Mi è capitato spesso di ripetere che dall’esame di antichi documenti e soprattutto dagli inediti riveli dal 1616 al 1748 mi sono apparsi non solo la città con i suoi quartieri e le chiese, le campagne con le coltivazioni, le case, i palmenti, le vie nel territorio (addirittura dal 1494) e i nomi delle contrade ma anche e soprattutto i Vittoriesi in carne ed ossa. Uomini e donne, presenti nelle carte in tutta la loro fisicità di produttori, venditori, acquirenti, consumatori (nei registri parrocchiali a volte dalla nascita alla morte, con la registrazione rara delle cause stesse della morte). I Vittoriesi, dunque. I nostri progenitori, provenienti da cento città e paesi, dalla Sicilia e dalla Calabria, dalla Spagna e da Malta. Ma il nerbo dei possidenti, di coloro che nei decenni costituirono la classe dirigente, ricoprendo spesso le cariche amministrative a Vittoria, all’inizio fu fatto di comisani, ragusani, modicani, sciclitani etc. etc.: cioè quelli più vicini (mi si permetta qui una battuta: ma se fosse vera la teoria dei banditi, questi banditi non sarebbero stati comisani, ragusani, modicani, sciclitani etc. etc.?). Tra i nuovi venuti, alcuni erano già ricchi al loro paese (vedi ad es. i comisani Custureri), altri costruirono le proprie fortune a Vittoria, come ad es. tale Giuseppe di Marco (ed anche i Ricca, possessori di pochi animali nel 1623 e divenuti baroni a fine Seicento, come vedremo meglio in seguito…). E quindi ai Custureri e ai di Marco ho dedicato una monografia, raccogliendo in unico saggio tutte le notizie a loro relative.  

Ecco l’indice:

Introduzione

Parte I. I Custureri

   1.I Custureri e il legato dei Maritaggi. Le fonti.

   2.Paolo Custureri (1550?-1619) e i suoi parenti.

   3.Il rivelo del 1616, il testamento e la fondazione del legato dei Maritaggi.

   4.Antonuzo Galofaro (1560/1570?-1632).

   5.Antonino Custureri (1598/1600?-1645).

   6.Vincenza Custureri (prima del 1600-1666) e i nipoti Filippo e Vincenza II Custureri. 

   7.Il sequestro dei beni dei Custureri e la nascita dei Maritaggi (1666).

   8.Antonino II Custureri, barone del Bosco (1673-1734).

   9.Due mogli e dodici figli.

10.Un triste epilogo.

11.I Porcelli, Custureri per metà…

Parte II. I di Marco

1.Giuseppe di Marco (1604-1642)

2.Gli eredi di Giuseppe di Marco.

3.Filippo di Marco il Magnifico (1615/1618-1679).

4.Gli eredi di Filippo di Marco: Margherita, Giuseppe e Francesco.

5.Don Pietro Saverio di Marco II (1666/1668-1746) e la sua famiglia.

6.I figli di don Pietro Saverio II di Marco e di donna Framilia Rivadeneyra.

Al testo ho accluso una ricchissima appendice documentaria, proprio perché il lettore si possa rendere conto di ciò con cui ha a che fare.

Appendice documentaria

Doc.1).Testamento di Paolo Custureri, parte, 1617 (Archivio di Stato di Ragusa, Sezione di Modica, notaio Giuseppe Mandarà, vol. 567, cc. 290r-292v)

Doc.2).Donazione alla Grazia di Paolo Custureri, 1617 (Archivio di Stato di Ragusa, Corporazioni Religiose, busta 109 doc. 87 not. Gio. Battista Indovina)

Doc. 3).Rivelo del 1623

211. Revelo che Antonio Galofaro habitante di questa Terra della Vittoria presenta allo spettabile etc…

Doc. 4).Testamento di Antonuzo Galofaro, 1632 (Archivio di Stato di Ragusa, Corporazioni Religiose busta 109, doc. 082; atto accluso anche ai riveli del 1638, Archivio di Stato di Palermo, Deputazione del Regno, riveli di Vittoria) (a lato: Vittoria 7 giugno 1873 

Doc. 5).Rivelo del 1623

205. Revelo che Antonino Custureri habitanti di questa Terra della Vittoria presenta allo spettabile S.r don Ludovico Rao Baron di Gallina Cavaliero dell’Habito dell’Alcantara Capitan d’Arme alla numerattione et general descrittione in virtù di bando di S.A.S. promulgato in questa Terra d’ordine di d.o spettabile Capitan d’Arme die…delli beni che tiene Doc. 6). Donazione di Antonino Custureri alla sorella Vincenza.                              

Doc. 7). Donazione di Antonino Custureri ai figli.

Doc. 8). Rivelo del 1638.

634. Revelo che Antonino Custureri di questa Terra della Vittoria presenta al sp. don Giulio di Thomaso e Caro Cap.n d’Arme della nuova numeratione e descrittione dell’anime e facoltà personale in vertù di banno promulgato die…

Doc.9). Rivelo del 1638

715. Vincenza Galofaro ved.

Doc. 10). Rivelo del 1651

265. Revelo che fa Vincenza vid. rel. del quondam Andrea Catania…

Doc. 11). Rivelo di Vincenza Custureri come tutrice nel 1651

181.Revelo che la sudetta Vincenza rel. del qdm. Andrea Catania di questa Terra di Vittoria come tutrice di Vicenza e Filippo Custureri figli del qdm. Antonino Custureri…

Doc. 12). Atto riguardante Vincenza II Custureri.

Doc.14).Scritture di Antonino II Custureri del 1714.

Doc. 15).Riveli del 1748

73. Rivelo che fanno don Emmanuele suor Teresa fratello e sorella di Custurieri figli del qdm. barone don Antonino Custurieri, e donna Antonia di Martino, necnon donna Rosa Catalano e Doc. 16). Riveli del 1748 degli eredi Custureri.

Doc. 17). Rivelo del 1748

175.baronessa donna Margarita Taranto e Custurieri figlia delli qdm. don Giachino e donna Agata Ragusa.

Doc. 18). Porcelli dr. don Pietro.

Doc. 19). Don Francesco Porcelli.

Doc. 20). Rivelo del 1748 di donna Giovanna Custureri ved. Porcelli.

Doc. 21). Rivelo del 1748.

107.dr. don Ignazio Porcelli figlio del qdm. dr. don Pietro e della vivente donna Giovanna [Custureri] Porcelli

Doc. 22). Rivelo del 1748.

171. Rivelo che fa il chierico con Michiele Porcello figlio del qdm. dr. don Pietro e della vivente donna Giovanna Custurieri…

Doc. 23). Rivelo del 1638

577. Gioseppi di Marco Doc. 24). Rivelo del 1638

329. Filippo di Marco

Doc. 25). Rivelo del 1651

673. Filippo di Marco qdm. Francesco

Doc. 26).Locatio terrarum pro Illustribus Procuratoribus Ex.mi D.ni Comitis Mohac  qontra Philippum de Marco Doc. 26a).Quietatio pro Philippo de Marco per baronem don Petrum Septimum Doc. 27). Costituzione di patrimonio ecclesiastico per Francesco di Marco

Doc. 28). Riveli del 1714

143. Revelo di don Pietro Saverio di Marco figlio delli qdm. don Francesco e Andriana

Doc. 29). Riveli del 1748

346. Revelo di donna Framilia Ripadiniuro [Rivadeneyra] vid. del qdm. don Saverio di Marco figlia delli qdm. don Pietro e donna Anna olim jug.

Doc. 30).Sunti di atti vari per don Pietro di Marco.

doc. 31)1748

57. Rivelo che fa il sac. don Pietro di Marco…figlio del qdm. don Pietro Saverio di Marco e della vivente donna Framilia…

Come al solito, pubblico alcuni estratti:

3.Il rivelo del 1616, il testamento e la fondazione del legato dei Maritaggi.

Su Paolo Custureri possediamo una discreta documentazione in parte riportata da Raniolo (il rivelo), in parte custodita all’Archivio di Stato di Ragusa (il testamento). Occupiamoci ora del rivelo. Nato intorno al 1550 (nel rivelo del 1616 è registrato con l’età di 65 anni), di gran lunga il più ricco tra tutti i nuovi Vittoriesi, possedeva:

a) sei case terrane a Vittoria «con cisterna, orto e casalino», del valore di onze 82;

b) tre case a Comiso, valore 30 onze;

c) 13 migliara di vigne (su salme 1.1.2) in c.da Giummarito, valore 46 onze;

d) 31 salme di terre in parte aperte e in parte chiuse con 7 migliara di vigne, case e un ciaramiraro in c.da Pozzo di Scorcio o Giummarito, valore 301 onze;

e) due salme di terre aperte in c.da Giummarito, valore 18.18;

f) 38 salme di terre in parte aperte e in parte chiuse sulla «costa e lavinaro» in c.da Giummarito, valore 263 onze;

g) salma 1.4 di terre «gerbe e spirogne»  parte «sott’acqua con arbori» in c.da «di la Martorina, con grutta », valore 300 onze;

h) 8 tumoli con vigna e terre lavorative in c.da Nollica in territorio di Comiso, valore onze 14;

i) una quota di mulino a Comiso, valore onze 40.

Per un totale lordo (cui vanno sottratte le gravezze, cioè i censi e i debiti) di 1094 onze di beni immobili, cui vanno aggiunte 220 onze di beni mobili (rendite, soldi prestati, bovini etc.). Dunque ben 1314 onze. Nel nucleo familiare, oltre la moglie Andreana vivono «5 famuli e 1 famula»: un vero e proprio piccolo esercito di servitori.

Alla luce di quanto è scritto nel bando per l’aggiudicazione della gestione dei due mulini per il 1609-1610, possiamo affermare che la partita di 31 salme che comprendeva il ciaramiraro (che sappiamo essere la costa del Colledoro) partendo dal ciglio si allargava sul pianoro; anche l’altra partita di 38 salme cominciava dalla costa, comprendeva il lavinaro (il Canale) e si estendeva sul pianoro. Sappiamo anche che al Canale, dove c’era la biviratura, saliva la strada che proveniva da Comiso, individuabile nella poi famosa “scesa dei due mulini” e che probabilmente proseguiva per Pozzo Bollente (antica via di San Giuseppe lo Sperso?). In sostanza, a Custureri sono riferibili ben 71 salme di terra che a cominciare dalle coste della valle si inoltravano verso l’interno: possiamo quindi affermare senza ombra di dubbio che Vittoria nacque e si espanse sulle sue terre.

Due documenti inediti provenienti dall’Archivio di Stato di Ragusa arricchiscono ulteriormente la sua figura. Il primo documento è il suo testamento, rogato dal notaio Giuseppe Mandarà  il 9 gennaio 1617,  e redatto quando già Paolo Custureri era ammalato (doc. 1). Leggiamo infatti che il secreto, «jacens in lecto infirmus corpore sanus tamen Dei gratia mente sensu et intellectu», temendo di morire senza aver fatto testamento, cancellato tutto ciò che prima aveva stabilito, raccomandava come fedele cristiano la sua anima all’«Altissimo e Sempiterno Dio e alla sua Gloriosissima Madre Maria sempre Vergine, a San Michele Arcangelo, a San Giovanni Battista e a tutti i Santi della Corte Celeste». Quindi, confermando come erede universale il figlio Antonino, lasciava alla figlia Vincenza onze trentasei di reddito dovutegli da Vincenzo, Filippo e Francesco Nicosia, padre e figli; quattro buoi a scelta, la vigna di Nollica con il censo annuale di tumoli 9 e mondelli 2 di frumento; un terraggio di salme 3.6 di frumento dovutegli da Francesco e Giuseppe Guastella, tre case a Comiso nel quartiere di Santa Maria. Tale testamento fu modificato con il codicillo del 3 febraio 1619, con l’istituzione del legato sui Maritaggi (vedi paragrafo apposito).

Il secondo documento è datato 25 ottobre 1617, rogato dal notaio Antonino Indovina, col quale Custureri fece una prima donazione alla chiesa della Grazia (doc. 2). Con l’atto, Custureri assegnò alla «Venerabile Chiesa chiamata Santa Maria della Grazia» 4 onze l’anno di reddito così suddivise:

a)1 onza dovutagli da Salvo Guastella (pari agli interessi al 10% su un capitale prestato di 10 onze), per atto di mutuo stipulato l’11 maggio 1615;

b)1 onza dovutagli da Vincenzo Massaro di Comiso (la stessa cosa, per atto dell’8 gennaio 1602 stipulato dal notaio Paolo Meli di Comiso);

c)2 onze dovutegli da Luca Spataro di Comiso, pari agli interessi su un capitale di 20 onze, per un mutuo concesso con atto del 17 gennaio 1606 . 

Come si è già avuto modo di dire, Paolo Custureri risulta molto legato alla chiesa della Grazia, di cui probabilmente favorì la costruzione  come secreto ed in cui volle essere seppellito il 7 febbraio 1619. Così leggiamo nel registro dei morti di quell’anno:

«A 7 febraro. Passò di questa vita Paulo Custureri e si sepellio nella chiesa di S.ta Maria della Gratia per me don Vincenzo Sesti». Custureri fu il primo  ed in seguito anche la moglie Andreana vi fu sepolta il 24 gennaio 1621, con questa scrittura: «Passao di questa vita presente Andriana del qdm. Paulo Custureri e fu sepolta per don Jo. di Lio in la chiesa di N.ra S.ra della Gratia» (fu la quarta persona ad esservi sepolta, in assoluto).

5.Antonino Custureri (1598/1600?-1645).

«Morsi ammazzato Antonino Custureri, si assutterrao a Maria Vergini della Grazia con tutto lo Clero e Beneficiato». Così scrive sotto la data del 18 ottobre 1645 nel registro dei morti della Parrocchia di San Giovanni il beneficiato curato don Vincenzo Sesti. Purtroppo la laconicità della registrazione non ci consente di conoscere, aldilà della pompa funebre, chi, come e perché l’avesse ucciso, cosa che doveva essere nota a tutti…Antonino Custureri fu forse vittima di un complotto o di una vendetta . Non era infatti uno qualunque: si trattava di un uomo ricchissimo, che più volte era stato giurato e secreto. Sul personaggio, la documentazione è fortunatamente copiosa. Possiamo infatti contare sui suoi riveli del 1623 e del 1638, sulla sua donazione del 1635 ai figli avuti dalla convivente Francesca Cutrera e alla sorella Vincenza; nonché sui numerosi cenni all’uomo contenuti nei registri parrocchiali. 

Nato intorno al 1600, Antonino ereditò dal padre Paolo a 19 anni un patrimonio considerevole, che nel 1623 risulta ulteriormente accresciuto. Scapolo, nel suo nucleo familiare sono tre operai (chiamati garzoni): due assai anziani (Antonino Quintio, di 60 anni e Matteo Curallo di settanta!) e solo uno giovanissimo: il 16enne Jacobo Taranto. E’ utile leggere il suo rivelo (doc. 5) sinotticamente con quello fatto dal padre nel 1616 e con i beni citati nel suo testamento. Ne emerge il seguente quadro:

a)il «tenimento di casi dove habita consistenti in sei corpi uno solerato et l’altri terrani con suo giardinello dietro, con sua gisterna ex.nte in q.ta Terra in q.ta della Piacza confinanti con casi di Leonardo Brancato et con strati pubblici…» sono quelle lasciategli dal padre. Ascrivibili ad acquisti di Antonino o a trasformazione di beni già esistenti invece sarebbero:

b)un’altra casa nella Piazza (a confine con casa del cognato Galofaro) e «quattro potighe ex.nte in questa Terra nella contrata della Piacza confinanti con casi di Antoni Galofaro et strati publici».

Delle tre case a Comiso dichiarate dal padre nel 1616 nel quartiere di San Giuseppe,

c)due sono di proprietà di Antonino (che però le dichiara nel quartiere della Nunziata) ed una della sorella Vincenza. Per quanto riguarda le terre, questa la situazione:

d)m.ra 14 di vigne a Pozzo di Scorcio (a confine con altre vigne del cognato), ereditate;

e)15 salme di terra in contrada Giummarito, ereditate (nel 1616 erano in totale salme 31 con ciaramiraro e case, di cui 15.4 assegnate alla sorella Vincenza);

f)salme 35 (in parte chiuse, con casa) in contrada Pozzo di Scorcio, ereditate;

g)salme 3 a giardino in contrada Grutti Auti seu lo molino, ereditate (nel 1616 dichiarate alla Martorina, con grotta). Tutti beni che insieme con un paio di censi su case e terre assommano ad onze 1232. La solidità della sua posizione è confermata dalla relativa esiguità dei pesi dovuti, pari a 270 onze. Cospicua l’entità dei beni mobili: bovini (16), suini (50 tra porci e troie), un cavallo di sella (per uso personale), 4 cantara di cannavo da vendere, seminato in frumento per due salme e mezza e quattro di maggese, più 49 onze prestate a persone di Comiso e di Butera ma ormai inesigibili. Antonino Custureri sapeva scrivere e nel 1623 risulta giurato.

Custureri non si sposò mai, ma ebbe almeno 5 figli da una giovane vedova, Francesca Cutrera, e probabilmente altri da varie donne “libere”, non riconosciuti. Ciò risulta dai registri parrocchiali.

Francesca o Francischella Cutrera (o la Cutrera) era di Comiso e il  4 febbraio 1626 aveva sposato m.ro [Leo]Nardo Carco di Militello, che dovette probabilmente morire subito dopo (manca nei registri, che non sono però completi).

Sotto la data del 29 agosto 1629 è scritto che a  «Francesca la Custurera…lo patri ignoratur… naxio una figla» cui fu dato il nome di Andriana e padrini del battesimo furono Francesco Nativo e Caterina Calandra . L’annotazione contiene due contraddizioni in termini: la donna è denominata la Custurera (ma potrebbe essere stata anche una cattiva lettura del nome la Cutrera da parte mia), ma stranamente alla bambina non venne dato il nome della madrina, Caterina, bensì quello poco comune di Andreana, appunto madre di Antonino. Leggiamo poi che il 16 marzo 1632 a Francesca di Thonello nacque un figlio, battezzato col nome di «Gioseppe e si dichi essiri figlo di Antonino Custureri». Ignoriamo chi fosse questa Francesca di Thonello, ma potrebbe essere anche la stessa Francesca la Cutrera, registrata con altro nome (del padre, Antonello?). Di questo bambino però non c’è traccia nella donazione del 19 giugno 1635, segno che dovette morire prima oppure che non fu riconosciuto. Riconosciuti pienamente furono invece Andreana (nata nel 1629), Paolo e Rosalia (nati entrambi tra il 1630 ed il 1634), avuti tutti da Francesca la Cutrera, ai quali è rivolta la donazione (doc. 7). Riservandosi per la minore età dei donatari l’amministrazione dei beni donati, Antonino precisava che essi gli erano pervenuti per eredità da Paolo e Andreana Custureri. Con altro atto dello stesso giorno, lasciò il resto dei suoi beni alla sorella Vincenza (doc. 6).

Nell’atto del 5 gennaio 1638, col quale la chiesa della Grazia fu aggregata al nuovo convento degli Osservanti, riconosciuto con breve papale del 29 novembre 1634, Antonino Custureri compare come confrate, cioè membro della Confraternita della Immacolata (nata nel 1622).

In occasione del rivelo del 1638, Antonino dichiara che nel proprio nucleo familiare vivono i figli naturali Andreana, Paolo, Vincenza e Filippo  (manca Rosalia, quindi già morta).

Dichiara pertanto i seguenti beni:

a)un tenimento di case terrane in sei corpi con giardino e cisterna (ora dichiarate a confine con case del not. Francesco Brancato, prima del fratello Leonardo);

b)due case terrane alla Gratia (prima era una sola);

c)quattro potighe, a confine con case della sorella

d)due case a Comiso nel quartiere di San Giuseppe.

Nessun nuovo acquisto risulta fatto rispetto al 1623, tranne forse le case alla Grazia, passate da una a due, sempre che non fosse già così anche nel 1623. Quanto alle terre, Antonino dichiarava:

e)una vigna vecchia di m.ra 14 a San Placido, con «casa palmento e trappeto incomplito», a confine con altre vigne della sorella;

f)una chiusa consistente in salmi due di terre chiamata di li Jemuli a Bosco Piano;

g)salme quaranta di terre lavorative aperte e chiuse con diversi olivi e carrubi con casa mandra e pozzo nella contrada di Puzzo di Scorcio o San Placido;

h)un tumulo circa di terre irrigue e 14 tumuli di terre gerbe alla Martorina;

i)un giardino con canneto, coste, casa e conceria, sempre alla Martorina.

Riceveva poi una salma di frumento come censo da un mulino a Comiso e altro censo in denaro. Per un valore complessivo di onze 1710 (1232 nel 1623), su cui gravavano appena 192 onze di pesi, con un patrimonio netto di ben 1528 onze.

Seguendo le orme del padre, Antonino risulta secreto negli anni 1639-1640 e poi anche nel 1641-1643 (fu anche gabelloto della gabella del carcere degli animali o arrantaria nel 1641-1642, in mancanza di partecipanti all’appalto): anni importanti per la storia della nuova Terra, cioè quelli della concessione del territorio di Vittoria (1639-1642), della costituzione della parrocchia (1640) e dell’esperimento economico del Cannamellito, durato dal 1641 al febbraio 1645 (vedi Vittoria e i Vittoriesi.0, 2 e 5) .

Poi venne per Antonino il 18 ottobre 1645, quando «morsi ammazzato». Non conoscendo in alcun modo i motivi per cui Antonino Custureri fu assassinato, abbiamo tuttavia qualche elemento per azzardare un’ipotesi. Scorrendo i registri parrocchiali, il nome di Antonino Custureri si ripete per decine di volte, sia come testimone di nozze, sia come padrino, per ben 39 volte. Il comparatico aveva a quei tempi un’importanza assai maggiore di quanto non sia oggi. La trama di rapporti tessutasi attorno ad Antonino Custureri sembrerebbe realizzare una vera e propria clientela, che doveva servire a rafforzare il prestigio e il ruolo del padrino e ad elevare il livello sociale delle persone che con lui stabilivano un sangiovanni, come si dice ancor oggi. Probabilmente il comparaggio spesso velava qualche tradimento e qualche corno. E non mi stupirei se da uno dei tanti mariti traditi fosse partita una scopettata quel 18 ottobre 1645…

I suoi figli andarono a vivere con zia Vincenza, pur vivendo la loro madre, Francesca la Cutrera.  Dell’amante di Antonino Custureri c’è traccia nei riveli e nei registri parrocchiali. La donna non dichiara nulla nel rivelo del 1638 mentre sta meglio nel 1651. In entrambi i riveli è nominata col cognome del marito: «Francisca Carco la Cutrera ved.». Nel 1651 però possiede «un tenimento di casi nello quarteri di la Gratia conf.te con Antonino Maltisi [Mandarà] et via pp.ca quale comprao da Paulo Mondio…per prezzo di onze trentadue come per q.tto in not. Isidoro Occhipinti», di cui deve ancora dare onze 27…Non mi stupirei se avesse ricevuto sostegno dai figli. Finalmente, nel rivelo del 1682 è «Francesca Custureri vid. del quondam Antonino» e possiede «tre corpi di case terrane di sua solita habitatione ex.nti in q.a nel q.ri della Gratia conf. con casa dell’eredi del quondam Antonino Mandarà [alias Maltisi] di prezzo di onze dodici». Francesca Cutrera sopravvisse ai figli e morì centenaria. Così leggiamo nel registro dei defunti:

«18 febbraio 1698.Francesca Custoreri di anni 100 circa». Fu sepolta nella chiesa di Santa Maria della Grazia. Dovette essere una gran donna.

3.Filippo di Marco il Magnifico (1615/1618-1679).

Ritorniamo ora ai capostipiti, parlando del fratello di Giuseppe di Marco, Filippo. Nato tra il 1615 ed il 1618, si trasferì a Vittoria, dove il 21 maggio 1637 sposò Giovanna, figlia di Aloi Ignaccolo,  comisano qui trapiantato almeno dal 1614, sul quale è opportuno dire qualcosa.

a)Aloi Ignaccolo e la sua famiglia.

Ennesimo esempio di ascesa sociale nella nuova Terra di Vittoria, Aloi Ignaccolo nel 1614 ebbe assegnata una salma di terra in contrada Scalunazzo, da lui dichiarata nel 1616. Nel 1623 risulta avere 35 anni (mentre nel 1616 gliene vengono attributi 20 e nel 1638, ben 58!). Il suo nucleo familiare nel 1623 è composto dalla moglie Margarita e dalle figlie Giovanna, Lucia e Francesca, che ad un sommario esame non risulterebbero nate a Vittoria. Stranamente non dichiara casa a Vittoria ma solo un casalino scoperto nel quartiere del Castello, ma poiché deve ricevere 18 onze da Francesco Cutrone per avergli venduto una casa e altre quattro dalla mammana Agrippina Aiello, presumo che dovesse svolgere l’attività di costruttore e venditore di case. Dichiara inoltre quattordici tumoli di terre in contrada Croce e 5 migliara di vigne di frutto a Scalonazzo (la prima assegnazione), per un totale di onze 17.16. Ma Ignaccolo non è soltanto un viticoltore o un produttore di frumento (ne possiede 4 tumoli seminato in contrada Anguilla): è uno dei primi commercianti di Vittoria. Pur non essendoci traccia di una bottega, Ignaccolo vende formaggio (ne tiene un cantaro, cioè circa 79 kg) e ricotta salata (ne ha ben tre cantara, per un totale di kg. 240 circa), acquistati all’ingrosso e da lui venduti a minuto, assieme a vino. Presta anche denari. Nei registri parrocchiali compare numerosissime volte come padrino di battesimo, segno che abbiamo detto essere distintivo di importanza e prestigio. In totale nel 1623 dichiara di netto onze 53. Lo troviamo giurato nel biennio 1632-1633 ed un suo figlio morto fu il primo ad essere sepolto nel Convento di Santa Maria di Jesu il 1° luglio 1635.

Nel 1638 vive con la moglie Margarita, un figlio maschio chierico, di nome don Pietro e altre due figlie femmine, Stefana e Maria (mentre nel 1623 si chiamavano Francesca e Lucia, o sposatesi o morte), e stranamente vi compare ancora la figlia Giovanna, già sposata. In quell’anno risulta di nuovo giurato e dichiara di possedere due case di tre corpi ciascuna nel quartiere di San Vito,  altre cinque sempre a San Vito ed una a San Giovanni (acquistate nello stesso anno dalla vendita delle case costruite dalla Contea, cfr. Raniolo). Inoltre possiede ben 30 migliara di vigne di 5 anni (quindi in piena produzione) a Gelati e la vecchia concessione di una salma di terre a Scalunazzo: in tutto 491 onze e 17 tarì, su cui paga onze 106.5 di pesi. Pesanti sono però i debiti contratti con varie persone, per acquisti vari (vigne e lana) cui in totale deve onze 378.23, per cui gli rimangono di netto onze 114.

Aloi Ignaccolo morì in anno imprecisato e comunque prima del 1651. Come si è già detto la sua primogenita Giovanna nel 1637 aveva sposato un giovane e intraprendente comisano poco più che ventenne, di nome Filippo di Marco, fratello del Giuseppe che nel 1626 aveva sposato una Brancato. Intraprendente doveva esserlo certamente Filippo di Marco, se a poco più di 20 anni risulta già gabelloto della macina, come leggiamo nel rivelo dell’Università presentato dai Giurati  dell’anno 1638:

«Revelo che li Giurati di q.a Terra della Vittoria presentano al spect. don Giulio Thomaso e Caro…delli beni introyto. gravezzi et exito di q.a Terra…

introyto tiene la gabella della macina et vendita di pane quale hoggi è ingabellata a Filippo di Marco di q.a Terra per onze 160 in virtù di atto pp.co…». La somma veniva anticipata, quindi Filippo di Marco doveva disporre di una grossa liquidità ed essere in grado di esigere presso i mulini una delle gabelle più odiose ed insopportabili; inoltre aveva anche il monopolio della vendita del pane.

Nel rivelo del 1638 (doc. 24), Filippo di Marco dichiara una casa in tre corpi nel quartiere di San Giovanni, a confine con altra casa del suocero (segno che Aloi Ignaccolo aveva diviso la sua casa dandone parte alla figlia come dote); una casa nel quartiere della Nunziata a Comiso ed una bottega «consistenti in due corpi suso e juso…nella sup.tta Terra del Comiso nel q.ri di San Gioseppe», una vigna di 4 migliara, più oggetti d’oro e d’argento (fra cui «due cucchiarelli e una brocca di argento»). Ma la cosa più interessante è che la sua bottega di Comiso è quella di un corvisiero (cioè calzolaio), ma di grande livello, perché dichiara onze 41 di cuoio, oltre ad onze 34 da riscuotere appunto per scarpe vendute. Inoltre veniamo ad apprendere che il suocero aveva assegnato alla figlia onze 50 di dote, da pagare in dieci anni ad onze 5 l’anno…Pertanto il suo patrimonio è valutato in onze 232. Le gravezze stabili sono appena 12, formate dal terraggio che deve sulla vigna e da un censo bullale di onza 1 dovuta alla chiesa della SS.ma Annunziata. Tra i debiti solo somme da pagare per acquisti di cuoio: onze 30 dovute al fratello Giuseppe ed onze 9 a tale Benedetto Carrozza di Messina. Filippo di Marco sa scrivere. Nel rivelo non compare la gabella della macina da lui posseduta.

Raniolo dice che Filippo di Marco ricoprì la carica di capitano di giustizia nel 1640 (altrove dice che invece ricoprì tale carica un certo Agoretto), ma certamente fu per la prima volta secreto nel 1647, anno in cui compare anche in un atto rogato dal notaio Francesco Brancato, relativo alla costituzione di patrimonio ecclesiastico per il figlio Francesco (vedi oltre). 

Dai documenti si può seguire man mano l’evoluzione della carriera di Filippo di Marco da corvisiero a gabelloto, prima della macina poi di una enorme estensione di terre. Due atti infatti, uno del 1649 e l’altro del 1651, ci confermano il grande ruolo, la ricchezza e l’intraprendenza di Filippo. 

L’11 marzo 1649 (doc. 26) il governatore della Contea don Francisco Bolle y Pintaflor e i maestri razionali don Francisco Echelbez barone di Renda, don Tommaso Piluso, don Giovanni Grimaldi barone di Scirumi e Randello ed il dottor don Claudio Arezzo diedero in gabella per tre anni a Filippo di Marco salme 215.9 di terre nelle contrade dette della Scaletta, Albanello, Arciarito e Suvaro Torto espropriate al dottor don Matteo Lia (o Elia), terre che a seguito di una rimisurazione erano risultate usurpate. Il prezzo della gabella fu di onze 125 l’anno. E come se non bastasse, nell’agosto del 1651 (doc. 26a) risulta anche gabelloto di don Pietro Settimo, barone di Cammaratini per il feudo della Dragonara per onze 100 l’anno (nel 1638 gabelloto era il fratello Giuseppe). Pertanto, nel 1651 Filippo di Marco aveva in gabella ben 315 salme di terra! Neanche mastro don Gesualdo né Calogero Sedara forse arrivavano a tanto…

Nel rivelo del 1651 (doc. 25) il nucleo familiare di Filippo è composto dalla moglie Giovanna, dal figlio chierico don Francesco di anni 13, da Giuseppe di anni 6 e da Margarita. Inoltre con lui vivevano i cognati Pietro di 27 anni, Rosalia e Francesca e due servitori, tali Francesco Novello d’anni 15 e Teresa Ragusa.  Dichiara la casa dove abita nel quartiere della Grazia (nel 1638 registrata a San Giovanni), vigne per 18 migliara nelle contrade Dragonara e Gelati, denaro in contante per onze 6, oro e argento lavorati, frumento (30 salme), orzo (5 salme), giurgiulena (salme 2), vino (40 barili). Possedeva anche 23 coppie di buoi per lavorare le terre, 47 bovini da latte e da carne, 150 maiali, tre giumente per uso personale e persino un daino…Prestava naturalmente contanti a singoli. Il patrimonio netto ammontava ad onze 510.

Di Filippo di Marco non abbiamo più notizie fino al 1666, quando lo troviamo tra i maggiorenti della cittadina firmatari della richiesta del quarto mulino, assieme ai nipoti Pietro e Francesco di Marco (figli di Giuseppe) e al futuro genero Filippo Custureri. Poi, dalle carte relative alla costruzione del convento di San Francesco di Paola, sappiamo che ricoprì la carica di secreto nel triennio 1676-1679. Il 3 marzo 1677 infatti (poco dopo, il 6 aprile, gli morì la moglie Giovanna), a seguito della autorizzazione a fondare il nuovo convento, Filippo di Marco, insieme con i giurati Blasio Cannizzo, Damiano Scagliola, Giovanni Marangio e Giacomo Ottaviano, assegnò al «Vicario per la fundattione et erettione…il Rev.do Padre fra’ Valentino di Martino della Città di Randazzo del detto ordine di S. Francesco di Paola professore di Sacra Teologia» la terra dove costruire il nuovo convento. Infatti, «considerato dove meglio puossa stare detto Convento cossì per lo commodo di detti Padri, come di questi Popoli, habbiamo giudicato assignarci…lo Cozzo chiamato del Calvario nelli Communi vicino, e puoco distanti di questa predetta Terra». A seguito di ciò, l’incaricato fra’ Valentino poteva liberamente «dar principio e fabricare il sito della chiesa sotto titolo di San Francesco di Paola, suo Convento e selva secondo il disegno e pianta fatta d’architetti conforme alla licenza», nell’area individuata dal capomastro dell’Università m.ro Silvestro Russo, della superficie di «salma una e tummina due di terre». Dopo l’approvazione della deliberazione da parte del viceré cominciarono i lavori sul Cozzo del Calvario (attuale Piazza Indipendenza, dove si eleva la chiesa di San Francesco di Paola). Filippo di Marco, chiamato Magnifico nei documenti, morì il 3 settembre 1679 e fu sepolto alla Grazia. 

doc. 31)1748

57. Rivelo che fa il sac. don Pietro di Marco…figlio del qdm. don Pietro Saverio di Marco e della vivente donna Framilia…senza pregiudicio…

anime

don Pietro sac. d’anni 43

Beni stabili

Tiene…una vigna di migliara otto con alberi…contrata di Valseca conf. con vigne di don Arcangelo Mazza e vigna di Giacomo Biazzo…onze 101.12

Esigge…da Giovanne Judici…onze quattro ogn’anno s.a le terre nominate le Comuni conf. con le mura di d.a Città e terre di don Alfonzo Ricca…onze 80

tiene d.o rivelante salmi ventidue di terre sbadate…contrata di Brancato conf. con terre di don Antonino Mandarà e terre dell’Ancilla…onze 936

Dentro le quale terre vi sono alberi di olive n.ro settantadue a tt. 21.18…onze 57.18

Più vi sono alberi di carrubbe n.ro ottantacinque…onze 72. 6

Esigge s.a le dette terre…onze tre tt. ventiquattro e gr. dicinove dall’infrascritte persone cioè

dall’eredi di Rosario Salerno onze 1. 7

da Lorenzo Biazzo             onze 1. 9.10

dall’eredi di don Martino Catalano tt. 7.10

da Paulo lo Monaco…tt. 19.19

da Nunzio Molé…tt. 11

totale onze 3.24.19…onze 76.19

                   onze 952.13

Gravezze

Paga…sopra le vigne…tt. ventidue al b.ne don Carmelo Pollara di Modica…onze 14.20

Paga…s.a le terre Comuni tumuli sej frumento a questa Corte…

ad onze due salma…tt. ventuno e gr. dieci…onze 14.10

Paga…s.a la terra in contrata di Brancato…onze sej e tt. diciotto all’eredi di don Antonino Crapa di Mineo…onze 132

Paga s.a dette terre per cenzo bullale onza una alla Ven.le Chiesa dell’Annunciata del Comiso…onze 20

Più paga sopra dette terre salma una e tumulj sej frumento…onze due tt. vent’uno e gr. dieci…onze 54.10

ristretto

b.s.    1402. 7 

g.s.     261.12

limpio  1140.25

Patrimo. 240

restano onze 900.25

habuy tt. 10

Addizione di rivelo che fanno donna Anna e donna Antonina di Marco sorelle come eredi della qdm. donna Flamilia loro madre succeditorie nelli beni del qdm. sac.te don Pietro di Marco…in data 21 marzo 1752

Possiedono…migliara sei di vigne con tumula cinque e mondelli tre…q.ta del Fondo delli Monaci seu Reina, conf. con vignazze di donna Celestina Lucchese e terre proprie, ove vi sono vigne ad ora deperse in terre tumula 7.1.1, e trazzera publica…onze 76.12

Le dette vignazze per non portarci frutto non sono prezzate e perciò non s’esce somma.

Vi sono in dette terre e vigne alberi di ficho n.ro venti…

onze 14.20?

Pagano s.a le dette terre onza una, tt. nove e gr. due e picc. uno…alli Conventuali di S. Francesco d’Assisi di Chiaramonte…onze 26. 2

Paolo Monello

Nato a Vittoria nel 1953, già sindaco (1984-1987, 1991) e assessore comunale (dal 1981 al 1993 e dal 2007 al 2009), deputato nazionale del Pci-Pds dal 1987 al 1994, da anni si dedica a ricerche storiche su Vittoria ed il suo territorio, sulla base di una grande massa di documenti inediti provenienti dall'Archivio di Stato di Palermo, dall'Archivio di Stato di Ragusa, dall'Archivio Storico di Vittoria (e anche dall'Archivo General de Simancas, Spagna). Ha cominciato a pubblicare a stampa nel 1990 e dal 2012 sulla piattaforma kdp di amazon.it. Gli e-book digitali sono on line su kindle store.