Qualche parola di spiegazione

Il presente saggio è frutto del Caso, cosa che ben si addice alla concezione meliana della vita dell’uomo e che io condivido in pieno. Infatti è stato solo per caso che sono venuto a sapere dell’esistenza di un’opera dallo strano titolo: “Don Chisciotte reincarnato”, scritto e pubblicato nel 1952 dal maestro Filippo Consolino (1884-1964), padre del più noto professore Giovanni Consolino, al quale Vittoria deve un colossale studio del suo dialetto. Oggetto di una tesi di laurea, confesso che si tratta di un’opera di difficile lettura, ma che mi ha consentito da un lato di scoprire un grande poeta fino ad ora a me quasi del tutto sconosciuto come Giovanni Meli (1740-1815) e dall’altro di apprezzare le notizie storiche su Vittoria sparse nel volume del maestro e soprattutto la capacità di prevedere un futuro che poi si è realizzato: la copertura di centinaia e centinaia di ettari di terre della fascia costiera con moderne serre, per la produzione di primaticci. Nessuno -né politici né economisti- nel 1952 aveva previsto né mai parlato di una cosa del genere…

Indice

1.Il maestro Filippo Consolino: un sognatore nella Vittoria degli anni ’50 del Novecento

2.Giovanni Meli nella critica letteraria del primo Novecento. Dai componimenti bucolici alle “mpanatigghi” dell’Origlione…

3.Breve riassunto del ”Don Chisciotti e Sanciu Panza” di Giovanni Meli. Dall’ “aggiustaturi di lu munnu” alle proposte di riforma “per un munnu novu”…

4.Il valore del “Don Chisciotti e Sanciu Panza” di Giovanni Meli. L’elogio dell’agricoltura e la critica alla società settecentesca: “l’apa fa meli ed àutru lu divora…”; «Don Chisciotti ristau cripatu e mortu,/Sanciu zoppu e lu munnu ancora è tortu».

5.Il giudizio sul suo “Don Chisciotti e Sanciu Panza” da parte di Giovanni Meli. La “Visioni” e la traduzione del maestro Filippo Consolino

6.Il “Don Chisciotte reincarnato” di Filippo Consolino, un ”sognatore” nella Vittoria degli anni Cinquanta

7.Parte I. La reincarnazione degli spiriti

8.Parte II. Il Cristianesimo

9. Parte III. Il problema economico mondiale

10.Parte IV.La guerra e la pace. Una lezione di storia contemporanea

11.Un “Don Chisciotte reincarnato” nel 1952. Il commiato di Meli da Consolino

12.Filippo Consolino, Vincenzo Impellitteri e Carlo Levi. Esaltazione dell’emigrazione

13.Il maestro Consolino e la storia di Vittoria/1. La crisi della fillossera, Crispi e i Fasci siciliani

14.Il maestro Consolino e la storia di Vittoria/2. La rinascita dopo la fillossera: la vite americana, l’emigrazione e l’introduzione della “purpurea meraviglia” (il pomodoro) nel Vittoriese

15.Il maestro Consolino e la storia di Vittoria/3. Il mercato del lavoro, la burocrazia ed il fallimento del Panificio Municipale (Parte III, pag. 266-267)

16.Il maestro Consolino e la storia di Vittoria/4. Giolitti, “il ministro della mala vita”

17.Il maestro Consolino e la storia di Vittoria/5. Rizziani e socialisti nelle elezioni politiche del 1913 ed il famoso telegramma «Spara Papè!»

18. Il maestro Consolino e la storia di Vittoria/6. I soprusi del fascismo a Vittoria, i disordini dopo lo sbarco. Gli Alleati? Una delusione…

19.L’esaltazione della proprietà contadina a Vittoria e la visione del futuro: la valorizzazione della Valle dell’Ippari e della fascia costiera con le serre (!)

20.Conclusioni. “Il Don Chisciotte reincarnato”: un’opera rivolta al futuro

21.Appendice. Il prof. Carmelo Lauretta e la sua lettura dell’opera di Giovanni Meli.

1.Il maestro Filippo Consolino: un sognatore nella Vittoria degli anni ’50 del Novecento

Qualche settimana fa, la dr.ssa Sara Macaluso, una ricercatrice universitaria, avuto il mio nome dopo un lungo giro di telefonate, mi chiamò per chiedermi notizie sul vittoriese Filippo Consolino, autore di un’operetta intitolata “Don Chisciotte reincarnato”. La ricercatrice mi informò che il tema della sua tesi presso l’Università di Murcia in Spagna, era “La recepción del Quijote en la cultura siciliana desde el siglo XVIII hasta nuestros días”. Le risposi che sapevo -non so come ma forse grazie ad una mia parente che me ne aveva parlato- che il maestro Filippo Consolino era il padre del più noto prof. Giovanni Consolino, autore della monumentale tetralogia sul dialetto vittoriese pubblicata dalla mia amministrazione comunale negli anni ’80, ma che ignoravo fosse uno scrittore e che avesse scritto qualcosa su Don Chisciotte. Le diedi qualche riferimento per rintracciare le figlie del preside Consolino, non residenti a Vittoria. La cosa però ovviamente mi lasciò grande curiosità e mi misi in moto. La prima cosa che feci fu verificare se dell’opera ci fosse qualche recensione nel mensile “La Lucerna” (1946-1962) fondato dal prof. Giacomo Samperisi, di cui possiedo l’intera serie e dove si recensiva qualsiasi cosa, dalla poesiola più insignificante alla grande letteratura. Ma nessun cenno all’opera di Consolino, che evidentemente non ne era stata ritenuta degna. Poi, finalmente ho potuto rintracciare copia del volume (presente anche nella nostra Biblioteca Comunale “Angelo Alfieri”). Con mia grande meraviglia, quello che pensavo fosse un opuscoletto di qualche decina di pagine si è invece rivelato un volume di ben 366 pagine, pubblicato dalla Tipografia di Francesco Interi nel dicembre 1952 (vedi foto), a suo tempo citato con foto della copertina nella Silloge pubblicata da Attilio Zarino contenente gli stampati delle tipografie vittoriesi. Pertanto, con notevole curiosità cominciai a leggere il volume.

L’opera, dedicata al sindaco di New York dell’epoca, Vincenzo Impellitteri (figlio di emigrati di Isnello in provincia di Palermo e sindaco della “Grande Mela” dal 1950 al 1953) reca a pagina 5 lo scopo: «Traduzione in prosa italiana del poema eroicomico in vernacolo siciliano “Don Chisciotti e Sanciu Panza” del poeta Giovanni Meli”». Dunque il riferimento non era al Don Chisciotte di Miguel de Cervantes ma ad una composizione dell’abate Giovanni Meli. Alla versione in italiano del poema eroicomico di Meli eseguita da Consolino seguivano quattro parti, di cui lessi con stupore i titoli: “Reincarnazione degli spiriti” (Parte I), “Il Cristianesimo” (Parte II), “Il problema economico mondiale” (Parte III), “La guerra e la pace” (Parte IV) ed un “Commiato”. Debbo dire che l’opera è stata di lettura faticosa ma interessante e mi ha costretto -per capirne il senso- a studiare l’opera di Giovanni Meli.

Di colui che è il vanto della poesia dialettale siciliana, vissuto dal 1740 al 1815 ricordavo solo qualche verso del poesia “Dimmi, dimmi, apuzza nica/unni vai cussì matinu?/Nun c’è cima chi arrussica/di lu munti a nui vicinu…” (una poesia intitolata “Labbru”, ricordo di un sussidiario delle elementari di una delle mie sorelle negli anni ’50). Del poeta palermitano più recentemente avevo avuto sotto mano la lunga composizione intitolata “Li cosi duci di li Batii”, una poesia conosciuta da Giuseppe Pitré (pubblicata però solo nel 1915), che elenca in maniera gradevolissima i monasteri palermitani in base alle produzioni di cassate, sfinci, cannoli, frutta candita, frutta martorana etc. etc.. Pertanto la prima cosa da fare era leggere il “Don Chisciotte” di Meli, una composizione in ottave siciliane in dodici canti ed una “Visione” finale (aggiusta però nell’edizione delle opere meliane nel 1814, mentre il poema risulta composto nel 1785-86 e pubblicato nel 1787). La lettura dei versi in dialetto (ho preferito infatti attingere all’originale) è stata anch’essa lunga ma di grande piacevolezza. L’ottava siciliana è infatti composta da otto versi endecasillabi con rime alternate nei versi 1°, 3° e 5° e 2°, 4° e 6°, con due versi di chiusura (7° e 8°) anch’essi rimati, cosa che dà un’immediata musicalità e un vivido segno della grande maestria del poeta. Il quale non traduce il “Don Chisciotte” di Cervantes ma ne inventa uno tutto suo.

Ma che c’entrava il maestro Filippo Consolino con Giovanni Meli? E con la reincarnazione? Ma soprattutto: chi era Filippo Consolino? Dalle poche notizie autobiografiche sparse qua e là nel volume, apprendiamo che l’autore era nato nel 1884 da genitori «di vita intemerata» (il padre possedeva case e una vigna al Capraro), con «10 figli tutti sposati». Così Filippo Consolino scrive di sé stesso:

«Tu facevi parte d’una numerosissima famiglia dove il rigorismo morale era assoluta legge, specialmente per il carattere adamantino di tua madre e di tuo fratello Giovanni, e attraverso quelle strettezze economiche e disagi e privazioni di varia natura acquistasti tante belle abitudini, che nessuna scuola o trattato morale ti avrebbe potuto dare, fra cui quella di essere parco nel mangiare e nel bere, accontentandoti del poco e di quanto offriva la scarsa mensa familiare! A qualche tuo capriccio o cattivo bisogno istintivo si provvedeva cosi energicamente da ottenerne la totale scomparsa. Essendo la tua famiglia costretta a vivere in campagna, come tante altre, per un buon periodo dell’anno acquistasti salute e vigoria, costretto ad otto anni a recarti in paese, alzandoti spesso all’alba per arrivare in orario a scuola, percorrendo a piedi più di sette chilometri di cattiva strada, anche nell’inverno, parecchie volte la settimana, mentre nei giorni di vacanza venivi ancora in paese con qualche mezzo per le provviste familiari! Molte di quelle buone abitudini acquistate in quel poco felice periodo della tua vita, insieme alla buona educazione ricevuta da tua madre che, pur nel bisogno, non mancava di dare il buon esempio della carità verso qualche parente più povero, non ti hanno fatto sfigurare mai in qualsiasi ambiente ti sia venuto a trovare nelle varie contingenze della vita, e ti hanno aiutato a non soffrire delle sofferenze fisiche e morali che altri han dovuto soffrire, perché cresciuti nell’opulenza e accontentati in tutti i loro capricci o cattive tendenze».

Grazie allo studio ed alla tenacia, divenne un insegnante elementare. Nella sua opera l’autore accenna ad un figlio di cui è «continuo mentore» (il futuro prof. Giovanni?), di una figlia di nome Lina e della moglie (che non chiama per nome ma che mi pare si chiamasse Francesca), donna saggia e capace amministratrice della famiglia e severa educatrice dei figli. Nell’opera è citato più volte questo fratello di nome Giovanni, rappresentante a Vittoria della Società di Navigazione (e lo stesso Filippo risulta avere scritto una guida per gli emigranti nel 1915). Durante la Grande Guerra, lo troviamo soldato in Albania, dove svolge anche il compito di maestro insegnando italiano ai piccoli di un villaggio (di religione musulmana) e dove lo sorprende la fine della guerra, congedato con un giudizio di «persona di non facile contentatura». La sua esperienza di maestro lo porterà a considerare la scuola e le sue classi come un microcosmo della società umana e gli darà lo spunto per concepire la sua opera. Tra i suoi autori preferiti Victor Hugo con i suoi “I Miserabili” ma era interessato alla filosofia, alla psicologia ed allo spiritismo. Ammiratore di San Francesco, di Mazzini, Garibaldi, don Bosco ed altri benefattori citati nelle sue pagine, esprime tutta la sua ammirazione per il vice presidente Usa, il democratico Henry Agard Wallace (1888-1965)

e per l’italo-americano Vincenzo Impellitteri (originario di  Isnello in provincia di Palermo), sindaco di New York dal 1950 al 1953, cui dedica la sua opera.

E lasciando ovviamente alla dottoressa Macaluso di scrivere la sua tesi per il dottorato di ricerca, ho però voluto io stesso scrivere qualcosa su questo fino ad oggi sconosciuto “sognatore” vittoriese, la cui opera non si capirebbe se non parlassimo prima di Giovanni Meli e del suo “Don Chisciotti e Sanciu Panza”

Paolo Monello

Nato a Vittoria nel 1953, già sindaco (1984-1987, 1991) e assessore comunale (dal 1981 al 1993 e dal 2007 al 2009), deputato nazionale del Pci-Pds dal 1987 al 1994, da anni si dedica a ricerche storiche su Vittoria ed il suo territorio, sulla base di una grande massa di documenti inediti provenienti dall'Archivio di Stato di Palermo, dall'Archivio di Stato di Ragusa, dall'Archivio Storico di Vittoria (e anche dall'Archivo General de Simancas, Spagna). Ha cominciato a pubblicare a stampa nel 1990 e dal 2012 sulla piattaforma kdp di amazon.it. Gli e-book digitali sono on line su kindle store.