Premessa

Senza alcuna pretesa, pubblico queste mie sintesi di ricerche sulla presenza del Cristianesimo nella nostra zona. Solo degli appunti, per chi volesse approfondire le ricerche. Lo faccio anche perché è difficile oggi rintracciare tutti i testi in cui sono contenute le epigrafi o notizie utili: mi si perdonerà pertanto la rassegna veloce che caratterizza questo breve lavoro. 

Ecco l’indice:

Premessa

box con specchietto storico

1.Insediamenti e testimonianze epigrafiche nel territorio. Iscrizioni pagane.

2.Siti rurali lungo la Selinuntina. Iscrizioni cristiane.

3.Rinvenimenti nell’area di Comiso. Pagani, cristiani e giudei.

4.L’area di Akrillae e l’avvento del Cristianesimo nella zona.

5.Tracce di vita sul promontorio di Camarina.

6.Iscrizioni di Kaukana e Kymbe. Chiesette a Santa Croce.

Appendice: la Sicilia paleocristiana.  

Alcuni “assaggi”…                                                               

box.Specchietto storico

II sec. a.C.-I sec. d.C.: dopo la conquista romana e la organizzazione della Sicilia a provincia romana, Camarina sopravvive, con leggere modifiche urbanistiche e la costruzione di nuovi quartieri (IV fase edilizia); l’abitato però vive stentatamente, fino alla fine del I secolo d.C.;

I-IX secolo d.C.: l’antico territorio di Camarina è attraversato dalle vie Elorina (costiera) e Selinuntina (dalla costa risale lungo la valle del Dirillo verso Acrille e poi Acre), lungo le quali sorgono numerosi insediamenti in epoca romana; all’Alcerito è posta una stazione chiamata della  Plaga Mesopotamium, zona così denominata perché compresa tra le valli dell’Ippari e del Dirillo; la popolazione è sparsa in numerose fattorie nelle campagne e concentrata in villaggi dell’interno come Acrille, l’insediamento attorno alla Fonte Diana (poi chiamata dagli Arabi Comiso) e in numerose fattorie lungo le principali vie di penetrazione nelel campagne; 

II-IX sec. d.C.: nella valle dell’Ippari, all’altezza di Grotte Alte, vive un insediamento noto da un’iscrizione, dalla cosiddetta catacomba dello Scifazzo e dalla necropoli ai piedi del Colledoro; l’insediamento non sopravvive alla conquista araba;

IV-VIII d.C.: sul promontorio di Camarina ritorna la vita, attorno ad una chiesetta costruita dentro l’antico tempio di Atena.

1.Insediamenti e testimonianze epigrafiche nel territorio. Iscrizioni pagane.

Il passaggio dai culti antichi al Cristianesimo anche nella nostra zona non dovette essere  né immediato né lineare. Per molto tempo i culti antichi e il nuovo dovettero convivere e in qualche modo mostrare fenomeni di osmosi: la nuova religiosità all’inizio fu una mistione sincretistica di paganesimo e Cristianesimo. Lo dimostra agli inizi dell’età bizantina (seconda metà del VI secolo) la cosiddetta “epigrafe di Zoe”, rinvenuta nel 1958 a Cozzo Cicirello, su cui ritorneremo in seguito.

Questa, in sintesi, la situazione degli insediamenti sparsi nell’entroterra di Camarina in età imperiale. Procedendo da ovest ricordiamo:

1)area della Plaga Mesopotamium (dalla foce del Dirillo a  quella dell’Ippari): Cozzo Cicirello, Alcerito (dove secondo Uggeri sarebbe da individuare la statio della Plaga Mesopotamium) e lo stesso promontorio di Camarina;

2)siti rurali lungo un tratto dell’antica Selinuntina: contrade Pirrera, Casale, Codda, Pezza Grande, Pezzalestingo, Cipollazzo, Monello, Mazzarrone, Ragoleto;

3)area di Akrillae: contrade Piano Grillo, Scifazzo-Piano Conte, Serra Burgio, Serra Grande, Fossarotonda, Cicimia, Madredidonna, Dicchiara, pianoro dell’Arcibessi, Poggio Gallo, Francesco, Pretapaolo, Carbonaro;

4)area di Comiso: l’attuale centro urbano attorno alla Fonte Diana, contrade Cifali, chiuse di S. Giovanni, Costaspina, Gelinarda, Cornacchia, Scianna Caporale, Cascalana, Merlino, Deserto, Serra Carcara, Salemi, Cozzo Tabuto, Cava Porcara, Canicarao, Cozzo Apollo, Bosco Piano, Cozzo del Re, Fratejanni, Targena, Coste, S. Silvestro (nella media valle dell’Ippari), Nollica, Senia, Bellona, Manco, S. Lio-Difesa;

5)area di Vittoria: San Bartolomeo (necropoli) contrade Grotte Alte-Martorina, Maritaggi, Lavina, Canale, Orto del Crocifisso, Santa Rosalia, Camera d’Aranci, Colobria, Torrevecchia;

6)area di Kaukana e Kymbe: centro urbano di S. Croce Camerina,  Piombo (Kymbe), Mulino Vecchio di Donnafugata, Cannatello, Passolatello, Passolato, Torre di Pietro, Anticaglia.

Individuati i siti abitati nella nostra zona in epoca imperiale, esaminiamo ora complessivamente le testimonianze epigrafiche in essi rinvenute, in base alla loro probabile datazione. Seguendo le indicazioni di Virgilio Lavore, le testimonianze pagane più antiche proverrebbero proprio da Vittoria.

a) area di Vittoria.

Una stele sepolcrale di calcarenite, proviene da contrada Canale, nella valle dell’Ippari sottostante l’abitato di Vittoria, conservata nel “Museo Zarino”. Scrive Virgilio Lavore:

«L’epigrafe, che in un greco pressoché perfetto…non presenta problemi di lettura, dice: “Chárinos chrestòs kài áme[m]ptos ézesen éte ke eméras b”, cioè: “Chàrinos buono e irreprensibile visse anni 28 e giorni 2”. La regolarità delle lettere, il loro studiato allineamento orizzontale e certe caratteristiche grafiche…sono tutti elementi che, per il loro effetto grafico, inseriti come sono nella sobria inquadratura decorativa, concorrono a dare alla stele un gradevole aspetto di compostezza e di eleganza formale. A questa regola di semplicità e composta eleganza sembrerebbe conformarsi- come per una intenzionale scelta di essenzialità- anche il testo dell’epigrafe. Ma si tratta solo di pura fedeltà al formulario tradizionale, di uno stile “classico” che sopravvive, talora, anche nel gusto, o semplicemente nell’uso, dei secoli non più “classici”. Non sul contenuto, comunque, bensì sulla forma e, in parte, sui luoghi, si può contare per la datazione di questa epigrafe e per il suo rapporto cronologico con altre in cui è usato lo stesso formulario. L’aspetto delle lettere è, in una certa misura, determinante per la datazione. L’uso delle lettere quadrate e angolate, derivanti da un “irrigidimento” delle lettere “lunate”, già presente alla fine del II secolo d.C., è tipico del III secolo d. C.». Dunque di epigrafe pagana si tratta.

b)Torrevecchia e San Silvestro.

La necropoli di Torrevecchia invece e il sito di San Silvestro hanno rivelato la presenza del cristianesimo accanto a testimonianze di riti pagani precedenti. A Cozzo dei Muni, in una grande grotta naturale è incisa un’iscrizione greca. Si tratta, forse, di una dedica ad una divinità agreste venerata nella grotta dagli abitanti della fattoria greca (Di Stefano). Per quanto riguarda Torrevecchia, scrive nella sua introduzione al volume di Stanganelli  Biagio Pace:

«In questo luogo ove ora esistono un paio di belle e grandi fattorie, si è rinvenuta una serie numerosa di tombe che vanno dai primissimi tempi greci, fino all’età romana…Alcune tombe ivi scoperte tempo fa nelle terre del comm. G.B. Jacono, sono costituite da robusti lastroni, in modo da formare delle vere e proprie celle ipogeiche di buona età greca (IV sec. a.C.), come dimostrano i pochi oggetti che vi si son trovati. Fra essi noto una lucerna con rilievo d’una figura muliebre e un leone…Oltre al resto è da notare, che da quella necropoli proviene anche un piccolo titolo arcaico, conservato ora nel caseggiato di S. Lorenzo, e scritto su una lastra d’arenaria di cm. 29x50x13, leggermente sfaldata nella parte inferiore. L’iscrizione funeraria, graffita profondamente in bruttissime lettere, dice: “Prigomenìa chrestà ke amépte ke…amímetos ézese éte…”: “Prigomenia buona e irreprensibile e…inimitabile visse anni…». Pace considera il nome una metatesi di “Primogenia”.

Giulio Schubring, nella sua breve storia di Camarina e del territorio (scritta nel 1864 ma pubblicata nel 1881) scrive:

«Ne’ dintorni di Vittoria, al dire degli abitanti, esistono diversi sepolcreti:

1°)nella contrada Colobria, a due miglia verso libeccio, in un posto dove si trovano molti frammenti di vasi;

2°)non molto lungi di lì sul fiume, presso Torrevecchia;

3°)nella contrada Niscema [Niscima], ad un miglio a tramontana, dove si son trovati molti vasi e monete (qui i sepolcri erano scavati nella roccia);

4°)Boscorotondo, circa un miglio a greco, dove scavossi un’iscrizione “Euròpe chrestà ebìosen ète ie” ora in possesso del prete Placido Gomes  di Vittoria;

5°)le pareti delle rupi sul fiume Ippari contengono molti antichissimi sepolcri a finestre (ddieri), in cui si dice essersi rinvenute ossa, vasi, anfore e lampe».

In merito all’iscrizione di Boscorotondo, Pace precisa trattarsi di «un lastrone di pietra arenaria, misurante m. 1,12×0,35 con uno spessore di cm. 18, scoperto verso il 1837 a Serracarcara, murato nelle case del Comm. Spadaro…Lo Schubring lesse…ma in effetto la lapide dice Taurope chrestè ézese éte ie”, cioè “Taurope la buona visse 15 anni”.

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5.Tracce di vita sul promontorio di Camarina.

Ristrettasi l’area dell’antico abitato in epoca romana alla zona occidentale che guarda all’odierna Scoglitti, il sito del tempio d’Atena, il punto più alto e visibile dal mare, dovette mantenere la propria importanza, come testimonia la continuità dei rinvenimenti. Nell’area del tempio di Atena furono infatti stati recuperati frammenti di lucerne cristiane di tipo africano, in argilla corallina, risalenti al IV-V secolo d.C. (Pace). Se ciò non è casuale, bisogna ritenere che l’area del tempio mantenesse l’antico ruolo sacro. E’ possibile ipotizzare già nel IV-V secolo d.C. l’esistenza di una chiesetta? Non sappiamo quando il tempio fu trasformato in chiesa cristiana (almeno in paerte). Quel che sappiamo è che la politica di trasformazione dei templi pagani in chiese cristiane iniziò con papa Gelasio nel V secolo e fu rirpesa e ampliata da papa Gregio Magno (590-604 a.C.).

Una presenza cristiana presupporrebbe la cosiddetta “Grotta di Recucco”, che ospitava una piccola catacomba con fosse campanate di età paleocristiana (IV-V secolo d.C., Pace).

Traccia di una antichissima presenza cristiana a Camarina è stata creduta la notizia riportata da Rocco Pirri (1642), il quale attribuisce alla città siciliana addirittura un vescovo Bonifacio, che avrebbe partecipato ai concili del 501 e del 504 a Roma. La cosa appare inverosimile ed stata già ritenuta errata da Pace.

6.Iscrizioni di Kaukana e Kymbe. Chiesette a Santa Croce.

Una testimonianza pagana per questa zona è riportata da Biagio Pace:

“Truchéte, chrestà kài àmemptos , ézese ète l’, mènas e’ ”: “Trichèta, buona e irreprensibile, visse anni 30 e mesi 8”.

Una comunità cristiana risulta a Kaukana (Anticaglia), come testimonia il rinvenimento di numerose lucerne fittili e  un manico di lucerna, in bronzo, con motivo cristiano entro una corona di lauro. Anche qui sarebbe stata presente una comunità ebraica, come testimonia una lucerna fittile con la menorah, il candelabro a sette braccia (eptalychnos).

A Santa Croce, in c.da Grassullo fu rinvenuta la seguente iscrizione:

”Mnéstethi Kyrie toû doùlou soû Kallitùchou toû christianoû…etelèutesen tè prò kalandôn”:

“Ricordati o Signore del tuo servo Kallitiche il cristiano…morì il giorno prima delle calende…”.

Ma anche in quest’area c’erano presenze giudaiche, come dimostrano le tre campagne di scavo svolte dal 1981 al 1989, che misero in luce in contrada Piombo un vasto sepolcreto d’età romana.

Nella necropoli del Piombo furono scavate circa trecento sepolture, molte delle quali già violate nell’antichità.

«Le tombe, ricavate profondamente in un compatto banco roccioso, sono del tipo a fossa, orientate secondo la direzione est-ovest e coperte con scaglie o lastre lapidee di forma regolare. In moltissimi casi le lastre di copertura  delle fosse sono dei conci di arenaria di reimpiego (cornici)», recanti anche iscrizioni (l’epitaffio di un tale Korudos appartenente ad un monumento funerario di epoca classica, non anteriore al IV secolo, firmato da un tale Ghelon. Tali coperture proverrebbero «da edifici o da una delle necropoli monumentali di epoca classica di Camarina o del suo territorio» (Di Stefano).

Le fosse sono rettangolari e «per i corredi rinvenuti nelle tombe, la necropoli di contrada Piombo può datarsi in parte al II sec. d.C. e poi anche al IV. In età bizantina la parte centrale del sepolcreto fu nuovamente rioccupata da una monumentale e singolare tomba, una vera e propria cella ipogeica, coperta con volta a botte».

L’abitato relativo a questa necropoli è stato individuato ai margini della cava di Randello, vicino alla sorgente di Piliria, dove è stato rinvenuto nel 1989 un edificio termale e «tracce di antichi edifici in blocchi, molti frammenti di ceramica in terra sigillata chiara…e alcuni frammenti di lucerne di importazione africana. Nell’ambito del sepolcreto, nelle tombe 210A e 210B sempre nel 1989 fu individuato un graffito raffigurante una menorah. Entrambe le tombe risalgono al IV secolo d.C….Certamente, nell’ambito dell’agglomerato rurale di contrada Piombo doveva vivere una piccola comunità di religione ebraica» (Di Stefano). Un’altra presenza è stata ricordata dianzi nella necropoli tarda di Akrillae. Ad epoca bizantina risale la chiesa detta Vigna di mare, nel Vallone della Fontana a Santa Croce Camerina, come anche quella chiamata Bagno di Mare. Poche cose ha finora dato la necropoli del Piombo, ma dovunque la presenza del cristianesimo è attestata. Un altro sito, quello della Pirrera, ha rivelato un’altra chiesa, risalente al IV-V secolo d. C.

                                                            Appendice.

                                                 La Sicilia paleocristiana

L’instabilità politica, che caratterizza gli ultimi secoli dell’Impero, ebbe per conseguenza di fare uscire la Sicilia da un lungo periodo di marginalità politica. In effetti, dopo la conquista romana, la grande isola non era stato altro che una semplice zona d’approvvigionamento dell’Urbe, prima essenziale, poi secondario, dopo la conquista dell’Egitto. Alla fine dell’antichità, ritrova funzioni economiche di primo piano e anche un’importanza strategica nel cuore d’un bacino mediterraneo in piena mutazione.

La sua eccezionale posizione geografica tra l’Oriente e l’Occidente, l’Africa e Roma, l’Impero Bizantino e il regno vandalo d’Africa, fa della Sicilia un crocevia, di cui sono testimonianza l’importanza e la varietà delle credenze, dei culti, degli uomini e così entra nel gioco delle grandi potenze: anzi nel corso del V secolo, l’isola fu successivamente, in parte o in tutto, romana, vandala e, dopo l’intermezzo d’Odoacre, ostrogota. Infine nel 535, l’armata bizantina vi ristabilì l’autorità imperiale. S’affermano i tratti nuovi d’una società in piena evoluzione. Il cristianesimo, a lungo circoscritto alle sole città costiere della Sicilia orientale, si diffonde progressivamente verso l’interno e, dalla seconda metà del V secolo, s’impianta fortemente nell’ambiente rurale.

Nuovi legami s’intrecciano tra i grandi proprietari e le loro terre raggruppate nelle massae. Nel IV secolo, le potenti famiglie senatorie non guardano più le loro terre siciliane con la visuale della rendita fondiaria, ma anche come luogo di villeggiatura dove è opportuno ritirarsi per dedicarsi alle Muse e alla caccia.

La villa non è più un semplice centro di produzione, ma si trasforma, a volte radicalmente, per rispondere alle esigenze dell’otium. La costruzione di sontuose ville ornate di magnifici pavimenti a mosaico illustra bene questi nuovi rapporti. Nel secolo seguente, queste proprietà diventano altrettanti luoghi di rifugio per gli aristocratici che fuggono le soldatesche barbare che devastano Roma e la penisola.

Accanto a questi latifondi si mantiene una importante proprietà imperiale, che passerà in seguito sotto il controllo dei re barbari. Ma il fenomeno nuovo è l’apparizione della proprietà ecclesiastica, arricchita incessantemente da doni e legati.

Nel VI secolo le chiese di Milano, di Ravenna e la Sede Apostolica sono tra i principali proprietari fondiari della Sicilia. Infine, antica terra d’esilio (lo è ancora all’inizio del IV secolo allorché Massenzio vi invia papa Eusebio), la Sicilia diviene, all’occasione, una terra di rifugio e di raccoglimento per santi eremiti che fuggono la loro ingombrante celebrità, come il palestinese Ilarione, discepolo d’Antonio, che vi ricercò, per alcun tempo, la quiete ardentemente ricercata.

a)I fatti più importanti della storia della Sicilia paleocristiana

Le informazioni storiche su questo periodo sono assai rare e per di più sporadiche. Qualche avvenimento politico maggiore ha animato la storia dell’Isola, senza che noi possiamo spesso misurare le sue conseguenze effettive sulla vita insulare.

All’inizio del V secolo, la Sicilia è sempre sotto l’autorità dell’Impero Romano, di cui l’imperatore della parte occidentale risiede ormai a Ravenna. Il drammatico saccheggio della penisola itliana nel 408-411, ad opera di un’armata assai eterogenea, comandata dal goto Alarico, culmina con il sacco di Roma nell’agosto del 410, ma non tocca se non indirettamente la Sicilia. Alcuni aristocratici romani, fuggono dall’Urbe e si rifugiano provvisoriamente nelle loro proprietà siciliane, ma per altri non è che una tappa verso regioni più lontane. Così Melania la Giovane e il suo sposo, Piniano, accompagnati da Rufino di Aquileia, soggiornano qualche tempo nella loro villa sulle alture nei dintorni di Messina, da dove assistono all’annientamento della flotta che trasporta le truppe di Alarico sull’altra riva dello Stretto, impedendo il saccheggio della Sicilia.

Nel 439, il vandalo Genserico regna a Cartagine. La sua situazione geografica espone allora particolarmente la Sicilia alle flotte vandale che cominciano a razziare le coste del Mediterraneo occidentale. La Sicilia non sfugge alle incursioni vandaliche, ma è quasi impossibile valutarne i danni. L’anno 440 sembra essere stato molto turbato dalla guerra, al punto che Valentiniano III ne prende atto e riduce di 1/7 le imposte siciliane!

La casuale scoperta d’una epigrafe permette a volte di documentare la distruzione d’un monumento prestigioso perché gli antichi ne vollero conservare il ricordo del restauro; è il caso, a Catania, delle statue dei Dioscuri restaurate nel teatro per iniziativa del governatore Merulo.

Verso il 440-442, i Vandali occuparono la Sicilia, ma senza dubbio non fu che un’occupazione parziale. Un papiro di Ravenna ci ha conservato la testimonianza dell’amministrazione di un latifondo siciliano per il quale le entrate sono valutate in soldi d’oro, in frumento e orzo «come era stato fatto prima con il fisco barbaro».

Questa formula suggerisce dunque, nel 445-446, un regresso parziale dell’autorità vandala che allora non fu mai effettiva sulla Sicilia orientale, come possiamo dedurre dall’uso persistente di datare le epigrafi dalle menzione del console epinimo. Difatti, gli anni di regno dei re vandali non sono mai serviti come datazione nella Sicilia orientale.

Nel 476 Genserico cedette la parte dell’Isola che controllava a Odoacre contro il pagamento di un tributo. Ma dal 493 la Sicilia passò sotto l’autorità del re ostrogoto Teodorico. Le buone relazioni che intrattengono, all’inizio del regno di Giustiniano, Costantinopoli e Ravenna, permettono alla flotta bizantina di fare ancora sulle coste meridionali dell’isola prima di dirigersi verso Capo Bon. Procopio di Cesarea ci ha coservato il nome del sito portuale che gli archeologi siciliani hanno potuto ritrovare e in parte esplorare. E’ a Kaukana che Belisario riunisce le sue truppe e invia a Siracusa delle spie, con il compito d’interrogare i viaggiatori in arrivo da Cartagine, al fine di conoscere i preparativi del nemico. I Bizantini sperimentarono così l’importanza strategica dell’Isola. Dopo l’Africa vandalica, la riconquista dell’Italia passa dunque attraverso la conquista della Sicilia. Belisario fece sbarcare il corpo di spedizione bizantino nei pressi di Catania e s’impadronì della città, poi si diresse verso Siracusa che offrì immediatamente la sua resa. Quest’esempio fu subito imitato da altre città siciliane, ad eccezione tuttavia di Palermo dove una guarnigione di Goti, confidando nella solidità delle fortificazioni, resistette qualche tempo ai Bizantini. Il 31 dicembre 535, acclamato dall’esercito e dalla popolazione, a cui, ci dice Procopio, gettava pezzi d’oro a piene mani, Belisario chiudeva il suo consolato con un’entrata trionfale a Siracusa.

b)I dati storici e la documentazione archeologica.

Paolo Monello

Nato a Vittoria nel 1953, già sindaco (1984-1987, 1991) e assessore comunale (dal 1981 al 1993 e dal 2007 al 2009), deputato nazionale del Pci-Pds dal 1987 al 1994, da anni si dedica a ricerche storiche su Vittoria ed il suo territorio, sulla base di una grande massa di documenti inediti provenienti dall'Archivio di Stato di Palermo, dall'Archivio di Stato di Ragusa, dall'Archivio Storico di Vittoria (e anche dall'Archivo General de Simancas, Spagna). Ha cominciato a pubblicare a stampa nel 1990 e dal 2012 sulla piattaforma kdp di amazon.it. Gli e-book digitali sono on line su kindle store.