza, la cui tesi di laurea fu pubblicata da Velardi nel 1910 con il titolo “Ricerche per migliorare le condizioni economico-agrarie del territorio”. Lo stesso Mazza pubblicò nel 1912 nella serie “Biblioteca del Consorzio Agrario Cooperativo di Vittoria” l’opuscolo “Gessatura, fosfataggio e bisolfitazione dei mosti”, mentre di un non meglio identificato Salvatore Ricca ci rimane un volume dal titolo “Georgica sicula”, pubblicato a Catania nel 1914. Il più prolifico però fu Neli Maltese, che scrisse innumerevoli saggi sulla gessatura (fra cui “Gessatura o solfitazione?”, del 1914) e sulla vinificazione in genere.

Dal 1904 al 1914 uscì la “Gazzetta Agricola”, ad opera del Consorzio Agrario di Vittoria.

                             Principali monumenti pubblici realizzati tra il 1900 e il 1940

Alle tante case costruite ex novo o ristrutturate, ornate e decorate in stile Liberty, sono da affiancare le numerose cappelle cimiteriali per la costruzione tombe di famiglie e di sodalizi a cominciare dal 1896. Oltre ai tanti lavori pubblici, le maggiori realizzazioni monumentali del periodo sono:

1898: sistemazione di Piazza Indipendenza con scalinata su via dei Mille (sindaco Salvatore Carfì Jacono)

1902: centrale elettrica (sindaco Salvatore Carfì Jacono)

1905-1906: panificio e pastificio municipale con annesso mulino (sindaco Giuseppe Giudice Porcelli

1907: distilleria del Consorzio Agrario (presidente Vincenzo Scrofani)

1912-1915: Mercato del Pesce (proposta da Carfì nel 1902, realizzata dai sindaci  Gioacchino Giudice, Emanuele Lucchesi)

1927: Cappella degli Ungheresi (sindaco Salvatore Scrofani, podestà Gioacchino Calì)

1930: Monumento ai Caduti (d’iniziativa dell’Associazione Combattenti poi pagato dal Comune, podestà Michele Maltese)

1930: sistemazione Piazza Sei Martiri (podestà Michele Maltese)

1931-1933: Villa Comunale (podestà Michele Maltese)

1931-1935: realizzazione “Scuole Nuove” (podestà Michele Maltese e podestà Sebastiano Secolo).

Paolo Monello

Nato a Vittoria nel 1953, già sindaco (1984-1987, 1991) e assessore comunale (dal 1981 al 1993 e dal 2007 al 2009), deputato nazionale del Pci-Pds dal 1987 al 1994, da anni si dedica a ricerche storiche su Vittoria ed il suo territorio, sulla base di una grande massa di documenti inediti provenienti dall'Archivio di Stato di Palermo, dall'Archivio di Stato di Ragusa, dall'Archivio Storico di Vittoria (e anche dall'Archivo General de Simancas, Spagna). Ha cominciato a pubblicare a stampa nel 1990 e dal 2012 sulla piattaforma kdp di amazon.it. Gli e-book digitali sono on line su kindle store.