Riservandomi di pubblicare in seguito l’ampia storia del vigneto vittoriese che sono venuto elaborando nel corso degli ultimi mesi, voglio qui darne un piccolissimo assaggio, parlando della presenza dell’inglese Benjamin Ingham a Vittoria e poi di Vincenzo Florio. Mentre però la casa Florio stette a Vittoria appena dodici anni (1850-1862), Ingham risulta avere già un agente a Vittoria nel 1825 e i suoi successori Ingham-Whitaker vi manterranno almeno fino al 1883 la loro distilleria, che venderanno solo nel 1925: dunque per 100 anni le ciminiere di Casa Ingham hanno dominato il panorama della periferia sud di Vittoria, nella contrada di Cicchitto e nella parte detta Giardinazzo. Il presente lavoro si articola in otto brevi paragrafi (già pubblicati su fb) ma pur nella loro essenzialità ritengo potranno essere utili a coloro che volessero approfondire la questione…

Eccone l’indice:

1.Benjamin Ingham a Vittoria
2.Il Lambicco al Giardinazzo ed i magazzini di Benjamin Ingham a Scoglitti
3.Il maggior lascito di Benjamin Ingham ai Vittoriesi: “la strada degli Scoglitti”
4.Ingham e Florio a Vittoria (1850-1862)
5.La vendita della distilleria Florio a Ingham (1862) e la costruzione della nuova distilleria (1864?)

6.Il braccio di ferro tra Joseph Whitaker e i viticultori vittoriesi (1870-1872)
7.La distilleria Ingham-Whitaker al Giardinazzo tra il 1873 ed il 1874
8.L’adeguamento dell’opificio del Giardinazzo e l’intervento di Cancellieri contro l’aumento della tassa sugli spiriti (20 luglio 1879). La fine della presenza di Ingham a Vittoria


1.Benjamin Ingham a Vittoria
Percorrendo la via Pietro Gentile, si può osservare uno strano rudere di archeologia industriale, abbandonato e in rovina. Eppure è la testimonianza della presenza di un grande imprenditore di origine inglese: Benjamin Ingham (1784-1862) che, venuto in Sicilia al seguito delle truppe inglesi poste in difesa dell’Isola contro Napoleone, creò in breve un immenso impero economico, che andava dai tessuti, agli zolfi alle ceneri di soda, agli stracci (per la produzione di carta) al vino alle partecipazioni in compagnie di navigazione e ferrovie in America. Ben pochi sanno che anche a Vittoria Benjamin Ingham ebbe una notevole presenza, con la creazione di una prima distilleria, in contrada Giardinazzo.
In merito alle distillerie di contrada Giardinazzo (antico Bosco di Custureri), scrive nel 1890 mons. La China alle pagg. 193-194:
«Poi abbiamo al Giardinazzo, nella proprietà dei miei cugini Sigg. fratelli Scrofani Ciarcià, ad un miglio di distanza del paese, un gran fabbricato, col corrispondente opificio di distillazione, sin dal 1882 appartenente alla Ditta Ingham e Witacker [Whitaker] da Palermo, mentre sin dal 1850 eravi stato fatto l’impianto dalla Ditta Ignazio e Vincenzo Florio pur da Palermo. Essa Ditta, in tempi più addietro del 1850, teneva al Giardinazzo medesimo, ma in un sito più eminente dell’attuale fabbricato, un altro lambicco, che lavorava spesso, e alla cui direzione vegliava sempre il Capo-mastro Vincenzo Lorino, persona di fiducia della casa Florio».
Riassumendo quanto riferito da La China, a Vittoria sarebbero quindi esistiti:
-un più antico “Lambicco” [così venivano chiamate le distillerie] di Vincenzo Florio costruito prima del 1850 in un sito eminente in contrada Giardinazzo (oggi una depressione in cui l’arch. Susani voleva realizzare un lago ed un parco pubblico), che nella loro tesi sull’archeologia industriale a Vittoria gli arch. Giuseppe Alessandrello e Emanuele Cicciarella e poi l’arch. Giovanni Perucci identificano con il cosiddetto “baglio Scrofani”);
-un secondo “Lambicco” dello stesso Vincenzo Florio in funzione dopo il 1850 costruito più in basso, sempre su terra appartenente agli Scrofani-Ciarcià. Tale distilleria (capace di “bruciare” 200 hl di vino al giorno, con funzionamento saltuario però), sempre secondo La China, nel 1882 sarebbe passata in potere della ditta Ingham-Whitaker. Questo stesso impianto (come ci dicono Alessandrello, Cicciarella e Perucci) nel 1925 fu venduto all’imprenditore vittoriese Pluchino e trasformato nella fornace di calce di cui oggi vediamo le tristi rovine.
Insomma, secondo La China, avremmo avuto presenti a Vittoria prima del 1850 e fino al 1882 solo i Florio, mentre la società Ingham-Whtaker sarebbe venuta da noi solo nel 1882.
Pur essendo molto documentato, ogni tanto La China sbaglia e a volte, riferendosi ad errori altrui, scriveva: «quandoquidem dormitat Homerus», per dire che ogni tanto «l’intelligenza sonnecchia» e si prendono cantonate…E l’avere proprio ignorato la presenza di Ingham a Vittoria è un caso lampante di una sua svista, che non capisco come si sia potuta verificare in uno studioso attento come La China, cui non mancavano i documenti.
Ingham risulta infatti presente a Vittoria almeno prima del 1853, come ci dice il sindaco Giovanni Leni in una sua relazione, che attesta per quell’anno la contestuale presenza a Vittoria di due distillerie: una di Ingham e l’altra di Florio, che distillavano vini per ricavarne alcool, acquistandoli ad un buon prezzo (a tarì 13 il barile), e che inoltre si rifornivano anche di vini vittoriesi, da usare come vini da taglio per rafforzarne altri e spedirli sui mercati esteri da Marsala.
A conferma invece della sola presenza di Ingham, ci viene in soccorso Orazio Busacca, che riferisce l’acquisto assai opportuno da parte della ditta marsalese a Vittoria di vini «da bruciare» nel 1858 a tarì 20/30 e nel 1859 a tarì 23/30: prezzi all’epoca assai elevati. Che però il funzionamento della distilleria Ingham fosse saltuario, è dimostrato dalla nota del marzo 1872, in cui Busacca scrive:
«Grande provvidenza quella di essere venuta la fabrica del Lampico o alcol del proprietario Signor Ingam che comprando vini guasti e semi guasti, che cominciò in Gennaio a tari 15, poi 18, indi a tari 21, dopo a tari 23 e sino a tari 24 per le grande partite, ma per le piccole partite o botticelle a tari 20, e ciò per ogni barile consueta misura di litri 80».
Con tutto il rispetto per La China, dunque le cose stanno in maniera diversa da come ci dice, in base alle testimonianze prima di Leni e poi di Busacca e come nuove acquisizioni documentarie contenute in due tesi di laurea ci hanno confermato da qualche anno: cito a questo proposito la tesi della dr.ssa Irene Failla dal titolo “L’imprenditoria del vino a Vittoria nella seconda metà dell’Ottocento” (dell’a.a. 1999-2000, basata sulla corrispondenza inedita tra la ditta Ingham Whitaker e l’agente vittoriese Rosario Carfì-Pavia) e la tesi dell’arch. Giovanni Perucci su “La distilleria del Consorzio Agrario” dell’a.a. 2002-2003, ricchissima di documentazione inedita. Entrambi i saggi documentano -alla luce anche di numerosi studi e di alcuni documenti dell’Archivio Ingham di Marsala- l’antico e unico interesse di Benjamin Ingham per la piazza di Vittoria sin dal novembre 1825.
Prima dei due ricercatori vittoriesi, della presenza di Ingham a Vittoria hanno parlato vari studiosi nelle loro opere: tra i primi Francesco Brancato, “Benjamin Ingham e il suo impero economico” (Napoli 1993), ed in ultimo il prof. Orazio Cancila che nella sua “Storia dell’industria in Sicilia” (Laterza 1995), citando un saggio di Rosario Lentini su “La presenza degli Inglesi nell’economia siciliana” (in “La storia dei Whitaker”, di R. Trevelyan, Sellerio 1988), scrive che:
«…A metà degli anni 20, inoltre, [Ingham] impiantava a Vittoria un lambicco per produrre alcool dalla distillazione del vino, che serviva allo stabilimento marsalese»: dunque Vittoria al servizio del Marsala, già allora in grande fama.
Occorre però precisare che lo scopo primario della produzione di alcool (detto “spirito”) non era quello di metterlo in vendita, ma di usarlo per “fortificare” i vini e renderli più resistenti ed adatti alle lunghe traversate transoceaniche. Questa “sofisticazione” in Sicilia era stata introdotta dall’inglese John Woodhouse (la cui famiglia si era stabilita a Marsala intorno al 1773) ai primi dell’Ottocento. Ne ho trovato traccia in una lezione del febbraio 1805 dell’abate prof. Paolo Balsamo, il quale sottolinea come l’impiego dell’”acquavite” (insieme a ripetuti travasi) fosse il rimedio migliore per rendere i vini più durevoli e renderli più adatti alla navigazione. Tale pratica era usata dagli Spagnoli per il madera e dai Francesi per il borgogna. Ma in tempi di guerra e di “blocco continentale” ai consumatori inglesi era divenuto impossibile rifornirsi di madera e borgogna. Pertanto Woodhouse aveva “inventato” il Marsala, mescolandolo con il 25% di alcool ad ettolitro. Imitando Woodhouse, tale operazione di “sofisticazione” fu fatta propria anche da Benjamin Ingham, che dopo il 1819 aumentò la sua presenza nel settore vitivinicolo. A questo scopo, non solo incentivò la piantagione di vigneti nel Trapanese ma creò anche delle distillerie nei luoghi di produzione vinicola più rinomati dell’Isola, tra cui appunto Vittoria, dove si produceva un forte vino nerissimo, dal 1816 denominato “Scoglitti”, dal luogo da dove veniva spedito. Era stato il barone Francesco Contarella nel 1816 a imbarcare vino direttamente dallo scaro (preciso che il termine non è l’equivalente di “scalo” ma indica un approdo senza moli) di Scoglitti verso Genova, saltando la costosa e antica intermediazione dei commercianti messinesi, anche per combattere la profonda crisi in cui era caduta l’economia dell’Isola dopo l’abbandono di essa da parte del corpo di spedizione inglese, formato da 15.000 soldati.
Ma cerchiamo ora di ricostruire le vicende delle due distillerie Ingham al Giardinazzo, usando alcuni documenti tratti dall’Archivio Ingham di Marsala da Giovanni Perucci (e da me trascritti e riletti).

Paolo Monello

Nato a Vittoria nel 1953, già sindaco (1984-1987, 1991) e assessore comunale (dal 1981 al 1993 e dal 2007 al 2009), deputato nazionale del Pci-Pds dal 1987 al 1994, da anni si dedica a ricerche storiche su Vittoria ed il suo territorio, sulla base di una grande massa di documenti inediti provenienti dall'Archivio di Stato di Palermo, dall'Archivio di Stato di Ragusa, dall'Archivio Storico di Vittoria (e anche dall'Archivo General de Simancas, Spagna). Ha cominciato a pubblicare a stampa nel 1990 e dal 2012 sulla piattaforma kdp di amazon.it. Gli e-book digitali sono on line su kindle store.