Dopo i religiosi, ecco i laici, o meglio “borgesi”, termine che in verità va oltre il concetto di “coltivatore diretto” che esso contiene. Infatti, le personalità incontrate sono in genere medi proprietari terrieri, che probabilmente non si occupavano direttamente di coltivare la terra ma che la facevano coltivare. Tra essi abbiamo:

Crespo e Alarcón , don Gabriel (+1671): un militare spagnolo, che ricoprì varie cariche;

Gurreri, don Andrea barone di Boscopiano;

Leni , dr. don Carlo (capostipite della famiglia Leni, secondo marito di donna Anna Focularo, vedova di don Gabriel Crespo);

Longobardo, Diego, familiare del Sant’Uffizio, cioè dell’Inquisizione;

Magro, Blandano, ricco proprietario;

Mandarà, Giuseppe, notaio;

Marangio, Francesco (1636-1677), sfortunato commerciante con Malta;

Marangio, Nicasio, proprietario terriero;

Ricca, Francesco e Rosalia: genitori del futuro barone don Giovan Battista Ricca e di don Desiderio, primo arciprete nel 1715;

Terlato, Giuseppe, proprietario.

Sempre come esemplificazione, riporto quanto raccolto su don Gabriel Crespo y Alarcón, morto nel 1671, che lasciò alla vedova (tra le altre cose) una salma di terra, da lei poi donata alla Congregazione del Santissimo Crocifisso, che da allora divenne l’Orto del Crocifisso. Segue una breve nota su Matteo Terranova, fondatore dell’Ospizio nel 1679, nel 1870 mediante una ricostruzione diventato Municipio di Vittoria.  

Crespo e Alarcón , don Gabriel (+1671).

Già Raniolo parla di un atto del 22 ottobre 1660, con cui la vedova di Giuseppe La Restia, tramite il suo procuratore Baldassare Lupo, vende un casaleno nel quartiere di San Giovanni in cantonera al capitano don Gabriele Crespo per onze tre e tarì nove. Ma i possessi di Gabriele Crespo, che nel 1666 riveste la carica di segreto , sono assai vasti. Dall’atto di donazione che Giuseppe e Paola Lo Judici fanno ai figli don Giombattista e don Andrea (atto n. 178 del 30 dicembre 1677), risulta avere lasciato ai suoi eredi terre in contrada Nipitella, a confine con chiusa dei suddetti Lo Judici, chiusa di Filippo Parrino e strada pubblica.

Inoltre dall’atto di donazione all’Altare del Santissimo Crocifisso da parte di Anna Lena e Focularo, rogato il 5 maggio 1680 (atto n. 108), apprendiamo che la salma di terra donata «chiamata la Costa del Canale» è la stessa «salma di terre alla detta donna Anna legata dal fu don Gabriele Crespo suo primo marito in virtù del suo testamento agli atti di notaro Giuseppe Mandarà del 17 aprile 1671. Infine conosciamo tutta intera l’eredità di Gabriele Crespo e Alarcón dall’atto del 22 ottobre 1680 (n. 111), rogato dal notaio Francesco Puzzo Carrubba:

«Poiché negli anni passati (così volendo Dio) si allontanò da questa vita don Gabriele Crespo, fatto prima il suo testamento con cui istituì [come erede universale]…Giovanni Crespo suo figlio legittimo e naturale nato da lui e dalla fu donna Anna Crespo e Focularo suo moglie, ma tra gli altri…[lasciò…] la detta [donna] Agnese e donna Perna sue figlie nate anch’esse da lui e dalla detta donna Anna eredi particolari di centottanta onze ciascuna perché si facessero monache, le quali onze centottanta debbono essere conseguite in tal modo, cioè:

onze venti in biancheria e onze centosessanta in beni e rendite sui beni dell’eredità, come è possibile vedere nel testamento celebrato negli atti del notaio Giuseppe Mandarà del 17 luglio 1671…e dopo la morte del Crespo la detta donna Anna [le cedette in dote?] ad Antonia Lena [sorella del secondo marito] per le onze centocinquanta dovute sull’eredità del fu don Gabriele suo primo marito in conto della sua dote e dotario, in virtù del contratto di matrimonio agli atti del notaio Angelo lo Blundo di Licata il 12 giugno 1669, come appare in virtù di questa cessione agli atti del notaio Silvestro Carnazza del 15 gennaio 1674…

La predetta Antonia de Lena [fece esecuzione?] nella Magna Curia della Chiesa Siracusana verso il fu Giovanni Crespo erede universale del defunto don Gabriele…su tutti i beni ereditari di Crespo e…i detti beni furono aggiudicati alla stessa Antonia in virtù…del secondo decreto e dell’atto di petizione…dei giorni 22 e 23 settembre 1677 ai quali si rinvia…, e possedendo detta Antonia Lena tutto l’asse ereditario del fu don Gabriele Crespo, le predette donna Agnese e donna Perna Crespo, per non essere vinte dai lacci del diavolo e del mondo, guidate da divino spirito intendono entrare (lo desiderano con grandissimo ardore) nel Venerabile Monastero di Santa Maria Regina del Cielo della Terra del Comiso sotto la primitiva regola delle Carmelitane Scalze di Santa Teresa e in detto monastero [intendono] compiere il loro diaconato e l’anno di prova e faranno la professione [di fede], per la qual cosa avendo necessità delle doti…secondo gli statuti di detta regola…le quali doti furono regolate pro quota monacale…in ragione di onze otto…».

L’illeggibilità di alcune parti dell’atto non ci mette nelle condizioni di capire bene, ma da quello che è leggibile pare che i beni del provero don Gabriele toccarono ad un’estranea, alla quale però spettò provvedere a finanziare la monacazione delle sue figlie. Le 8 onze infatti furo imposte sui seguenti beni toccati alla Lena  (o meglio Leni):

«in primo luogo su una tenuta di terre chiamata la Serra dello Mangano, consistente in terre aperte, arborate con alberi domestici e selvatici, due chiuse, una vigna di migliara trenta circa, casa, palmento con attrezzi ed altre comodità…nel territorio di questa predetta Terra un tempo di Chiaramonte in q.ta della Serra dello Mangano, confinante con terre chiamate La Scaletta o Suvaro Torto, ed altri confini.

Inoltre su un’altra tenuta di salme dodici circa chiamata le terre di Calanda…confinante con dette terre di Suvaro Torto, terre confinanti di Valseca, ed altri.

Inoltre su un’altra vigna di venti migliara circa circondata di muri… in q.ta delli Comuna, confinante con vigna di Giuseppe Garì, con vigna di Carlo Lena, ed altri.

Inoltre su tre case congiunte e collaterali ovvero due magazzini e una casa in cui è un palmento… nel quartiere del Castello o di  Santo Vito, confinante con case di m.ro Sentio Puglia strade pubbliche ed altri.

Inoltre su altre sei corpi di case congiunti e collaterali…nello stesso quartiere e in frontispitio di dette tre case, confinanti con case del beneficio  di questa predetta Terra, con casa del sacerdote don Isidoro Gugliotta, strade pubbliche ed altri.

Inoltre su una casa concessa ad enfiteusi  a Giuseppe Calora…nel quartiere di San Domenico o delli Convitta , confinante con case di detto di Calora strade pubbliche ed altri.

Infine su un’altra casa…nel quartiere di Santo Vito, confinante con casa del fu Giacomo La Donzella, ed altri…».

Terranova, Matteo

In tutta questa massa di atti c’è un solo cenno a Matteo Terranova, il famoso personaggio che con il suo lascito (una casa a sei corpi nello slargo di fronte alla chiesa della Grazia) nel 1679 pose le premesse per la realizzazione di un ospizio o ospedale (realizzato dopo il 1709. E’ citato infatti come proprietario di una vigna confinante nell’atto del notaio Cannizzo del 24 settembre 1677 con cui «Antonino Rizza vendio al sacerdote don Vincenzo Morello di Ragusa una vigna di migliara tre in circa…sita e posta…in q.ta Fortura confinante con vigna  di Matteo Terranova…». Troppo poco per un personaggio di cui avremmo voluto sapere di più.

Paolo Monello

Nato a Vittoria nel 1953, già sindaco (1984-1987, 1991) e assessore comunale (dal 1981 al 1993 e dal 2007 al 2009), deputato nazionale del Pci-Pds dal 1987 al 1994, da anni si dedica a ricerche storiche su Vittoria ed il suo territorio, sulla base di una grande massa di documenti inediti provenienti dall'Archivio di Stato di Palermo, dall'Archivio di Stato di Ragusa, dall'Archivio Storico di Vittoria (e anche dall'Archivo General de Simancas, Spagna). Ha cominciato a pubblicare a stampa nel 1990 e dal 2012 sulla piattaforma kdp di amazon.it. Gli e-book digitali sono on line su kindle store.