Vittoriesi d’altri tempi: Rosario Cancellieri.

Il 5 novembre 1825, nella casa di via Teatro (oggi Cavour), nacque Rosario Cancellieri, dal dottor Giuseppe aromatario (farmacista) e da donna Salvatrice Terlato. La famiglia Cancellieri, come tante altre venute a Vittoria nel corso del Seicento, a poco a poco aveva migliorato le sue condizioni, grazie alla terra, che a Vittoria fu sempre la base della ricchezza, consentendo l’ascesa sociale fino alla borghesia delle professioni e alla piccola nobiltà. Dopo l’istruzione elementare, Rosario frequentò la scuola privata del lettore Salvatore Lucchesi, completando i suoi studi a Noto, per poi frequentare l’Università di Catania, dove si laureò in Legge nel 1844 (anno in cui fu stampata una sua traduzione del dialogo ciceroniano “Laelius de amicitia”, che a mio avviso fu la sua tesi di laurea). A Catania insegnavano numerosi professori di idee liberali e antiborboniche, idee che sarebbero state in seguito confermate nel giovane e rafforzate dai contatti professionali con Matteo Raeli, di Noto (che poi sarà uno dei protagonisti dei mesi immediatamente successivi allo sbarco di Garibaldi in Sicilia e futuro deputato e ministro). Avvocato del Comune in alcuni processi contro le pretese del Conte di Modica sui locali dell’ex Castello (ceduti per debiti al Comune ed adibiti a carcere sin dal 1816), dimostrò una spiccata sensibilità sociale con uno studio pubblicato nel 1853 sul barbaro sistema dell’abbandono dei neonati “alla ruota”, causa di inaudite sofferenze per tanti piccoli infelici e di ignobili speculazioni.

Formatasi una famiglia, pur coltivando la sua professione di avvocato divenne in quegli anni anche un capace imprenditore agricolo, producendo vino e limoni in contrada Bastonaca, nei pressi di Pedalino, in anni in cui maturavano grandi cambiamenti. Dopo la sconfitta della rivoluzione separatista del 1848-1849, la Sicilia negli anni ’50 fu sottoposta ad un feroce regime di polizia guidato dal messinese Salvatore Maniscalco e le idee liberali e antiborboniche di Cancellieri lo misero nel mirino delle autorità. Grazie ad una soffiata, ai primi di dicembre 1856 contro di lui ed altri patrioti vittoriesi fu spiccato mandato di cattura. Avvertito in tempo (probabilmente da Orazio Busacca), Cancellieri riuscì a rendersi latitante e poi fu condannato al domicilio coatto a Noto. Ne fu liberato a fine marzo 1857 per essersi dimostrate infondate le accuse mossegli dal giudice Moscato (della segnalazione fu poi sospettato il borbonico Filippo Pancari). Dopo lo sbarco di Garibaldi, Vittoria innalzò il tricolore il 21 maggio 1860 (altri dicono il 18) e il giovane Cancellieri da allora in poi dimostrò le sue non comuni qualità politiche. Presidente del comitato per il Plebiscito, fu consigliere comunale e provinciale dal 1860-1861, poi deputato nel 1865, rieletto nel 1867, nel 1870, nel 1876 e nel 1880.

Furono quelli gli anni della costruzione della nuova Italia unita e l’on. Rosario Cancellieri, deputato della Sinistra Storica, dimostrò alla Camera in numerosissimi interventi la sua competenza soprattutto nelle materie finanziarie, scontrandosi con i ministri delle Finanze della Destra e soprattutto con Quintino Sella (che stimava e dal quale veniva stimato), costringendolo nel giugno 1870 a porre la questione di fiducia per evitare una sicura sconfitta su un provvedimento che aumentava una tassa. Oltre alla sua preziosissima e competente attività parlamentare (a volte sostenuta da Francesco Crispi), a Cancellieri va riconosciuto il merito di aver programmato e fatto realizzare l’intera rete stradale dell’antica Provincia di Siracusa (dal 1862 in poi): si tratta di una rete di oltre 300 km di strade su cui ancora oggi si transita nelle due attuali province (e per le quali ognuno dei 32 Comuni dovrebbe fargli una statua, visti i tempi che corrono oggi in materia di viabilità). Ma la sua creatura più difficile da far nascere -e tutta dovuta a lui- fu la linea ferroviaria Siracusa-Licata, per la quale si batté ininterrottamente dal 1862 al 1893, quando fu messa in esercizio in tutti i suoi 218 km. E poi, Vittoria. A Cancellieri dobbiamo la creazione della Vittoria moderna, con l’adozione del Prg (che creò la “città quadrata”), la realizzazione di numerose opere pubbliche e infrastrutture che misero Vittoria e Scoglitti sottosopra nel triennio in cui fu sindaco (1879-1882), risanando interi quartieri, ricostruendo, ristrutturando, illuminando, regolando, intuendo per primo che la moderna igiene e la civiltà aveva bisogno di una adeguata dotazione idrica: fece dunque acquistare la sorgente di Scianna Caporale, la cui acqua arrivò in città il 30 giugno 1898, due anni dopo la sua morte (avvenuta l’11 gennaio 1896), ma che senza la sua intuizione mai si sarebbe ottenuta. Nella sua attività politica ed amministrativa Cancellieri ebbe ferventi sostenitori ed altrettanto feroci e determinati avversari né tutta la sua azione amministrativa gli portò consenso: fu anzi considerato un tiranno, un megalomane che aveva imitato Napoleone III che con il barone Haussmann aveva rifatto Parigi (Cancellieri si era servito del suo collaboratore ing. Eugenio Andruzzi, di Venezia). Il suo rigore nell’applicare leggi e regolamenti non gli portò simpatie, mentre i proprietari dei terreni vincolati e numerosi commercianti -ostili alla liberalizzazione dei prezzi e al libero commercio- lo ebbero come acerrimo nemico e nelle elezioni del 1882 (con suffragio elettorale allargato) gli si rivoltarono contro, votando per i candidati della Destra. Cancellieri ebbe formidabili avversari politici in città e fuori. A Vittoria lo contrastò il ramo della famiglia Jacono capeggiata dall’ex sindaco Giombattista Jacono ma dopo il 1887 anche il suo amico e seguace di un tempo Gioacchino Jacono e il cognato Evangelista Rizza si schierarono contro di lui; a Comiso l’avv. Raffaele Caruso; a Ragusa il barone Corrado Arezzo di Donnafugata, che non lesinò tempo e denaro per organizzare la sconfitta di Cancellieri, di Nicastro e Tedeschi (la cosiddetta “triade”), ricorrendo a brogli e corruzione, mentre a Siracusa dominava il marchese Di Rudinì, capo riconosciuto della Destra in provincia. Né gli furono risparmiati feroci attacchi di satira, soprattutto da parte di Giuseppe Jacono Roccadario, che lo dileggiò per anni con i fogli in dialetto intitolati “Ciccu, Cola e don Fracassa”, salvo poi pentirsene amaramente, di fronte allo squallore ed all’incompetenza di coloro che avevano preso il potere in Municipio dopo Cancellieri. Dopo 8 anni di sconfitte, Cancellieri rinacque come l’araba fenice dalle sue ceneri nel dicembre 1890, quando grazie a Crispi fu nominato Senatore del Regno. E anche al Senato onorò la sua storia politica, schierandosi contro l’eccessivo rigore della legge che consentiva l’esproprio delle case per debiti (nella sola Vittoria del 1894 più di 2000!), in una situazione di miseria generalizzata causata dalla crisi scoppiata nel 1887 e dal dilagare della fillossera, che divorò insieme con la peronospora i vigneti vittoriesi. Della fillossera Cancellieri si era occupato sin dal 1879 e sua possiamo dire la legge del 1881 che stabiliva indennità per i proprietari danneggiati e soprattutto stanziava fondi per la diffusione degli esperimenti con le viti americane, che in Francia stavano avendo buon successo e che alla fine si rivelarono essenziali per ricostruire i vigneti e restaurare quindi la base della ricchezza vittoriese.

Morendo, Cancellieri non lasciò eredi politici (“il capitano era di bronzo, ma i soldati di cartapesta”, si disse), come generalmente avviene quando personalità strabordanti occupano per anni la scena politica, ma la sua figura influenzò ancora per due decenni la vita politica vittoriese, nello scontro all’arma bianca tra il partito Jacono-Rizza ed i socialisti di Nannino Terranova.

Vittoria gli deve molto, anche se non ha mai onorato per come meriterebbe colui che è un vero e proprio gigante della nostra storia cittadina, ricordandolo solo con una lapide ed “bustino” a 10 metri d’altezza nella sua casa di via Cavour (che nessuno nota), una via, i pozzi omonimi (residuo di antiche polemiche) e per fortuna c’è una Società Operaia di Mutuo Soccorso che ne porta il nome (scomparso ormai il Liceo-Ginnasio a lui intitolato). Ma di un moderno Cancellieri oggi Vittoria avrebbe estremo bisogno: e attorno ad un nuovo Cancellieri soprattutto una nuova classe dirigente…

Paolo Monello

Nato a Vittoria nel 1953, già sindaco (1984-1987, 1991) e assessore comunale (dal 1981 al 1993 e dal 2007 al 2009), deputato nazionale del Pci-Pds dal 1987 al 1994, da anni si dedica a ricerche storiche su Vittoria ed il suo territorio, sulla base di una grande massa di documenti inediti provenienti dall'Archivio di Stato di Palermo, dall'Archivio di Stato di Ragusa, dall'Archivio Storico di Vittoria (e anche dall'Archivo General de Simancas, Spagna). Ha cominciato a pubblicare a stampa nel 1990 e dal 2012 sulla piattaforma kdp di amazon.it. Gli e-book digitali sono on line su kindle store.