Parallelamente all’elaborazione dei saggi, pubblicai tre volumi di “Fonti per la ricostruzione della classe dirigente nel Seicento”. Nella Parte I, trattai degli atti notarili relativi a religiosi.

Prima di darne un breve saggio, ecco un primo elenco dei nomi di religiosi desumibili dai registri parrocchiali dal 1609 al 1622.

a) Cappellani

don Antonio d’Allibrio oratore e cappellano della chiesa di S. Gio. Battista dal 3 novembre 1607 eletto dal Governatore Generale Paolo La Restia; prorogato fino al 31 agosto 1609; don Vincenzo Manenti, cappellano, nominato dal 1° settembre 1609 fino al 31 agosto 1610; don Giacomo Morana dal 1° settembre 1610 al 31 agosto 1611; don Matteo Pisana, dal 1° settembre 1610 al 31 agosto 1611; don Vincenzo Sesto cappellano nel 1617; don Mariano Sortino cappellano nel 1617; don Giovanni Lio (o de Leo) cappellano dal 1622.

In seguito alla fondazione della parrocchia, nel corso del Seicento furono Parroci:

don Vincenzo Sesto dal 1640 al 1647; don Santoro Garofalo 1648-1656; don Francesco Calioto [o Galeoto o Galeota] 1656-1664; don Silvestro Mezzasalma, dal 1664 al 1675; don Giacinto Zacco 1675-1680; don Giacinto Salemi 1680-1682; don Carlo Pirola 1682-1683; don Mario La Lisa 1683-1715.

Dal 1715, il parroco di San Giovanni divenne Arciprete: don Desiderio Ricca 1715-1730; don Enrico Ricca 1731-1784.

Le fonti da cui ho estratto le notizie per l’individuazione dei gruppi dirigenti religiosi nella Vittoria del Seicento, sono dati dagli atti acclusi ai riveli da parte dei seguenti notai operanti a Vittoria:

1) Gio. Battista Indovina (1652-1659); 2) Isidoro Occhipinti (1652-1670); 3) Giuseppe Mandarà (1657-1682); 4) Blasio Cannizzo (1662-1682); 5) Francesco Puzzo Carrubba (1673-1682); 6) Giacomo Ottaviano (1674-1682); 7) Teodoro Spada (1676-1682); 8) Gaetano Occhipinti (1677-1682).

Da centinaia di atti passati in rassegna, ecco l’elenco dei religiosi vissuti a Vittoria nel Seicento e che rappresentano una parte cospicua di proprietari di beni (case, terreni, denari) in città. Di ognuno di essi, in ordine alfabetico, ho riportato gli atti relativi. Eccone i nomi:

Avola o Aula Pietro d’, Battaglia don Francesco, Brancato don Tommaso, Calanda don Vito, Calandra don Antonino, Cancilleri don Pietro, Carfì don Antonino, Catalano don Vito, Ciancio don Giuseppe, Falcone don Alfio, Gafà don Silvestro, Giaquinta don Giovanni Maria (e il notaio Blasio Cannizzo). Gugliotta don Isidoro (1636-1709), Gurreri don Francesco. Indovina don Andrea, Infovina don Gio. Battista, La Carrubba don Giovanni, La Cognata don Antonio, Lauretta don Biagio, Lauretta e Brancato don Biagio, Lo Judici don Antonino, Lojudici (o Lo Giudice o Lo Judici) Giovanni Battista e Andrea, Lo Judici don Isidoro, Magro don Michele, Mallo don Vincenzo, Mandarà don Antonino, Mezzasalma don Silvestro (+1675, parroco), Miceli (o Micheli o di Micheli) don Antonino, Miceli (o Micheli) don Mario (1637-1682, inquisitore), Migliorisi don Francesco, Molé don Giovanni, Montalto don Giovanni, Novello don Tommaso, Occhipinti don Vincenzo, Ottaviano don Francesco e don Pasquale, Palmeri don Corrado, Pancari don Filippo, Pinedo dottor Pietro e don Mario, Pirola don Carlo (+1683, parroco), Scrofani don Giovanni, Spinella don Giuseppe, Toro don Tommaso (+1685).

Tra essi, come esemplificazione, in questa presentazione ho scelto di riportare gli atti relativi a don Andrea Indovina (1620-1684).

Figlio del notaio Antonino (secreto nel 1620-1621),  fratello del notaio Gio. Battista, compare in ben 16 atti, di cui solo in uno come procuratore della chiesa di San Giovanni. E’ uno dei firmatari della richiesta del quarto mulino nel 1666, ma già lo conoscevamo per il ruolo svolto nell’istituzione del monastero di Santa Teresa (cfr. La China, pag. 303 e 307).

«A 26 gennaro 7 Ind. 1654.

M.ro Vincenzo et Angela jugali di Castilletti…venderono al sac. don Andrea Indovina una casa terrana…nel q.ri di San Gio. Battista confinante con case del detto d’Indovina per prezzo di onze otto…di qontanti…» (atto n. 122). Ma non solo case, come già infatti sappiamo.

«A 7 febraro 14 Ind. 1661.

Gio. Simone Lo Cicero della Terra di Spaccaforno come procuratore della Ill.ma d. Vittoria Statella e Caruso et La Restia vid. rel. del quondam Ill.e don Gioseppe La Restia…vendio al sac. don Andrea Indovina…due poteghe con loro pinnate ex.nti nella pubblica Piazza, confinanti con altra potegha del detto d’Indovina, potegha dell’heredi del quondam Angelo La Cutrera et altri, per lo prezzo di onze trentasei…» (atto n. 198).

Raniolo riporta l’atto di vendita al 22 ottobre 1661, mentre il 7 febbraio la vedova avrebbe riavuto in possesso le botteghe dagli enfiteuti Giuseppe Lo Giudice e Felice Lupo. Probabilmente l’atto del 22 ottobre è solo la ratifica da parte della nobildonna di quanto fatto dal suo procuratore il 7 febbraio.

Nel novembre 1661 «Vincenzo Meli vendio cum pacto de retrovendendo fra anni quattro al sac. don Andrea Indovina…una casa terrana…nel q.ri di San Gio. Battista confinante con casa di Vincenzo Armellino et altri per prezzo di 9 unzi…di contanti…» (atto n. 137).

«A 6 marzo 5a Ind. 1667.

Nicolao et Andreana jugali di Cardello vendero al sacerdote don Andrea Indovina una casa terrana con un luogo d’altra casa di detto ex.te in questa predetta Terra nel q.rio della Piazza conf. con altra casa del detto compratore casa del marchese di Cannicarao, con un luogo di Nicasio Marangio, et altri confini, per lo prezzo di onze dieci…» (atto n. 42).

«A 4 aprile 5a Ind. 1667

M.ro Giovanne Cutrera alias Spinello di Chiaramonte vendio al sacerdote don Andrea Indovina una apotheca consistente in dui corpora con sua pinnata e pileri, sita et posta in questa suddetta Terra et nella Piazza conf. con altra apotheca di detto compratore, apotheca di Paulo longobardo, et altri confini, per lo prezzo di onze ventinovi giusta l’estimo dell’arbitri…» (atto n. 43).

«A 14 dicembre 6 Ind. 1667

Blasi Lojudici vendio al sacerdote don Andrea Indovina una casa terrana ex.te in questa suddetta Terra nel q.rio della Piazza conf. con la parte dell’heredi del quondam Gioseppe di Marco, altra casa di detto venditore et altri confini, per lo prezzo di onze quattordici, quali detto di Lojudici hebbe di contanti…» (atto n. 52).

«A 9 luglio 6a Ind. 1668.

Paulo Longobardo vendio al sopradetto don Andrea Indovina una potheca con pinnata et casaleno ex.te in questa suddetta Terra, et nella piazza conf.te con potea di Nicasio Marangio, potei et magazé di detto compratore, et altri confini, per lo prezzo di onze ventidue, delle quali onze 22 se ni dedussero onze 8 per capitale di tarì 24 che ogn’anno si doviano sopra detta potia per cenzo bullale, restorno di netto onze 14 quali detto di Longobardo hebbe di contanti…» (atto n. 53).

«A 4 novembre 7a Ind. 1668.

Mastro Antonio Mulé…vendio al sopradetto sacerdote don Andrea Indovina una vigna di migliara cinque e viti setticento ex.te in questo suddetto territorio in q.ta del Capraro conf. con vigna

di Filippo Incannolo, vigna di Gioseppe Mulé et altri confini, per lo prezzo di onze trentuna e tarì 15…» (atto n. 54).

«A 9 di marzo 14a Ind. 1676.

Filippo Lumbardo vendio al sacerdote don Andrea Indovina una vigna di migliara cinque ex.te nel territorio di questa Terra in q.ta delli Carcetti conf. con vigna di Simone Mugliorisi, vigna di Gios. Mulé vigna di Filippo Terzano, et altri confini, per lo prezzo di onze trentadue e tarì 15, quali detto venditore hebbe di contanti…» (atto n. 75).

«A 14 febraro 15a Ind. 1677.

M.ro Mariano Montalto con patto de retrovendendo fra anni tre da contarse dal dì di sopra vendio al sacerdote don Andrea Indovina una casa terrana ex.te in q.ta Terra di Vittoria nel q.rio di San Gio. Battista conf. con casa del sacerdote don Isidoro Gugliotta, case di m.ro Domenico Grano, altra casa di detto compratore, et altri confini per lo prezzo di onze dudici. In conto n’hebbe onze otto e tarì dudici, et il resto detto compratore s’obligò pagarlo a detto venditore nel fine di detto termine ad rendimentum…» (atto n. 77).  

Il 26 marzo 1678 (atto n. 97), nell’ambito dell’eredità Marangio «…Vincenzo Lo Castro…ut dicitur a tutti passati vendette ed alienò, e vende ed aliena…al predetto sacerdote don Andrea Indovina che compra…due case terrane insieme congiunte e collaterali chiamate lo fundaco, et potega con gisterna incompiuta pinnata ed altre comodità…nel quartiere di San Giovanni Battista o Piazza confinanti con case di don Giuseppe Garì dispenza del detto Indovina compratore, strada pubblica ed altri confini…», secondo la stima stabilita dagli arbitri e «si obligò ed obbliga a dare, e a pagare a Baldassare de Sanctis amministratore effettivo del Patrimonio dell’Ecc.mo signore nostro il Conte di questo Stato e Contea di Modica…».

La stima, che risulta da un altro atto (n. 98 del 20 maggio 1678), ‚ «…di valore di onze sessantasei di peso generale, inclusi i tetti, le porte, la cisterna, la pinnata e le altre comodità ivi esistenti tutto incluso e niente escluso…».

Ma don Andrea non comprò solo il fondaco.

Con atto del 28 maggio 1678 (n. 99), don Vincenzo Lo Castro ratifica la vendita fatta in suo nome dal figlio Giuseppe al sacerdote don Andrea Indovina di «un tenimento di case solerato…in sei corpi, tre sopra e tre sotto con cisterna ed altre comodità…nel quartiere di San Giovanni Battista confinante da due lati con case del compratore a cantonera, strade pubbliche ed altri…per il prezzo di onze ottanta di peso generale secondo la stima fatta da mastro Filippo Calabrese capo dei murifabbri della Città di Modica e mastro Giorgio Gargana marammerio di questa redetta Terra…».

«A 30 di ottobre 2a Ind. 1678.

Dionisio Zapparrata vendio a tutti passati al sacerdote don Andrea Indovina una casa terrana sita e posta in questa terra e quartiero della  Madre Chiesa  sotto titulo di San Gio. Battista conf. con casa di Epifanio figlio del quondam Angelo Mangione casa di Mario Virduzzo, della parte di dietro con casa di Antonio Prinzivalli conf. per prezzo di onze undici e tar quattro di peso generale giusta la stima di m.ro Georgio Gargana arbitro…» (atto n. 20).

«A 13 Aug.to 2a Ind. 1679.

Marcello Briga cittadino di questa Terra di Vittoria vendio cum pacto de retrovendendo infra annos tres, al Sac.te don Andrea Indovina di questa predetta Terra una casa terrana ex.te  in questa predetta terra in q.ri della madonna della Gratia qf con casa di Diego Tracchella, et altri q.nis per lo prezzo di quanto era stimata. In conto di detto prezzo il detto di Briga ricevio dal suddetto di Indovina onze otto e come meglio appare per detto q.tto allo quale s’habbia relatione» (atto n. 169).

In totale in 24 anni, il sacerdote acquistò per sé ben 9 case, un luogo di casa, un tenimento a sei corpi di casa, 4 botteghe e 10 migliara e 700 viti.

Preciso che la formula “cum pacto de retrovendendo” (cioè con facoltà di riacquisto del bene) maschera un prestito con ipoteca; se il venditore non fosse stato in grado entro il termine stabilito nel patto di rimborsare il denaro mutuato, il bene sarebbe entrato definitivamente in possesso dell’acquirente.

A questi beni privati, occorre aggiungere un acquisto fatto da don Andrea per nome e conto della chiesa di San Giovanni.

Con atto del 31 agosto 1674 (notaio Biagio Cannizzo) infatti «don Antonino Laurifici oriundo della Città di Modica e al presente per matrimonio habitatore di questa terra di Vittoria a quest’atto intervenendo come marito e legittimo amministratore  di donna Francesca Indovina sua moglie… stipulante per sé e i suoi e senza speranza e facoltà di riacquisto ma, come si dice, a tutti passati vendette et alienò, e vende ed aliena…al reverendo sacerdote don Andrea Indovina suo zio…presente stipulante e acquirente nel nome come è detto in seguito

due magazzini insieme congiunti cioè uno grande e l’altro piccolo e quei casaleni collaterali con pietre di rustico esistenti nei casaleni…siti e posti nel quartiere di Santa Maria delle Grazie confinanti con case del m.ro Vincenzo Sinatra un tempo del sacerdote don Giuseppe Mallo, strade pubbliche ed altri…

Per il prezzo di onze cento di peso generale secondo il patto tra di loro concordato…senza alcuna stima fatta ma, come dicono, tra di loro, le quali onze cento il detto de Laurifici venditore…dice e afferma di avere e ricevere dal detto Indovina compratore…

Declarando per lo presente lo detto sac. don Andrea Indovina compratore li detti dui magazeni et casaleni per esso dal detto di Laurifici come sopra comprati quelli havere comprato per conto, et servitio, et a nome della Ven.le Chiesa Matrice di questa predetta Terra sotto titulo di San Giovanni Battista io notaro per essa stipulando e questo per sua gran devotione che sempre ha portato e de presenti porta alla detta Matrice Chiesa come tempio sacro di sua Divina Maestà, ad patto che li procuratori di detta Chiesa Matrice presenti e per l’avvenire saranno…in perpetuum habbiano et debbiano ogn’anno gabellare li ditti dui magazeni al plus offerente, et del loghero che ogn’anno pervenirà di detti dui magazeni detti Procuratori siano tenuti et obligati spenderlo, et applicarlo in agiuto dell’espensione della festività d’ogn’anno del Glorioso San Giovanni Battista nostro Protettore, et li detti casaleni e fabriche congionti alli ditti magazeni detto Indovina in virtù del presente have concesso e concede alli detti Procuratori tanto presenti quanto quelli che per l’havenire in perpetuum, authorità, et potestà di potere tanto li detti casaleni quanto le dette fabriche congionti a detti magazeni vendere et alienare sicome in vertù del presente esso d’Indovina obliga a detti Procuratori presenti e futuri a vendere li detti casaleni e fabriche congionti a detti magazeni alle persone che vorranno comprarli per lo prezzo quanto saranno stimati tanto per contanti quanto a tempo o parte contanti, e parte a tempo come meglio potranno convenire, et il prezzo di quelli detti Procuratori l’habbiano et debbiano spendere et applicare per la doratina  del organo di detta Matrice Chiesa al suo tempo quando ci sarà dispositione di dorare detto organo, la qual vendita di detti casaleni, et fabriche congionti a detti magazeni detti Procuratori che in quel tempo saranno lo possono, e debbiano fare senza expressa licenza dell’Ill.mo signor Vescovo siracusano, o di sua Beatitudine, et non altrimenti né d’altro modo».

I magazzini in questione furono poi dati in affitto per usi vari nel 1806 all’amministrazione comunale, che nel 1818 li utilizzò come primo teatro.

Paolo Monello

Nato a Vittoria nel 1953, già sindaco (1984-1987, 1991) e assessore comunale (dal 1981 al 1993 e dal 2007 al 2009), deputato nazionale del Pci-Pds dal 1987 al 1994, da anni si dedica a ricerche storiche su Vittoria ed il suo territorio, sulla base di una grande massa di documenti inediti provenienti dall'Archivio di Stato di Palermo, dall'Archivio di Stato di Ragusa, dall'Archivio Storico di Vittoria (e anche dall'Archivo General de Simancas, Spagna). Ha cominciato a pubblicare a stampa nel 1990 e dal 2012 sulla piattaforma kdp di amazon.it. Gli e-book digitali sono on line su kindle store.