Al titolo «Vittoria e i Vittoriesi.0» ho fatto seguire ben otto saggi, per coprire i 150 anni circa di storia che vanno dalla fondazione al 1748. In «Vittoria e i Vittoriesi.1» tratto ex novo ancora de «La fondazione e l’assestamento (1606-1682)», riprendendo in parte quanto già pubblicato ed in parte ampliando e precisando. Ecco l’indice:

1.La fondazione: aspetti giuridici ed economici. Vittoria Colonna e gli amministratori della Contea.

2.La “Carta Costituzionale” della nuova Terra di Vittoria. I diritti ed i doveri. L’enfiteusi.                                                                                 

3.I luoghi prima della fondazione di Vittoria. Il paesaggio agrario, i nomi antichi delle contrade e le vie.  Box.La Contea nel 1549.

4.I luoghi dove nacque Vittoria. La provenienza dei primi coloni.

5.I primi edifici pubblici e le case della Corte.

6.La classe dirigente e l’amministrazione della nuova Terra. Sacerdoti, secreti ed altri funzionari. 

7.Le chiese ed i quartieri dei primi tempi (1616-1682).

8.L’ordine pubblico. Box.Vega e i banditi del Torillo (1547).

9.Le gabelle e i gabelloti. L’organizzazione finanziaria del Regno di Sicilia.

10.L’andamento demografico dal 1611 al 1682.

Appendice:

Serafino Amabile Guastella su Vittoria (da Notizie storiche su Chiaramonte Gulfi di padre Samuele Nicosia, 1882, pagg. 152-158).

Dopo aver precisato ulteriormente le ragioni della fondazione, passo in rassegna la situazione dei luoghi prima della fondazione, con i nomi delle antiche contrade e soprattutto alle origini dei primi coloni (mi si consenta una battuta: se c’erano “banditi”, essi venivano da Comiso, Modica, Ragusa, Chiaramonte, Scicli etc. etc…).

Particolare attenzione ho poi dedicato ai primi edifici pubblici, alla classe dirigente laica e religiosa, all’ordine pubblico ed all’organizzazione tributaria del nuovo borgo, nell’ambito ovviamente dell’organizzazione finanziaria del Regno. Ritorno quindi sull’andamento demografico del primo secolo di vita, con i picchi di mortalità di cui ho già parlato in un altro articolo ed infine riporto l’illuminante testo di Serafino Amabile Guastella sul dialetto vittoriese ed i suoi rapporti con il chiaramontano, che a mio avviso fa di Vittoria una “figlia” di Chiaramonte: segno che il maggior numero di coloni provenne dalla cittadina assisa sui monti…

Per chi ancora credesse alla favola dei luoghi deserti e dei banditi, ecco una breve sintesi di come erano i luoghi ai primi del Seicento. Sul toponimo “Grotte Alte”, citato da Paolo La Restia nella sua relazione del 30 marzo 1604, ecco quanto è stato possibile desumere dalle fonti:

«Oltre che nella relazione di La Restia,  il toponimo è confermato nei documenti relativi all’appalto del castello e della chiesa (Raniolo 1990). Infatti il 4 marzo 1607, nel Castello della Città di Modica, nell’appaltare la costruzione del castello di Vittoria, si scrive:

«Perché la S.ra donna Vittoria Colonna come matre, tutrice e balia del  Sr. Don Giovanni Alfonso Enriquez de Caprera Conte di Modica ha di fabbricare una nova Terra in lo territorio di questo Contato alla q.ta di Grutte Alte nominata la Vittoria conforme al privilegio che sopra ciò have ottenuto…». La stessa formula, con alcune varianti, è utilizzata per il documento dell’appalto della chiesa, del 6 marzo. Altre notizie sullo stato dei luoghi ricaviamo dal testo della concessione dei due mulini per l’annata 1609-1610. La Corte Patrimoniale di Modica in quell’occasione si impegnò di fronte al concessionario Leonardo di Gregorio, a «murare di calce e rina» due o tre «rotture di saye», mentre «nelli vignali di Paolo Custureri si habbia di fare un passaturi per undi passa la china dello vallone del charamidaro», per consentire agli abitanti del futuro insediamento di andare a macinare in detto mulino.  Da una mappa acclusa al bell’articolo del 1975 di Stella Patitucci sul sepolcreto di Vittoria , apprendiamo che il ciaramiraro era nella costa del Colledoro, di fronte all’attuale Orto del Crocifisso, un’individuazione che ci servirà in futuro. Siamo nella zona del Canale, come ancora oggi viene nominata la fascia di terra che scende verso la valle proprio tra la collina di Colledoro e la costa dell’Orto del Crocefisso. Il ciaramiraro sorgeva a sinistra, scendendo verso la valle. Proprio lì, nei vignali di Custureri, si doveva creare un passaggio, per consentire agli abitanti di scendere dal pianoro per andare a macinare ai due mulini: in sostanza di percorrere quella che in seguito verrà definita la scesa dei due mulini. Dai documenti sappiano che Paolo Custureri (insieme col fratello Filippo) aveva ottenuto terre nella zona sin dal 1588, per l’esattezza in contrada Puzzo di Scorcio,  ben 20 salme «incluso lo cozzo della Tana della Lupa et costa seu Cozzo di don Leonardo, con trazera che deve restare in menzo che va alla biviratura, con vignali di Matteo Novello e terre di Corte». Per l’individuazione dei siti citati, possiamo arguire che, passandoci in mezzo la via che da Comiso andava alla biviratura, lo cozzo della Tana della Lupa fosse a destra (quindi il Colledoro?) e la costa seu cozzo di don Leonardo si trovasse a sinistra (la Martorina?). In ogni caso, se il ciaramiraro esisteva già nel 1607, la biviratura  è anteriore al 1588…

Il toponimo Grotte Alte compare poi di nuovo solo poche volte: nel 1623, e precisamente nel rivelo di Antonino Custureri (figlio ed erede di Paolo), nella denominazione “Grutti auti seu lo molino”; nel 1748 solo come toponimo, poi non ce ne è più traccia (almeno nei documenti esaminati fino ad oggi). 

Riepilogando, al momento della fondazione e alla luce della documentazione degli anni seguenti (concessioni di terra e riveli del 1616 e del 1623), questa sembrerebbe essere la sequenza delle contrade nell’area di Grotte Alte a partire dalla zona dell’attuale ospedale:

a) Pozzo di Scorcio o Critazzo (o Critazzi), cui seguiva il cosiddetto Pozzo di Mezzasalma o Costa del Canale;

b) a Pozzo di Scorcio (che probabilmente oltre alla collina del Colledoro comprendeva anche parte del pianoro) c’erano vignali con ciaramiraro di Paolo Custureri (anteriore al 1607);

c) ai piedi del ciglio roccioso di Grotte Alte, c’era la biviratura vecchia (oggi nell’Orto del Crocifisso); seguivano poi:

d)Grotte Alte o molino (zona del Castello e dei due mulini alla base della salita;

e)sul pianoro c’erano vignali appartenenti ad altri Comisani (tra essi il genero di Custureri, Antonuzo Garofalo, con ruderi e un baglio con case nell’area dell’attuale Piazza Ricca dove sorge la basilica, come leggiamo appunto nel testamento di Antonuzo Garofalo del 1632, laddove si dice che possedeva case “ubi ad praesens constructa est Victoria”…

Paolo Monello

Nato a Vittoria nel 1953, già sindaco (1984-1987, 1991) e assessore comunale (dal 1981 al 1993 e dal 2007 al 2009), deputato nazionale del Pci-Pds dal 1987 al 1994, da anni si dedica a ricerche storiche su Vittoria ed il suo territorio, sulla base di una grande massa di documenti inediti provenienti dall'Archivio di Stato di Palermo, dall'Archivio di Stato di Ragusa, dall'Archivio Storico di Vittoria (e anche dall'Archivo General de Simancas, Spagna). Ha cominciato a pubblicare a stampa nel 1990 e dal 2012 sulla piattaforma kdp di amazon.it. Gli e-book digitali sono on line su kindle store.