Egregi signori,

ho avuto solo ieri modo di vedere il video della presentazione del libro svoltasi il 28 dicembre nella Sala delle Capriate. Prima di entrare nel merito e partendo dalla vostra affermazione che questa Città avrebbe solo una storia criminale negli ultimi 30 anni, vorrei sottolineare il fatto che anche la sala dove avete potuto criticarmi fu creata da me e dal sindaco Nicosia (modificando il progetto originario della ricostruzione delle celle monastiche), al fine di dare alla città un grande spazio culturale: guarda un po’ cosa vi hanno combinato certi criminali…

A parte la battuta, avendo avuto cura di leggere in precedenza alcune pagine di quest’ultima fatica letteraria, non avrei mai potuto essere presente e già sul mio blog storiadivittoria.it e su facebook ho ricostruito le linee generali delle vicende amministrative della Città di Vittoria dal 1975 al 1987, che spero possiate leggere e giudicare se siano fondate o meno. Per verificare ciò che io ho scritto sono poi a disposizione migliaia di atti deliberativi della Giunta e del Consiglio, innumerevoli manifesti pubblici ed altrettanto innumerevoli articoli di stampa: scusate la deformazione professionale, ma io sono abituato a parlare sulla base dei documenti e non a inventare. Come lo stesso Bascietto potrà constatare, non ho taciuto nulla né è mio interesse lasciare nell’ombra o nel dimenticatoio la vicenda che mi vide protagonista. Non c’è nulla da rimproverare al Pci nazionale, regionale e provinciale, perché fu una precisa scelta politica, costruita con il coordinamento di tutte le strutture del partito, con l’adesione di migliaia e migliaia di cittadini onesti, lavoratori (presenti Cgil, Cisl e Uil), artigiani (presente la Cna), professionisti, impiegati etc. etc., tutti interessati a rientrare nella legalità e alle opportunità di lavoro che si sarebbero aperte con il risanamento dei quartieri tramite i piani di recupero. Pur essendo sicuro di parlare a persone che non cambieranno mai il loro giudizio per partito preso (né mi importa convincere nessuno) voglio riprendere i punti salienti della questione.

Nel suo intervento l’autore, animato da molta foga e direi “rabbia” (che non è mai buona consigliera), ha affermato tre cose:

1)che gli ultimi 30 anni di storia della città sarebbero solo “storia criminale”;

2)che tutto ha origine dalla battaglia fatta dal Pci nazionale, dal Pci di Vittoria ed in particolare dallo scrivente (quanto onore!) per sanare l’”abusivismo di necessità”, cosa che sarebbe stata accolta con brindisi dai mafiosi Lima e Ciancimino e che a Napoli avremmo manifestato con la peggiore Dc;

3)che con il permesso di far passare il famoso funerale da via Cavour, lo Stato avrebbe ceduto il controllo del territorio (nel libro si adombra un mio assoluto disinteresse alla vicenda).

Paolo Borrometi, invece, in un discorso più ampio e grandemente condivisibile, ha detto:

4)che a Vittoria sono stati consumati “scempi” edilizi, per i quali ha invitato a fare nomi e cognomi.

Cercherò pertanto di discutere queste affermazioni ad una ad una, con grande rispetto per le posizioni di ognuno (se suffragate da fatti e documenti, s’intende), senza trascurare ovviamente di dare la mia solidarietà  alle famiglie Incardona e D’Antonio presenti all’iniziativa, se la accettano, visto che nel libro sono equiparato a Lima e Ciancimino…

Per quanto riguarda il primo punto, mi viene difficile pensare che la criminalità governi questa Città da 30 anni. Ma poi perché 30 anni e non di più, già che ci siamo? Lo stesso Bascietto inizia il suo racconto dall’assassinio di Cirasa nel settembre 1983, ignorando però tre delitti avvenuti nel 1982: quelli di tali Nasale e Campailla (fatti sparire e rinvenuti in un pozzo, mi pare) e l’omicidio Inghilterra: tutti con le stesse modalità. Delitti che ci avevano allarmato parecchio. Inoltre l’autore ignora completamente la massiccia presenza di mafiosi portati a soggiorno obbligato sin dagli anni ’70 nell’Acatese. Ma davvero persone serie possono dire che la storia di Vittoria dagli anni ’80 in poi è “una storia criminale”? Dal 1970 in poi si sono avvicendate numerose giunte socialcomuniste (sindaci Cafiso, Battaglia, Lucifora, Aiello, Jacono), un monocolore comunista (sindaci Jacono, Monello, Garofalo, Cilia, Curciullo, Lucifora), di sinistra e poi di centro-sinistra (Lucifora, Aiello, Nicosia): tutti ciechi? Tutti succubi della mafia? E quanti atti deliberativi, quanti appalti, quante lottizzazioni sono state fatte per favorire la mafia? Bascietto lo sa? Perché questo significa dire che la storia recente di Vittoria è storia criminale. A parte poi il fatto che di sindaci condannati per voto di scambio finora ce n’è uno solo e non è di sinistra…

Sul secondo punto ho già risposto sul mio blog e su facebook: ma davvero Bascietto pensa che la nostra battaglia per il risanamento del territorio sia stata fatta con i mafiosi accanto? Alla manifestazione di Roma del 17 febbraio 1986 (e non di Napoli: un abbaglio, questo dell’autore, indicativo del pressappochismo e della mancanza assoluta di documentazione: gli sarebbe bastato cercare gli articoli di stampa dell’epoca): io non ho visto né Lima né Ciancimino; ho visto decine di sindaci di ogni colore politico, migliaia di onesti lavoratori, padri di famiglia, artigiani, professionisti, impiegati etc. etc.. E’ probabile che ci fossero pure persone non oneste, è ovvio, come in tutte le cose: ma io mi ricordo di aver visto Bassolino, allora mi pare responsabile per il Lavoro e il Mezzogiorno ed altri bravi dirigenti del Pci, non certo in odor di mafia.

E ricordo ancora una volta all’autore che la legge 47/85 fu fatta dal governo Craxi, non dal Pci di Vittoria, che si mobilitò solo per rendere più “accettabile” la sanatoria, chiedendone alcune modifiche. Come si può vedere, nessuna vergogna da parte mia, nessun desiderio di tenere nel dimenticatoio una vicenda politica di tanta importanza, appoggiata dal Pci nazionale (pur con ovvie diversità di vedute), come si constata dal convegno svolto a Vittoria il 24 gennaio 1988, alla presenza di Giovanni Berlinguer.

In merito al famoso funerale, Bascietto ha ragione quando dice che fu una sconfitta per la città e per lo Stato, ma se è onesto intellettualmente deve prendere atto che fui io a negare il permesso di far passare il funerale in via Cavour (chiestomi da tale Elio Greco) e che sempre io -tramite il comandante Piccione- feci avvisare le forze dell’ordine su quel che bolliva in pentola. Non so come l’autore faccia a sapere che prefetto e questore fecero passare il corteo per non provocare incidenti (chi lo dice? dove è scritto? o è una sua supposizione?). Ma se così fosse, perché a pagare sarebbe stato solo il giovane commissario che fu trasferito con l’accusa di aver sottovalutato la cosa? Avrebbero dovuto saltare anche questore e prefetto. In ogni caso: noi del Pci, io: che c’entriamo?

Dalle pagine 137 e 138 -anche se non sono citato- il mio nome è ingiustamente diffamato, accostato a Lima e Ciancimino: Bascietto lo ritiene corretto? Non sarebbe onesto prendere atto che ha sbagliato a scrivere ciò che ha scritto, facendosi trascinare dalla foga e dall’ira per qualche ingiustizia subita, per non saprei quale motivo?

Infine, un affettuoso rimprovero a Paolo Borrometi, che stimo non solo perché porta il mio stesso nome di battesimo ma ovviamente anche per le sue coraggiose battaglie, per le cose che scrive (in ultimo il suo bellissimo libro intitolato “Il sogno di Antonio” su Antonio Megalizzi, ucciso nell’attentato islamista di Strasburgo). Alla fine del suo intervento, Paolo Borrometi parla di scempi edilizi a Vittoria. Vorrei sapere se attraversando le vie del centro storico (oggi profondamente vitale e con nuove iniziative economiche ed artistiche) o anche andando nelle periferie: vorrei sapere se ha l’impressione di un’urbanistica piena di scempi. Certo ci sono case brutte e palazzi non finiti, quartieri di case basse cresciuti negli anni 50, 60 e 70, frutto del boom economico delle serre. Non mancarono grossi proprietari che si arricchirono con la rendita fondiaria, vendendo a costruttori/speculatori  (i cui nomi a Vittoria tutti conoscono, dalla Chiusa Inferno al quartiere cosiddetto di Forcone) le aree periferiche attorno alla città: ma nessuno potrebbe definirla “un’edilizia mafiosa”. Gli sforzi delle varie amministrazioni dagli anni ’70 in poi sono stati dedicati a bloccare l’abusivismo operando per dotare la città degli strumenti urbanistici sin dal 1975, per rendere vivibili queste periferie, fornendole di servizi, scuole, verde. Molti dei condomini che si vedono invece (questi sì veri e propri scempi di palazzi Liberty o di orti antichi), furono costruiti negli anni ’60 con licenza, da costruttori catanesi e messinesi (quando peraltro il Pci era all’opposizione).

Lo scempio vero e proprio è stato invece fatto nelle campagne e soprattutto lungo la costa (come è avvenuto lungo le coste di tutto il Ragusano) ed anche questo non certo ad opera di mafiosi ma di migliaia di famiglie vittoriesi di ogni ceto e condizione. E da alcune immagini delle presenze all’iniziativa ho visto che sin dalle prime file, tra le persone che ascoltavano entusiaste e che avevano fragorosamente applaudito le critiche nei miei confronti, c’erano begli esempi di proprietari/costruttori di immobili abusivi a mare, in città e nelle campagne…

A parte questo, come si fa a scambiare un epifenomeno quale l’abusivismo con la causa? Io non capisco come Bascietto possa scrivere che a Vittoria tutto è cominciato con la battaglia per modificare la legge di sanatoria: io invece dico che tutto è cominciato dal 1959, con la nascita della serricoltura, che ha modificato le condizioni economiche di migliaia di famiglie, consentendo loro di costruirsi una casa ed ha fatto nascere un mercato di 400 di miliardi di lire di affari annui (al 31 dicembre 1988: immaginiamoci ora). E’ la ricchezza di Vittoria che ha causato in parte l’abusivismo ed ha generato il mostruoso fenomeno della criminalità da noi denunciato sin dagli anni ’80. Come può uno che prese la tessera del Pci nel 1989 sulle posizioni di Ingrao ignorare il primo insegnamento marxiano: quello cioè che è l’economia che muove tutte le cose?

Per questo, anche a nome degli altri amministratori di quegli anni e mi stupisce che nessun altro all’infuori dell’on. Aiello ne parli e se ne stiano zitti tutti, pur essendo stati assessori nella mia Giunta e poi sindaci. Pertanto respingo con sdegno le facilonerie, le banalità e il pressappochismo riscontrabili nel volume (cosa che Borrometi non dovrebbe sposare con tanta facilità). Augurandomi infine che giovani ricercatori studino ed analizzino la realtà economica di Vittoria, per capire cosa è, passando in rassegna i dati degli ultimi decenni sulle produzioni, i ricavi lordi e netti, i depositi bancari, i passaggi di proprietà, il numero delle ditte commerciali che operano in città ed attorno a Fanello ed anche il numero dei laureati e degli studenti etc. etc.. Vittoria è la sua economia: lì può continuare ad annidarsi il male, perché gli arrestati vengono immediatamente sostituiti. Quanto a me, pur non facendo più politica attiva, mi sono ritagliato un mio spazio, dedicandomi da anni alla ricerca storica, scegliendo questo campo per arricchire di conoscenze la mia Città, che ho rappresentato per come ho potuto e saputo, penso degnamente e -se me lo si consente- soprattutto onestamente. Non mi sono occupato solo di “conti e principesse”, ma della storia di una città unica in Sicilia per le sue conquiste economiche, sociali e politiche. E continuerò a farlo, con buona pace di chi vorrebbe ridurre la storia di questa Città solo a storia criminale e per giunta con molto pressappochismo…

                                                                       vostro Paolo Monello         

Paolo Monello

Nato a Vittoria nel 1953, già sindaco (1984-1987, 1991) e assessore comunale (dal 1981 al 1993 e dal 2007 al 2009), deputato nazionale del Pci-Pds dal 1987 al 1994, da anni si dedica a ricerche storiche su Vittoria ed il suo territorio, sulla base di una grande massa di documenti inediti provenienti dall'Archivio di Stato di Palermo, dall'Archivio di Stato di Ragusa, dall'Archivio Storico di Vittoria (e anche dall'Archivo General de Simancas, Spagna). Ha cominciato a pubblicare a stampa nel 1990 e dal 2012 sulla piattaforma kdp di amazon.it. Gli e-book digitali sono on line su kindle store.

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