Dopo la monografia su San Francesco di Paola e sulla Grazia, ecco lo studio su “La chiesa e  il convento dei Cappuccini a Vittoria”. Sembra strano, ma l’ultimo dei conventi del Seicento (nato nel 1697, dopo quello della Grazia del 1634 e l’ospizio di San Francesco dal 1683) è quello che più ha influito su quattro elementi che caratterizzano la storia di Vittoria. Il primo è l’acqua: precisamente l’acqua del secreto Cristoforo Garì, oggi fonte pubblico detto “dei leoni”, ma prima conosciuto come “Acqua nuova”. Creato dopo il 1721, fatto rifare dai sindaci Jacono e Leni negli anni ’70 dell’Ottocento, fu poi completato nel 1881 da Cancellieri, che ne portò l’acqua in esubero a San Biagio, per risanare il quartiere, creando la fontana della piazza oggi Giordano Bruno e in un abbeveratoio in fondo a via San Martino. Il secondo elemento è relativo allo sviluppo economico e al commercio: dai Cappuccini fu richiesta e ottenuta la fiera della Madonna di Loreto, poi divenuta di San Martino, poi inglobata nell’Emaia e…(oggi non saprei). Il terzo elemento è l’assistenza ospedaliera. Nel 1876 e poi dal 1880 nei locali del convento, espropriati dallo Stato a seguito delle leggi del 1866-67, nacque un ospedale, funzionante fino agli anni ’60 del Novecento. Il quarto, infine: la Villa Comunale, realizzata nel 1931 dal podestà Michele Maltese (a prescindere dal fatto che fosse un fascista, fu un capace amministratore e fare storia significa sempre “dare a Cesare quel che è di Cesare”…) sui terreni dell’antica selva dei Cappuccini, espropriati nel 1867. Acqua, commercio, assistenza sanitaria, la villa comunale. Che sarebbe stata e che sarebbe oggi Vittoria senza i Cappuccini?

Pubblico pertanto l’indice del saggio:    

1.La chiesa e il convento dei Cappuccini oggi.

2.I luoghi, la nascita del convento e la concessione del “terzo d’oncia” su carne e pesce.  

3.Culti dei primi tempi e rare sepolture nella chiesa. La donazione di don Cristoforo Garì (1721).

4.La lite con don Orazio Mandarà e la questione del “terzo d’oncia” sulla neve.

5.Altri benefattori e le vicende della chiesa del Santissimo Cristo alla Colonna. Lo scontro con l’arciprete Ricca.

6.Lo sviluppo di Vittoria e la proprietà della terra nei dintorni del convento tra il 1714 ed 1748.

7.La Madonna di Loreto e fra’ Fedele da Vittoria. La fiera di Loreto e le lunghe controversie con il Comune (1796-1846).

8.La finanza statale d’ancién régime ed i bilanci di Vittoria dal 1638 al 1813. La questione della terza d’oncia dei Cappuccini.

9.Il convento tra la fine del Settecento e il 1867. Personalità notevoli.

10.I beni dei Cappuccini di pubblico dominio. La retrocessione di chiesa e convento.

Come “assaggio” del contenuto, riporto il paragrafo 3, nella parte relativa alla donazione Garì:

3.Culti dei primi tempi e rare sepolture nella chiesa. La donazione di don Cristoforo Garì (1721).

Relativamente ai culti, dall’atto di fondazione deduciamo che nella chiesa, oltre San Francesco d’Assisi, sarebbero state venerate la Madonna e Santa Maria Maddalena, che sin dall’inizio diede il suo nome alla chiesa, come oggi lo dà alla parrocchia. Per quanto riguarda la chiesa, le sepolture solo di membri della famiglia Toro, sembrerebbero escludere l’uso generalizzato come cimitero . Ma sin dall’inizio, per una donazione, i Cappuccini incisero notevolmente nella vita e nella storia della città. Scrive il barone Salvatore Paternò:

«Tra i benefattori del nostro Comune non deesi mettere in dimenticanza il Segreto Cristofolo Garì oriundo di Palermo, che nel 20 ottobre del 1721 concesse la facoltà ai PP. Cappuccini di cavare un acquedotto nelle sue terre chiamate la Vignazza in contrada dei Comuni, onde incanalare l’acqua d’una sorgente collo scopo di ergere un fonte per uso del popolo, e l’esubero avvalersene il convento per la selva colla facoltà nel caso di essere esorbitante l’acqua poterla locare per l’orto della chiesa di S. Biagio dovendosi col fitto comprar cera per la chiesa dei Cappuccini».

La China a pag. 43 dei suoi Dialoghi scrive di Garì con le stesse parole di Paternò, poi aggiunge:

«L’acquedotto venne realmente cavato, ed il popolo sin’oggi gode di acqua abbondante, mercé l’azione generosa di quel benefattore Garì». In seguito, in epoca a lui vicina «in esso acquedotto si eseguirono lavori di escavazione per approfondirlo fino alla via dei Mille, e nel punto da noi chiamato l’acqua nuova vi si eresse una spaziosa fonte». Di Garì La China parla poi a pag. 262, come uno dei fondatori dell’Opera del Santissimo Sacramento al Circolo, nata nel 1723, con atto del 1° dicembre, sottoscritto appunto da don Cristoforo Garì (secreto in quegli anni), dal barone don Antonino Custorieri , da don Orazio Mandarà ed altri.

A queste scarne notizie, grazie ai riveli del 1714 e del 1748, siamo in grado di aggiungerne altre, che dànno spessore ai due personaggi, di origini palermitane. Il padre don Giuseppe era stato procuratore del Conte per lunghi anni, al tempo della concessione del quarto mulino nel 1666, dopo la richiesta dei maggiorenti della città. Di lui riferisce altre notizie Giuseppe Barone, che parla di un mancato rendiconto, che avrebbe causato il sequestro dei suoi beni. Dal rivelo dei Giurati annesso al censimento del 1714, leggiamo che dopo la morte di don Giuseppe, ai suoi eredi fu sequestrato il suo patrimonio, forse perché don Giuseppe non aveva presentato i rendiconti della sua gestione. Nel “Revelo del Patrimonio della Corte di Modica delli beni allodiali spettanti all’Ill.e Conte di Modica incorporati contro l’eredità del qdm. don Giuseppe Garì” leggiamo che furono sequestrati i seguenti beni:

«In primis…una tenuta di terre chiamate Cannavate sotto acqua di salme quattro et altre salme otto di terre sopra acqua coste lavorative ed incolte nel terr.o di questa e q.ta chiamata di Cappellares confinante col fego chiamato di Cappellares con il fego del Castelluccio e tenuta della Nipitella, la quale si gabella per onze trenta ogn:anno come in atto è gabellata per anni sei a Pietro di Falco per atto di liberatione nell’atti di detto Patrimonio che valutata al 7 per 100 il capitale importa… 428.17

E più…un giardino con salma una di terre coste con tummina quattro di terre chiamate Cannavate e con canneto nel terr.o del Comiso e q.ta chiamata di Cammarana conf. con le terre sott’acqua del Monasterio di Santa Teresa del Comiso sotto titolo di San Gioseppe, con il fiume di Cammarana e via pp.ca il quale si gabella assieme con l’infrascritte terre coste e canneto per gabella sola di giardino onze dieci ogn.anno come per liberatione appare unita con le sudette terre coste che…[sommano] onze 142.25

E più… salme due e tt.li otto di terre dette coste con canneto nel terr.o di q.a e q.ta di Cammarana conf.te con terre coste dell’eredi del qdm. don Francesco Castilletti terre coste dell’eredi del qdm don Gioacchino Taranto, le quali si gabellano onze due e tarì quindeci a computo d’onze dodeci e tarì quindeci incluse l’antedette onze dieci gabella del giardino et altre di sopra con detto giardino per esser in unica liberatione che…[sommano] onze  35.21

E più…il cenzo proprietario di salme trentacinque formento che pagano ogn:anno l’emphiteuti eredi del qdm. barone don Nicolò Leni Celestre sopra un mulino olim del detto di Garì et a detto Patrimonio incorporato ex.nte nella Cava di Cammarana confinante con il paratore di don Carmelo Giudice e via pp.ca come appare per atto emphiteutico che valutato in denari ad onze una e tt. diciotto salma sono onze cinquantacinque annuali che valutati al sette per cento il cap.le importa onze settecento ottantacinque tt. ventuno gr. otto  e picc. due…onze 785.21

E più…onze otto di cenzo annuale proprietario sopra due paratori concessi ad emph.sim al qdm. Isidoro lo Giudice posti nel terr.o di questa e sudetta cava di Cammarana…onze  114.8

E più…una vigna di migliara sessantacinque nel terr.o di questa e q.ta della Corte seu S.to Placito conf. con la vigna di Gaspare Ligante, e chiusa dell’eredi del qdm. Filippo Toro, la quale valutata dall’esperti ad onze tre lo migliaro incluso il frutto pendente sono onze centonovantacinque alle quali aggiunte onze quaranta per prezzo delle mura di detta vigna pure valutati dall’esperti in tutto fanno la somma d’onze duecentotrentacinque…onze 235

E più…un’altra vigna di migliara diciotto nella detta q.ta della Corte confinante con le vigne olim del  qdm. don Giovanne Crespos con le terre chiamate delli Communi e l’infrascritta vigna quasi depersa, le quali valutate dall’esperti ad onze quattro lo migliaro sono onze settantadue alle quali aggionti onze sedici prezzo delle mura di detta vigna valutati come sopra in tutto fanno la somma di onze 88

E più…una vigna di migliara ventiotto quasi depersa ex.nte in detta contrata della Corte conf.te con la vigna di don Dionisio Zapparrata e con la vigna di sopra revelata la quale fu valutata dall’esperti una con la portione del muro che competisce a detta vigna ad onze due lo migliaro per esser totalmente depersa come per nova revisione dell’arbitri…onze 56

E più…due dispenze seu magazeni di vino una dammusata e l’altra con tetto di canni nel q.ro di San Giovanne conf. con case dirute olim del qdm. don Gioseppe Garì et al presente incorporate come sopra e strata publica, le quali un anno per l’altro si ponno locare per onze tre che valutati al 7 per 100 il capitale importa onze quarantadue e tt. venticinque…onze 42.25». In tutto furono sequestrati beni del valore di onze 1928.27!

Ho segnato in grassetto le due partite di vigne per complessive m.ra 46 in contrada dei Comuni, perché penso siano proprio quelle dette la Vignazza, perché in dialetto il termine vignazza indica una vigna abbandonata, cioè depersa ed un terreno precedentemente coltivato a vigne. Ma se don Cristoforo, figlio di don Giuseppe [cavaliere di S. Giacomo, Governatore Generale e Procuratore dello Stato dell’Ecc.mo Signore Almirante Conte di Modica], poté dare ai frati Cappuccini la facoltà di scavare l’acqua poté farlo perché ritornò in possesso pieno dell’eredità paterna, per come risulta anche da un atto notarile del 1739, col quale costituì una rendita di 30 onze al sac. don Ignazio Ciancio, imponendole «sopra specialiter il molino e sopra quelle due paratori ex.nte nella Cava di Cammarana».

Garì nel 1725 risulta anche sindaco apostolico degli Osservanti della Grazia.  Ma ecco il documento della donazione:

«Die vigesimo octobris decimequinte Ind. Mill. Sept.mo Vigesimo Primo     20 ottobre1721

Per hoc presens pp.cum instrumentum clarescat omnibus et sit notum qualiter don Cristopharus Garì Fidelissime Urbis Panormi, et ad presens habitator huius Civitatis Victorie m.n.c.c.n. considerans, et attendens ad maximam devotionem, quam semper gessit, et gerit erga Venerabilem Conventum Cappuccinorum, volens ne tanta devotio irremunerata pertranseat, sed condignis retributionum meritis equipareant, et corrispondeant ea donatione, que dicitur mera, pura, simplex, absoluta, irrevocabilis, et irrevocabiliter inter vivos precedente tamen prius infrascripta clausula, et conditione sub qua…sponte de eius animo deliberato per se, et suos donavit, et donat, dedit, et dat, titulo et causa huiusmodi donationis inrevocabilis, et irrevocabiliter inter vivos per sollemnem stipulationem realiter tradidit, et assignavit, et habere licere concessit, et concedit dicto Ven.li Conventui Cappuccinorum, et pro eo eius Syndaco Apostolico absenti me notaro pro eo stipulante, et ab eo pro se et suis recipiente, jus, potestatem, et facultatem fodendi in eius terris vocatis le vigne e vignazze di Garì ex.ntibus in territorio huius predicte Terre et q.ta delli Communi ad effectum inveniendi aquam, et ea inventa, si erit constructa fons pro servitio populi aqua predicta debeat permeare per dictum fontem, et postea de eo in horto dictorum RR. Patruum Cappuccinorum in eo irrigando, et non aliter.

Totum dictum jus ut supra donatum… Francum…Undeque…Ad habendum ab hodie in antea… Cedens…Clausula vero et conditio sub qua fuit facta mentio hec est:

quod in casu predicta aqua erit superflua pro irrigando horto dictorum Patruum Cappuccinorum tali casu ut dicitur li spandenti superflui di detta acqua l’abbiano da dare per servigio dell’orto della Venerabile Chiesa di S. Blasio, con questo però che secondo la quantità dell’acqua, della quale si servirà detto orto di S. Blasio, dovessero li Procuradori di detta Chiesa, seu il gabelloto di detto orto, contribuire una elemosina arbitrianda da due persone esperte eligende, una dal Sindaco Apostolico di detti P.ri, e l’altra dalli Procuratori di detta Chiesa, et in casu di discordia per un terzo eligendo dal Parroco di questa Città, qui pro tempore erit ogn’anno, ad effetto che dal Sindaco Apostolico di detti Padri Cappuccini s’impiegasse in compra di cera, olio, et altri giogali per servigio della Chiesa di detto Convento pell’anima, e intenzione del detto di Garì donante, et non aliter. Quamquidem presentem donationem irrevocabilem, et irrevocabiliter inter vivos, omniaque et singula in ea contenta, et expressata supradictus donans per se et suos…promisit et promittit Et specialiter cum juramento etc.

Testes rev. sac. don Franciscus Molé, don Thomas Nicoscia, et U.J.Dr. don Joseph Carolus Occhipinti.

Io don Cristofaro Garì confirmo come sopra.

Ex actis qdm. not. don Blasij Terlato huius Civitatis Victorie…

Copia donationis inrevocabilis pro Ven.li Conventu RR.PP. Cappuccinorum Victorie cum Cristofaro de Garì».

Da ulteriori documenti, sono stato in grado di individuare le terre di Garì dette la Vignazza nell’attuale porzione di abitato da piazza Senia a scendere verso via Adua, nella certezza che fino al 1885 la trazzera di Garì fu meglio conosciuta come via Carlo Pisacane…

Paolo Monello

Nato a Vittoria nel 1953, già sindaco (1984-1987, 1991) e assessore comunale (dal 1981 al 1993 e dal 2007 al 2009), deputato nazionale del Pci-Pds dal 1987 al 1994, da anni si dedica a ricerche storiche su Vittoria ed il suo territorio, sulla base di una grande massa di documenti inediti provenienti dall'Archivio di Stato di Palermo, dall'Archivio di Stato di Ragusa, dall'Archivio Storico di Vittoria (e anche dall'Archivo General de Simancas, Spagna). Ha cominciato a pubblicare a stampa nel 1990 e dal 2012 sulla piattaforma kdp di amazon.it. Gli e-book digitali sono on line su kindle store.