La storiografia antica e moderna sulla Contea di Modica ha dato scarsa importanza agli ultimi tre Almiranti Conti di Modica, con la relativa eccezione di Juan Alfonso Enriquez Cabrera, IX Almirante (figlio di Vittoria Colonna fondatrice di Vittoria), ma solo perché viceré di Sicilia dal 1641 al 1644 e poi viceré di Napoli dal 1644 al 1646. Suo figlio Juan Gaspar, X Almirante, infatti è stato del tutto ignorato, mentre il nipote Juan Tomas, XI ed ultimo Almirante è stato bollato come un “traditore” cui fu espropriata la Contea. Eppure entrambi, anche se per meriti diversi, vanno ricordati. Don Juan Gaspar nacque a Madrid il 24 giugno 1625 e nella giovinezza ebbe come precettore don Tomas Tamayo de Vargas (1588-1641), uno dei maggiori umanisti dell’epoca, il quale lo educò all’amore per la letteratura e l’arte, in un ambiente familiare già colto. Infatti sappiamo che l’ava paterna Vittoria Colonna e il padre avevano una grande collezione di quadri ed erano stati anche patrocinatori di opere letterarie. In particolare nel 1630 lo scrittore Lope de Vega aveva dedicato a Juan Alfonso la sua opera Laurel de Apolo, celebrando gli Enriquez in una cinquantina di versi della Silva I. A Juan Gaspar pensò invece Placido Carrafa, che nel 1653 gli dedicò la sua opera su Modica (foto 2). All’età di 16 anni, subito dopo le nozze, nel giugno 1641 Juan Gaspar venne in Sicilia con la moglie Elvira Toledo e Osorio, al seguito del padre nominato viceré e a fine ottobre 1643 fece parte del seguito che lo accompagnò nella Contea di Modica. Juan Alfonso e la moglie -salutati da “maschi” sparati al loro ingresso a Boscopiano- giunsero il 27 ottobre a Vittoria (dove risiedettero nel Castello appositamente ristrutturato per accoglierli) e alla loro presenza fu inaugurato il grande trappeto per frantumare la canna da zucchero raccolta nel Cannamellito di Bosco Rotondo (oggi area dell’aeroporto di Comiso). Il corteo proseguì poi per Scicli e Modica (dove i Conti sono raffigurati in un quadro della chiesa di Santa Lucia) e si fermò qualche giorno a Ragusa, dove nello slargo oggi occupato dalla Villa Iblea si tenne anche una corrida. Juan Gaspar seguì poi il padre nominato viceré di Napoli dal maggio 1644 e quindi nell’ambasciata straordinaria a Roma svoltasi nell’aprile 1646 per rendere omaggio a nome del re Filippo IV al nuovo papa Innocenzo X (per finanziare la quale Juan Alfonso dovette vendere la baronia di Caccamo ad un suo fidato collaboratore, il principe di Galati, per 48.000 onze siciliane). Fermatosi con la moglie incinta e la madre a Genova, ritornò in Spagna nel febbraio 1647, dopo aver appreso della morte del padre a Madrid. Chiesta l’investitura reale per tutti i beni ereditati, divenne il X Almirante di Castiglia (una carica però puramente onoraria) e tra gli altri titoli ebbe riconfermato anche quello della Contea di Modica, della quale prese possesso tramite i suoi procuratori don Filippo d’Amato (colui che aveva prestato i soldi per Roma) e don Geronimo Bolle Governatore della Contea. Tra i vari atti di presa di possesso ne abbiamo due che riguardano Vittoria, della quale don Geronimo Bolle prese possesso nella chiesa di San Giovanni il 30 dicembre 1647, alla presenza di una numerosa folla e degli amministratori della nuova cittadina, il capitano Filippo di Marco e i giurati Mario Cannizzo, Giuseppe Marangio, Filippo Calanna e Francesco Meli Grillo. Alla fine della cerimonia i cappellani cantarono il Te Deum laudamus. Juan Gaspar fu esperto cavallerizzo e si fece subito notare per la sua abilità nella corrida (nella specialità con il torero a cavallo e armato di lancia) e compose Reglas para torear (1652, foto 3), fra i primi trattati spagnoli di tauromachia. Assai votato ad organizzare banchetti e divertimenti (ne fece uno costosissimo e splendido in stile persiano nell’ottobre 1659, per accogliere l’ambasciatore francese), fu invece poco amante della politica, ma vi fu coinvolto comunque per difendere donna Marianna d’Austria (vedova del re Filippo IV e reggente in nome del figlio minore Carlo II), contro le mire del figlio naturale del defunto re, don Juan José d’Austria (viceré di Sicilia dal 1649-1651, subito dopo le rivolte del 1647-1649) infatti nel 1669 tentò un colpo di Stato per togliere la reggenza ed il controllo del minore Carlo II dalle mani della madre e dei suoi consiglieri austriaci. A seguito di ciò, per gratitudine fu designato membro del Consiglio di Stato (l’equivalente del governo della Spagna) e ancora in questa carica fu costretto a fronteggiare -stavolta senza successo- il secondo colpo di Stato di don Juan José, che nel febbraio 1677 aveva marciato trionfalmente da Barcellona a Madrid alla testa delle sue truppe senza trovare resistenza. A seguito dell’avvento al potere di don Juan José, l’Almirante Conte di Modica fu esiliato dalla Corte e si rifugiò nei suoi possedimenti. Risale a questo periodo forse la composizione dell’opera Fragmentos del ocio (due libri di poesie satiriche). Però, a seguito dell’improvvisa morte di don Juan José nel settembre 1679, l’Almirante riprese il suo ruolo a Corte, partecipando sempre più raramente alle riunioni del Consiglio di Stato. Si dedicò esclusivamente ai suoi interessi artistici e culturali e naturalmente alla sua preziosa collezione del Paseo de los Recoletos (nella periferia ovest di Madrid), un palazzo con un immenso giardino fatto costruire dall’ava paterna Vittoria Colonna su una superficie di oltre 21.000 mq (foto 4, cerchio rosso). Una collezione, già nota a livello europeo sin dal 1674, in gran parte ereditata dal padre (di cui conosciamo 940 quadri), che Juan Gaspar accrebbe fino ad oltre 1300. La collezione era caratterizzata da precisi criteri museografici ante litteram, con sale tematiche e sale dedicate a singoli pittori del Rinascimento e del Manierismo italiano ed europeo ed anche spagnoli. Tra le sale, accanto a quelle dedicate a Raffaello, Tintoretto, Rubens, Ribera ed altri spagnoli (con un accento anche nazionalistico) ce n’era una chiamata pure Sala del Chocolate (ad indicare un moderno consumo). La sala che conteneva le opere più preziose era la cosiddetta Pieza del Ayo, intitolata al suo precettore don Tomas Tamayo de Vargas. La collezione era però divisa in due parti: i quadri ereditati dal padre erano collocati nella vecchia casa fatta costruire da Vittoria Colonna ai Premonstratensi (abbreviato in Mostenses, oggi una piazzetta sede di un mercatino rionale): un intero isolato di oltre 3.000 mq di superficie (foto 2 cerchio nero; i cerchi giallo e verde indicano altre residenze degli Enriquez). Oltre ai quadri, la residenza al Paseo de los Recoletos aveva un immenso giardino ricco di grandi fontane di marmo e di granito, con grotte e camminamenti forniti di panchine, arricchito da ben 345 statue di marmo e bronzo ed una galleria ornata da 12 statue di alabastro che conduceva al primo piano del palazzo ed immetteva nella collezione di quadri. Nella residenza si tenevano anche riunioni per discutere di pittura e di letteratura e in un apposito teatro si rappresentavano commedie che poi venivano date anche a Corte. Tra i pittori del cenacolo dell’Almirante troviamo Juan Alfaro (discepolo di Velazquez), che forse si occupò della sistemazione della collezione, Juan Carreño ed altri pittori spagnoli, che nell’Almirante Conte di Modica ebbero un generoso patrono, «In gloria dell’arte della pittura». Secondo alcuni studiosi, i criteri museografici dell’Almirante di Castiglia nei decenni seguenti furono utilizzati per organizzare i musei moderni di Spagna.

Purtroppo i suoi rapporti con la Contea di Modica furono limitati solo al drenaggio delle rendite e dopo la crisi degli anni 1674-1678 durante la rivolta di Messina, per qualche tempo le sue entrate furono drasticamente ridotte, costringendolo sin dagli anni ’80 a vendere gli uffici per dieci anni. A Vittoria infatti, dietro pagamento, assegnò la carica di secreto al ricco Antonino Custureri e lo stesso fece con altre cariche nella Contea. Morì a Madrid all’età di 66 anni il 25 settembre 1691 e volle essere sepolto nella chiesa di San Pascual Bailόn (un frate francescano, che negli anni ’70 del Novecento ebbe in sorte di dare il titolo a qualche filmetto scollacciato…). La chiesa era stata da lui fondata nel 1683 nell’area del teatro del suo giardino al Paseo de Recoletos e dotata di 5 splendidi quadri di Ribera e 2 di Guercino. Rimasto vedovo di donna Elvira de Toledo e Osorio, nel 1686 risulta sposato in seconde nozze con Leonor de Rojas. Dalla prima moglie ebbe tre figli: don Juan Tomas (forse così chiamato in onore del suo precettore) che ereditò i suoi titoli; Luis, marchese di Alcañizes, il cui figlio Pascual nel 1729 riebbe la Contea di Modica che era stata espropriata allo zio nel 1703; e Teresa, seconda moglie di don Gaspar de Haro y Guzman, marchese del Carpio, dalla cui figlia Caterina discesero gli ultimi Conti di Modica Alvarez de Toledo, duchi di Alba, Ferdinando e la nipote Maria Teresa, la duchessa d’Alba dipinta dal pittore Francisco Goya.

Paolo Monello

Nato a Vittoria nel 1953, già sindaco (1984-1987, 1991) e assessore comunale (dal 1981 al 1993 e dal 2007 al 2009), deputato nazionale del Pci-Pds dal 1987 al 1994, da anni si dedica a ricerche storiche su Vittoria ed il suo territorio, sulla base di una grande massa di documenti inediti provenienti dall'Archivio di Stato di Palermo, dall'Archivio di Stato di Ragusa, dall'Archivio Storico di Vittoria (e anche dall'Archivo General de Simancas, Spagna). Ha cominciato a pubblicare a stampa nel 1990 e dal 2012 sulla piattaforma kdp di amazon.it. Gli e-book digitali sono on line su kindle store.