Premessa

Questa raccolta contiene post e articoli da me pubblicati nel mio profilo facebook. Non scrivendo più per quotidiani o riviste varie (sia perché dai quotidiani non mi si è più richiesto di scrivere nulla, sia perché le riviste su cui scrivevo a poco a poco sono state chiuse), ho utilizzato fb, ritenendo di sottrarmi alla leggerezza o alla facile invettiva (cui a volte anche io mi sono lasciato andare) con il pubblicare estratti dei miei scritti o articoli nuovi. E poiché ho riscontrato che i miei post di storia locale erano apprezzati, man mano ne ho scritti sempre di più. Nel corso degli ultimi anni ho scritto parecchio e sembrandomi utile raccoglierli in un unico testo, ho pensato di pubblicarli on line sul mio blog a disposizione di chi sia interessato. 

Eccone l’indice:

Post e articoli del 2016

1.Sul “riso alla siciliana”

2.Varie

3.60° della parrocchia di San Francesco di Paola

Post e articoli del 2017

   1. Sul 410° anniversario della fondazione

   2.Varie

   3.Pubblicazioni dal 1987 al 1999

   4.Ancora sulle celebrazioni del 24 Aprile

   5.Sulla legge di Gresham 

   6.Verso un manuale della storia di Vittoria

   7.Altra curiosità sulla fondatrice di Vittoria.

   8.In occasione di una mostra del maestro Alfredo Campo

   9.L’area del Castello…

10.Sui quadri di Vittoria Colonna

11.Sui quadri di Giovanni Alfonso  

12.Letture estive

13.Su “Le Rane” di Aristofane al teatro greco di Siracusa

14.Su un libro venuto dall’India…

15.In morte dello storico Denis Mack Smith

16.Sulle pagine scritte sulla storia di Vittoria                                     

17.Su un libro del prof. Giuseppe Micciché   

18.Su una querela annunciata          

19.In occasione di una visita a Modica di Alberto di Monaco

20.La duchessa d’Alba di Goya, ultima contessa di Modica     

21.Sull’indipendenza della Catalogna

                                                Post e articoli del 2016

1.Sul “riso alla siciliana”

Del “riso alla siciliana” riporta una ricetta Cristoforo Messisbugo nella sua opera del 1549, a base di riso, formaggio e tuorli d uova. Mi sembra l’antenato sia del timballo di riso che delle arancine.

Un grazie alle organizzatrici (prof.ssa Morana, ins. Perupato e prof.ssa Cannizzaro Giudice) ed un grazie agli intervenuti alla conferenza su “Vittoria a tavola in tempo di Pasqua”. Una chiacchierata per dimostrare in maniera inoppugnabile che le “impanate” d’agnello ed i “pastieri” di interiora d’agnello sono una eredità spagnola, ma che i pasticci di carne, prima di chiamarsi “empanadas” erano in uso sin dal tempo dei Greci (artocreas) e degli Arabi (che facevano pasticci giganteschi, fino a sei strati ripieni di carni diverse). A conferma di come anche la gastronomia siciliana sia frutto di tante culture e civiltà, senza muri e senza la paura della “commistione”….

Due volumi in spagnolo (uno proveniente da Madrid e l’altro da New York) in cui si parla della gastronomia della Spagna musulmana, frutto dell’alta cucina persiana e della cucina popolare berbera: sono alla base delle mie attuali ricerche sulla gastronomia siciliana, non per caso essa stessa in gran parte di origine araba. La Sicilia deve molto alla tradizione berbera, in quanto berbera era la maggior parte dell’esercito sbarcato in Sicilia dall’827 in poi e berberi erano i mercenari (della tribù Kutama) che sottomisero per conto dei Fatimiti sciiti la Sicilia agli inizi del X sec.. Ed è con emozione che in piatti e ricette risalenti ai secoli X-XIII si ritrovano le nostre impanate, le nostre scacce, i ‘mpanatigghi (oggi così famose a Modica), i dolci alle mandorle ed al pistacchio, ” i panielli” palermitane a base di ceci, ogni sorta di stufato e di carni ripiene, gli sciroppi alla frutta da cui poi nacquero i gelati etc. etc.. E che dire poi della scoperta di uno stufato detto “plato siciliano” a base di carne e cipolla, in uso nel Nord Africa e nella Spagna musulmana nei primi decenni del XIII secolo? Una notizia ad oggi sconosciuta, a dimostrazione che la Sicilia araba faceva parte di un mondo unico, che andava dall’Irag all’Egitto, all’Ifriqiya (Tunisia e Algeria) e fino alla Spagna meridionale, al-Andalus, ed in grado di fornire un suo caratteristico piatto locale ai buongustai dell’ecumene musulmana. E pensando alla cultura antica non si può fare a meno di pensare al presente, al terrorismo di matrice islamica.Come mutano i tempi! Da faro di civiltà per l’Europa barbara del Medioevo, a pericolo e terrore oggi…

2.Varie

Per correttezza linguistica e storica, vorrei che parlando del Castello di Vittoria Colonna si dicesse che apparteneva ai Conti di Modica, della famiglia Enriquez, scritto senza “H”, come si scrive in spagnolo, in cui l’h è un residuo della “f” latina. Nel nostro caso il cognome Enriquez deriva da Enrique, il capo della dinastia reale dei Trastamara, di cui il primo Enriquez era figlio illegittimo (intorno al 1375). L’ho già segnalato, ma senza risultato. Non è per essere pignoli, ma è perché la verità storica è sostanza delle cose. E della serietà.

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I miei complimenti al prof. Alfredo Campo ed al fotografo Maurizio Cugnata per la bella opera. Un grande ringraziamento va alla Congregazione del SS.mo Crocifisso per l’iniziativa. Spero che le immagini, splendide, delle opere d’arte esistenti in Vittoria invoglino tutti a saperne di più sulla nostra storia.

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Apprendo che altre realtà (Pachino) si fregiano di marchi di qualità per il pomodoro. La cosa mi fa un po’ tristezza, perché il pomodoro è nato nel Vittoriese ai primi del Novecento, e precisamente in contrada Anguilla, nelle terre irrigue attorno alle case Denaro, in parte appartenenti al nonno Paolo Denaro (1897-1982, nella foto). Tra le sue carte, ho trovato un rendiconto delle entrate per la vendita di pomodoro nell’anno 1919. Mio nonno fu tra i pionieri delle coltivazioni di pomodoro a campo aperto, e per le sue innovazioni tecniche (l’impalatura delle piantine) fu nominato Cavaliere del Lavoro nel 1935. Per decenni parlare di pomodoro significava parlare di Vittoria, come per il vino. Oggi non è più cosi…

3.60° della parrocchia di San Francesco di Paola

In occasione del 60° della nascita della parrocchia di San Francesco di Paola, un’occasione per ricordare gli uomini che introdussero a Vittoria il culto del Santo nel 1643, i costruttori della chiesa e del convento e coloro che vollero fare di un modesto edificio uno scrigno di opere d’arte ancor oggi non adeguatamente studiate e valorizzate.

Due grandi dipinti murali sulle pareti del coro della chiesa di San Francesco di Paola. Il primo rappresenta il papa Sisto IV che nel 1474 riconosce la regola di Francesco di Paola; il secondo l’ accoglienza del re di Francia Luigi XI fatta a Francesco nel 1483. Il personaggio in prima fila sulla destra ha stranamente la fisionomia del re Carlo III di Borbone, dal 1734 re di Sicilia e poi anche di Napoli e costruttore della reggia di Caserta. I due dipinti sono opera di un maestro sconosciuto, e meriterebbero di essere restaurati come si deve e studiati da competenti. Sarebbe bello se qualche ente o privati benefattori si offrissero per il restauro…

                                                Post e articoli del 2017

(Precisazione: il tono polemico a volte degli articoli si spiega con il fatto che dopo le elezioni amministrative del giugno 2016, con l’affermazione della destra, i nuovi amministratori cominciarono a “demolire” il passato)

1.Sul 410° anniversario della fondazione

Per ricordare il 410° anniversario della fondazione di Vittoria il 24 aprile p.v., l’A.C. ha chiamato un illustre storico per parlare del testamento di Vittoria Colonna, morta a Madrid il 28 dicembre 1633. Da una nuova A.C. era giusto attendersi novità e, visto che il conferenziere si fregia del titolo di “ricercatore presso gli archivi spagnoli”, mi aspettavo notizie inedite, desunte da carte ad oggi inesplorate e che numerose sono conservate sia in Spagna che a Roma. Parlare di cose che altri hanno pubblicato già da ben 27 anni (vedi foto) mi sembra avere un sapore un po’ stantio…

Seguo non naturale curiosità lo sviluppo della politica culturale della nuova Amministrazione Comunale, ma da quel che leggo anche oggi su “La Sicilia” mi pare che si stia dando grande risalto “alla scoperta dell’acqua calda”, come si suol dire…La “Taledda” di Mazzone (restaurata negli anni ’80 dal maestro Cappello) è stata studiata dalla prof. Garretti Sidoti sin dal 1941, per non parlare degli accurati studi più recenti del dr. Giuseppe La Barbera e del prof. Alfredo Campo che oltre a Garibaldi e Giulio II, individua pure Cristoforo Colombo, Nino Bixio e il re normanno Ruggero II (forse sono sfuggiti…). Quanto alle “notizie inedite” sulla vita di Vittoria Colonna, tratte dal suo testamento e di cui si parlerà il prossimo 24 aprile, mi viene da ridere, avendo pubblicato tali documenti, come ho già avuto modo di dire, nel 1988 e poi nel 1990. Beh continuando così, mi pare che la “vita culturale” della Vittoria del nuovo corso sia alquanto simile a quella del passato, con l’aggravante di prendersi i meriti delle fatiche altrui…

2.Varie

a.Avviso ai naviganti.Vorrei umilmente ricordare a me stesso che la storia di Vittoria e del suo territorio, dei monumenti e delle opere d’arte, è stata studiata con impegno assiduo e discrete pubblicazioni sin dagli anni ’50 da parecchie persone. Pertanto, prima di gridare di meraviglia alla “sensazionalità” di una presunta scoperta o -più semplicemente- prima di aprir bocca o di scrivere, occorrerebbe informarsi su co sa sia stato già scritto in proposito. Così, solo per completezza d’informazione e per evitare che appunto si gridi entusiasticamente alla “scoperta dell’acqua calda”…

b.A scanso di equivoci. Nessuno ha il monopolio delle ricerche né ci sono “esclusive”, per carità. Ma la serietà vuole che si parta sempre da ciò che hanno scritto gli altri. Altrimenti dove sarebbe il “progresso” nella ricerca in ogni campo?                                                                 

c.Sul “prima” e sul “dopo”

Da come si stanno mettendo le cose culturalmente per questa Città, credo che occorra ricordare ai “nuovi” che prima di loro non c’era il “nulla” che ora loro sarebbero venuti a colmare con chissà quali strabilianti azioni culturali. Almeno dal 1980 in poi, le Amministrazioni Comunali hanno avuto una politica culturale tendente a riscoprire e costruire -sulla base di nuove ed inedite ricerche- la identità di Vittoria, la sua coscienza di popolo e di comunità. Per i “nuovi” amministratori ed esperti culturali, voglio pertanto pubblicare le copertine di alcune delle pubblicazioni patrocinate dalle Giunte passate, per rinfrescare loro la memoria ed evitare prevedibili figuracce. Cominciando da un vero e proprio monumento di dialettologia ed antropologia, quale la “tetralogia” del prof. Giovanni Consolino. Seguiranno poi le altre…

3.Pubblicazioni dal 1987 al 1999

Dalla nuova storia della fondazione di Vittoria del prof. Giuseppe Raniolo, alla costruzione del Teatro Comunale, alle piante degli Iblei del compianto col. Giuseppe Coria, agli acquerelli di Pietro Palma, agli antifascisti di Gianni Ferraro alla tesi di laurea del dr. Arcangelo Mazza, innovativa per la storia dell’urbanistica vittoriese…

Continuiamo. Nei primi anni 2000 altri approfondimenti. Per primo un catalogo delle opere d’arte esistenti a Vittoria, poi i saggi del prof. Francesco Ereddia sulla fondazione di Vittoria, la celebrazione del 60° dello sbarco degli Anglo-Americani, la creazione della rivista i Quaderni del Museo (di cui pubblico la copertina del numero dedicato al 25 Aprile)

Anni fecondi di studi e di ricerche fondamentali per la nostra storia culturale come comunità. Tra le pubblicazioni, soprattutto il volume sul Liberty del prof. Alfredo Campo, base insostituibile di qualsiasi altra azione a salvaguardia del patrimonio artistico della Città ed altre ricerche minori (lSocietà Operai di Mutuo Soccorso “F. Jacono”, la storia della Villa Comunale, la ristampa delle poesie di Neli Maltese etc. etc.) tutte pur sempre volte allo studio ed alla affermazione di Vittoria come Città colta e civile, in anni difficili di crisi e di attacco della criminalità. Insomma, chi mai potrebbe essere così sciocco da parlare di “novità” oggi?

E ora, prima di immettere le copertine dei volumi pubblicati in occasione del Quarto Centenario, pubblico una rassegna di copertine del periodico “Comune Notizie”, fondato e curato dal compianto dr. Gianni Ferraro e poi dai due giornalisti Salvatore Genovese e Gianni Molé. Si tratta di documenti sulla storia e la vita culturale della Città, che bisognerebbe conoscere…

In questi giorni in cui sarà ricordato il 410° anniversario della fondazione con una conferenza sul testamento di Vittoria Colonna, nessuno me ne voglia se riporto il numero di Comune Notizie del 1988 in cui ne parlavo per primo (ne pubblicai il testo integrale nel 1990). Questo per dire che quando si parla di “notizie inedite” sulla vita della fondatrice di Vittoria, occorrerebbe accertarsi che lo siano veramente. Non per polemica ma per la verità…

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Accingendomi a concludere questa rassegna, pubblico le copertine dei primi quattro volumi editi in occasione del Quarto Centenario della Fondazione (1607-2007), celebrato grazie alla sensibilità culturale del Sindaco Giuseppe Nicosia (io sono poco prodigo di elogi, ma quando ci vuole, ci vuole…). Il primo volume passa in rassegna tutte le testimonianze archeologiche, storiche e documentarie sul nostro territorio, con la pubblicazione dei testi -riveduti e corretti- dei due documenti che stanno alla base della Fondazione: il Privilegio Regio del 3 giugno 1606, ratificato a Madrid il 31 dicembre 1606) e le Grazie e le Franchigie concesse ai nuovi abitatori da Vittoria Colonna in quanto contessa di Modica il 1° settembre 1607. Seguono due esempi di “microstoria”, realizzati con la preziosa collaborazione dell’arch. Giuseppe Areddia: il primo riguarda le vicende dell’area dove oggi è la sala del Consiglio Comunale e la Sala intitolata al pittore Giuseppe Mazzone, già monastero di Santa Teresa dai primi del Settecento e “Officina Elettrica Municipale” dal 1902; il secondo tratta invece delle vicende urbanistiche (insieme storiche e politiche) dell’isolato dove prima nacque l’ospizio per i pellegrini poveri fondato da Matteo Terranova nel 1679, poi ricostruito come Municipio nel 1870 e in ultimo, dopo la demolizione dell’edificio pericolante nel 1970, vi nacque il Memoriale della Pace (1981).

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Infine la storia economica di Vittoria (anche questa in collaborazione con l’arch. Giuseppe Areddia): dalle vigne impiantate sin dal 1610-1620 alle colture del pomodoro (nate in contrada Anguilla presso le terre Denaro ai primi del ‘900) e poi all’introduzione della serricoltura, dal 1959 in poi, ad opera di pionieri come Pietro Gentile, Giovanni Di Stefano, i fratelli Giovanni e Rosario Bennice ed altri: una storia che nessun nuovismo arrogante e ignorante potrà mai cancellare. Perché questa è Vittoria, chiunque sieda provvisoriamente in Municipio…

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Due opuscoli (uno con l’Ode a Vittoria Colonna di Francesco Maganuco, scritta in occasione del III Centenario nel 1907), la storia dell’istruzione a Vittoria, del prof. Salvatore Bucchieri etc.

Le edizioni del Quarto Centenario hanno visto anche la partecipazione di parecchi studiosi: dal prof. Giuseppe Micciché (che ha curato una ristampa di giornali politici dei primi del Novecento), al prof. Vincenzo La Ferla, che ha ricostruito le vicende dell’ex Campo di prigionia (oggi area Emaia), all’ing. Salvatore Nicastro, che ha scritto una storia della Città recuperando i contributi di tutti coloro che vi si sono cimentati e, infine, non è mancata una storia del cinema a Vittoria, ormai più che centenario, avendo la famiglia Gambina aperto il primo cinema nel 1913. Insomma: questo è quello che le Amministrazioni passate lasciano in eredità alla nuova Amministrazione voluta dai cittadini nelle elezioni comunali del 2016. Con questo patrimonio culturale occorre cimentarsi. Inoltre ci sono tutti gli altri contributi pubblicati a stampa o in e-book su Vittoria e il suo territorio. Insomma: la realtà storica, artistica, economica e politica di Vittoria è tra le più studiate nel Ragusano. Occorre dunque far meglio, non copiare o impadronirsi del lavoro altrui…

Dimenticavo: accanto a tanta “pesantezza” di libri, la leggerezza dell’arte: tre piatti in stile “Caltagirone” del ceramista prof. Giuseppe Mangione. Per il Quarto Centenario furono quindi realizzate queste cose, forse poche ma degne di essere ricordate, fatte con poca spesa e grazie al contributo della Provincia Regionale, della B.A.P.R. (unica fra gli istituti di credito operanti a Vittoria), e soprattutto senza alcun finanziamento della Regione Siciliana, che nulla volle dare. E con questo ho concluso. Buon 410° anniversario alla nostra Città.

Ho letto che anche oggi si farà la cerimonia di omaggio ai resti di Vittoria Colonna custoditi nella Cappella del SS.mo Sacramento a San Giovanni. Bene. Ci vollero cinque anni di trattative (dal 1985 al 1990) con le autorità civili ed ecclesiastiche di Medina de Rioseco, l’antica capitale degli Stati degli Almiranti di Castiglia, per riuscire nello scopo di portare parte delle spoglie a Vittoria. A ricordo, pubblico tre foto: una della facciata della chiesa di San Francisco (foto Barbagallo), dove Vittoria Colonna era stata sepolta nel 1637 (a quattro anni dalla morte, avvenuta a Madrid il 28 dicembre 1633) e due della testata giornalistica “El Norte de Castilla”, di Valladolid, che diede la notizia degli scavi da noi sollecitati per la ricerca dei resti. Infine, visto che oggi pomeriggio al Teatro Comunale si parlerà del testamento di Vittoria Colonna e si daranno notizie “inedite” tratte da esso, pubblico copia della prima pagina del documento, che possiedo dal 1988 e che ho pubblicato integralmente nel 1990. Così, per sfizio…Chissà che notizie “inedite” saranno date oggi…

4.Ancora sulle celebrazioni del 24 Aprile

Gli amici di fb mi perdoneranno se torno sulle celebrazioni del 24 aprile ed in particolare sulla conferenza avente come oggetto il testamento di Vittoria Colonna. Grazie ad un gentilissimo amico ho potuto infatti ascoltare oggi l’audio della conferenza del signor Francesco Pellegrino. Onestamente mi aspettavo di più, da uno definito “ricercatore negli archivi spagnoli”. Avrebbe potuto risparmiarsi la fatica di tradurre carte “difficili da leggere e da interpretare” (parole sue): i documenti erano già trascritti e tradotti dal 1988 e pubblicati dal 1990 (il testamento e la memoria) e la stessa transazione (documento che Pellegrino ha ritenuto a torto inedito) è citata nella mia biografia di Vittoria Colonna (1990) e ampiamente discussa in “Nascita di una città” (1993). Sarebbe bastato che chi si è premurato di farlo venire a Vittoria lo informasse di ciò che era stato scritto e pubblicato. Infatti niente di ciò che questo Pellegrino ha affermato è inedito (qualcosa anche sbagliata, come il numero dei figli avuti: 6 e non 3!). Anzi su Vittoria Colonna, la sua storia, la sua personalità, la sua tenacia ed il suo orgoglio ne sappiamo (immodestamente) molto più di quello che il conferenziere ha desunto dai pochi documenti che ha interpretato. Mi riferisco al ruolo del padre Marcantonio, che Pellegrino imprudentemente dice essere stato nominato viceré di Sicilia grazie al matrimonio spagnolo della figlia: Colonna fu nominato viceré nel 1576, grazie alle pressioni sul re Filippo II da parte della madre Giovanna d’Aragona e del generale dei Gesuiti Francesco Borgia, mentre il matrimonio di Vittoria Colonna fu combinato (dopo la morte di Marcantonio nel 1584) dal fratello Ascanio, che studiava in Spagna, dove aveva conosciuto il futuro Almirante e Conte di Modica Luigi III, matrimonio che si celebrò il 31 dicembre 1586. A parte questa “svista” (non perdonabile ad uno storico di professione, ma forse Pellegrino non lo è), ho sentito cose note e arcinote. L’autore ha completamente ignorato il ruolo del card. Ascanio Colonna (la cui immensa biblioteca confluì alla sua morte nella Vaticana) nella vita della sorella, e inoltre l’ha fatta diventare “una donna del popolo”, operazione incomprensibile storicamente. Vero è che nel suo testamento è generosa di lasciti ai propri servitori, ma per questo era una “popolana”? Vittoria Colonna era una nobildonna discendente dai re aragonesi di Napoli, figlia di un principe Colonna, generale pontificio e poi viceré di Sicilia, ed essa stessa padrona di grandi feudi in Spagna ed in Sicilia (tra cui la Contea di Modica). Per concludere, il signor Pellegrino si è crucciato che gli archivisti dell’Archivio Provinciale di Madrid non gli abbiamo fatto vedere la firma di Vittoria Colonna nel testamento. Non lo hanno fatto non per chissà quali divieti, ma perché semplicemente quella firma non c’è: nel documento infatti Vittoria Colonna si firma con i suoi titoli: “Duquesa y Condesa”, cioè “Duchessa di Medina e Contessa di Modica” e non Vittoria Colonna, come si firmava quando era nubile. Riguardo ad un suo autografo autentico, se qualcuno me l’avesse chiesto, sarei stato ben lieto di fornire copia di una lettera datata a Palermo il 2 gennaio 1580 o altre lettere da me pubblicate ormai nel lontano 1987 e che accludo a questa nota. Ah dimenticavo: nessuno degli organizzatori della conferenza ha informato il signor Pellegrino che le spoglie di Vittoria Colonna, rintracciate a seguito di scavi da noi promossi, furono divise con la città di Medina de Rioseco e in parte sono custodite a Vittoria, nella nicchia ricavata in una parete della cappella del SS.mo Sacramento, dove la mattina molti dei partecipanti alla conferenza avevano assistito al consueto omaggio floreale…

5.Sulla legge di Gresham 

Non so quanti degli amici di fb conoscano la “legge di Gresham” sulla circolazione monetaria, secondo la quale la moneta “cattiva” scaccia quella “buona”: accadeva così che le monete di bronzo o di rame, prendevano il posto dell’oro. Prendendo spunto da ciò, che voglio dire? Una cosa molto semplice: dopo anni e anni di studi e di pubblicazioni sulla storia di Vittoria e del suo territorio, non sono riuscito a fare affermare le notizie “buone” (e dire che i libri ci sono) ed anche recentemente quelle “cattive” (oggi dette anche “bufale” oppure “fake news”, basate su testi vecchi e superati) hanno avuto la meglio. Ho deciso pertanto di non polemizzare più con quanti (giornalisti, “storici” ed altri improvvisatori a seconda della giornata) trattano di Vittoria: scrivano pure tutte le scemenze che vogliano. Questo non significa che alzo bandiera bianca: non è nella mia cultura né lo sarà mai, finché campo. Ho però deciso di scrivere un “manuale” sintetico sulla storia di Vittoria e del suo territorio. Almeno così nessuno avrà l’alibi di dire che le cose da me scritte sono introvabili o difficili da capire perché piene di documenti…   

6.Verso un manuale della storia di Vittoria   

Ho cominciato a riesaminare le fonti per il manuale sulla storia di Vittoria e naturalmente sono ripartito dalla Contea di Modica e da una data divenuta un discrimine nella storia delle nostre terre: il 1480, quando fu concordato un matrimonio tra un Enriquez, signori di Medina de Rioseco ed Almiranti di Castiglia e una Cabrera, contessa di Modica. A seguito di quel legame tra Federico Enriquez ed Anna Cabrera (che diede vita alla famiglia Enriquez Cabrera), dopo il loro trasferimento in Spagna nel 1484, la Contea fu affidata nelle mani di abili funzionari e cominciò il suo sviluppo. Uno sviluppo assicurato con il frazionamento del grande feudo in migliaia di appezzamenti di terreno dati in enfiteusi tra il 1550 ed 1564, un processo di cui la fondazione di Vittoria fu l’ultimo atto, ai primi del ‘600. A questo proposito, mi piace qui pubblicare la foto del grande retablo nella cappella maggiore della chiesa di San Francesco a Medina de Rioseco, con le statue bronzee della contessa Anna e della sorella Isabel, che sono situate sopra le loro rispettive tombe, un grandioso monumento voluto da Federico Enriquez e realizzato nel 1532. Pubblico anche l’immagine di un quadro da me rintracciato nella chiesa di Santa Maria del Gesù ad Alcamo, probabilmente del 1507, che ritrae i tre personaggi: Federico Enriquez, la moglie e la cognata (a sua volta data in sposa ad un fratello minore dell’Almirante, Francesco). Gli scavi da me promossi per ritrovare il luogo di sepoltura di Vittoria Colonna, hanno anche fatto rinvenire i resti di questi tre personaggi. Federico Enriquez ebbe un ruolo importante nella guerra per la conquista di Granada nel 1492 e poi al servizio di Carlo V.

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Curiosità sulle ricerche dei resti di Vittoria Colonna: un articolo relativo agli scavi nella chiesa di San Francisco di Medina de Rioseco e la foto della lapide funeraria della tomba della fondatrice di Vittoria, oggi nel Museo Archeologico di Palencia, in Spagna…

7.Altra curiosità sulla fondatrice di Vittoria.

Nei documenti relativi ai suoi lasciti, Vittoria Colonna (1558-1633) accenna alle case principali dove vive. Le aveva costruite lei stessa (con le rendite che si era garantita dalla Contea di Modica) in un isolato compreso “tra la calle de los Premonstratenses e la calle de la Flor”, nella zona orientale di Madrid allora ricca di orti e giardini, in piena espansione urbana. Grazie a queste indicazioni le abbiamo potuto individuare in una mappa di Madrid del 1656 (vedi foto con le strade segnate). L’isolato era appunto compreso tra la calle del Almirante, la calle de la Flor e la calle de los Premonstratenses (un ordine monastico medievale fondato da tale San Norberto). In linea d’aria non siamo lontani dall’attuale Plaza Mayor. Possedeva poi altri terreni con orti e giardini nel cosiddetto Prado de los Recoletos Agustinos. La zona fu poi completamente modificata nel Settecento. Come si vede, da fantasma qual era, oggi della fondatrice di Vittoria sappiamo moltissimo….

8.In occasione di una mostra del maestro Alfredo Campo

Dopo aver visitato la mostra di 101 splendidi quadri del maestro Alfredo Campo presso la Sala “Giuseppe Mazzone”, ho voluto guardare la vallata e le aree adiacenti. La “Valle del fiume di Cammarana” ha sempre il suo fascino ma le aree attorno alla Sala sono in preda all’immondizia e all’incuria. Ma la “nuova” Amministrazione non doveva far meglio delle vecchie? Non basta fare gli spot pubblicitari per esaltare le “meraviglie” di Vittoria. Ma che ci vuole ad alzare il telefono ed ordinare alla ditta di spazzare ogni giorno e togliere i rifiuti dalla vasca? E costa troppo tenere pulita l’area attorno ai resti dell’antica chiesetta di San Giuseppe? E l’ assessore ai Lavori Pubblici ha mai visto i gradini spaccati del belvedere?

9.L’area del Castello…

L’area del Castello e dell’ex monastero di Santa Teresa è il punto più bello della città, i luoghi dove è nata. Dovrebbero essere tenuti puliti e curati. Quando abbiamo inaugurato la Sala e la piazza abbiamo provveduto con una vigilanza 24 ore su 24 per evitare che venisse deturpata. E comunque i gradini spezzati a randellate dai vandali potrebbero essere riparati: Moscato ormai è da un anno al governo della città e la colpa non può più essere addebitata “a quelli di prima”…E cmq insisto: basta ordinare alla ditta della raccolta dei rifiuti di garantire un passaggio quotidiano lì. Non bisogna essere dei geni dell’amministrazione per pensarci…

10.Sui quadri di Vittoria Colonna

Giorni fa un giovane laureando con una tesi sulla fondatrice di Vittoria, mi chiedeva se ci fossero quadri di Vittoria Colonna. Ho risposto che ce dovrebbero essere di sicuro in Spagna. La domanda però mi ha spinto a rivedere le mie fonti e ad affinare le mie ricerche. Con risultati assai sorprendenti. Da nuovi documenti oggi in mio possesso risulta che sia Vittoria Colonna sia il figlio Giovanni Alfonso Enriquez (cui è intitolata la piazza dove fra poco si svolgerà il Jazz Festival) sia il nipote Giovanni Gaspare furono tra i maggiori collezionisti d’arte dei loro tempi. Il quadro che pubblico è di Jusepe de Ribera (1591-1652), detto “lo Spagnoletto”, morto a Napoli. La sua “Immacolata Concezione”, oggi al Museo del Prado di Madrid, apparteneva appunto a Giovanni Alfonso, catalogata fra decine di quadri attribuiti alle scuole di Tiziano, Raffaello, Bronzino, Bellini e ad altri maestri italiani, fiamminghi e tedeschi del Rinascimento. Il figlio di Vittoria Colonna lasciò ben 605 quadri, il nipote 989! Tra i quadri in possesso di Giovanni Alfonso uno è della madre Vittoria Colonna, finito chissà dove. Purtroppo le collezioni furono in seguito disperse, dopo il sequestro dei beni degli Enriquez nel 1702 per motivi politici. Tra le curiosità che mi hanno molto colpito, tre quadri lasciati da Vittoria Colonna (ne furono inventariati 255!). La fondatrice di Vittoria si fece rappresentare da viva morente in due quadri -malata sul letto di morte- e persino dopo morta in un altro, con l’anima che saliva in cielo…Fatto stranissimo ed assai curioso farsi rappresentare così, ma che non stupisce per una grande signora che volle per sé oltre 6.000 messe di suffragio in Spagna e ben 100.000 da far celebrare a Modica dai Gesuiti del Collegio da lei fondato.

11.Sui quadri di Giovanni Alfonso  

Continuando ad estrarre notizie dall’inventario dei quadri di Giovanni Alfonso Enriquez (1596-1647), figlio di Vittoria Colonna, pubblico il ritratto del duca di Lerma, valido real (cioè primo ministro) del re Filippo III. Il potente personaggio (comandava lui e non il re) era nonno di donna Luisa de Sandoval, moglie di Giovanni Alfonso e come contessa di Modica curatrice del Cannamellito di Vittoria, impiantato nel 1641 e funzionante fino al 1646 per la produzione di canna da zucchero (oggi area dell’aeroporto di Comiso “Pio La Torre”, fino agli anni Trenta territorio di Vittoria). Il quadro è di Pietro Paolo Rubens, era inventariato al n. 393 della collezione di Giovanni Alfonso ed oggi è al Museo del Prado. Lerma contribuì a salvare dal fallimento gli Enriquez, grazie all’azione di Vittoria Colonna che escogitò il sistema per frenare il debito e sfruttare al meglio le rendite della Contea di Modica (anche con la fondazione di Vittoria). Dalla storia locale alla grande Storia ed alla grande pittura…

Altri quadri appartenenti a Giovanni Alfonso Enriquez Cabrera, figlio della fondatrice di Vittoria; “Adamo ed Eva” di Albrecht Durer, oggi al Museo del Prado; “San Gregorio Magno, Sant’Ignazio e San Francesco Saverio” del Guercino (Collezione Mahon, Londra) e “Giacobbe benedice i figli di Giuseppe”, del Guercino, oggi al Prado

12.Letture estive

Letture estive in corso sulla Sicilia del presente e del passato, per capire meglio cosa sia oggi la nostra Isola e cosa siamo noi Siciliani. Già letto il primo libro, quello di Savatteri contro gli stereotipi ed i luoghi comuni (“Non c’è più la Sicilia di una volta”), che si occupa delle novità nel mondo dell’economia, della letteratura, del cinema, del costume etc. etc.. Interessante, ma occupandosi della cronaca degli ultimi 25 anni, a volte manca lo sguardo lungo e l’individuazione della direzione di marcia. Comunque ottimo libro. Vedremo gli altri, fra cui un saggio del 1967 forse troppo entusiasta sulla convivenza in Sicilia tra Arabi, Normanni, Ebrei e Latini: appunto “Terra senza crociati” (io però avrei qualche dubbio, non ignorando i massacri operati dagli Arabi durante la conquista e poi la distruzione totale dell’elemento arabo cominciata con Guglielmo I e conclusasi al tempo di Federico II: quindi crociate no, ma massacri e perdita di identità sì, a danno dei Musulmani di Sicilia…).

13.Su “Le Rane” di Aristofane al teatro greco di Siracusa

Tra le commedie tutte politiche di Aristofane, quella intitolata “le Rane” (405 a.C.) si occupa del ruolo della poesia nella società ateniese dell’epoca. La città. travagliata dalle sconfitte subite nella guerra contro Sparta, lacerata per la guerra civile tra conservatori e democratici, ha visto la morte uno dopo l’altro dei grandi tragici Euripide e Sofocle. Dioniso allora scende agli inferi per riportare in vita un poeta che possa aiutare gli Ateniesi. Tra Eschilo, conservatore, cantore degli ideali di patria, coraggio, religiosità antica ed Euripide, intellettuale moderno, autore di drammi “borghesi”, quasi femministi ante litteram, innovativo nella religiosità (in contatto con il razionalismo socratico): alla fine Dioniso (cioè il conservatore Aristofane) pur ammirando Euripide sceglie Eschilo, per salvare la città riportandola agli ideali antichi. Leggendo i versi e vedendo la commedia interpretata con bravura e intelligenza da Ficarra e Picone, io mi ponevo il problema di chi oggi riportare in vita per aiutare la Sicilia e l’Italia. In un primo tempo avevo immaginato di scegliere tra Sciascia (illuminista, fustigatore della mafia e dell’antimafia come professione -con i penosi risultati di oggi-, acuto lettore della Sicilia spagnola, vero crogiuolo della Sicilia di oggi); ed Eco, genio intellettuale della moderna società della comunicazione. Ma dopo la morte di Paolo Villaggio, forse al posto di Eco metterei la maschera dolente di Fantozzi, come sublime interprete dei pregi e difetti dell’italiano medio, dopo Totò e Sordi. Sarebbe ben difficile scegliere tra Sciascia e Fantozzi…

14.Su un libro venuto dall’India…

Potenza di internet poter avere dall’India a meno di 10 euro e senza spese di spedizione (ma come fanno?) un saggio in spagnolo del 1902 [di Fernández Duro] sull’ultimo Almirante, Juan Tomas Enriquez (1646-1705) Conte di Modica, un volume ricco di documenti inediti per l’Italia, fra cui anche l’inventario dei beni e le carte del processo. Passato alla storia come “traditore” (per questo motivo gli fu sequestrata la Contea di Modica), Juan Tomas Enriquez de Cabrera ebbe solo il torto di scegliere il partito perdente nella guerra di successione spagnola scoppiata nel 1700. Si schierò infatti con l’austriaco arciduca Carlos (futuro padre dell’imperatrice Maria Teresa d’Austria), contro Filippo V di Borbone, designato successore. Sfortunato perché scelse il perdente ma anche perché nel 1693 un grande terremoto gli devastò uno dei possedimenti più produttivi: appunto la Contea di Modica. Scherzi del fato…

15.In morte dello storico Denis Mack Smith

Alla bella età di 97 anni si è spento lo storico inglese Denis Mack Smith, profondo conoscitore della storia risorgimentale italiana ed autore criticato per l’originalità dei suoi giudizi su Garibaldi, Cavour, Vittorio Emanuele e per la stringatezza del linguaggio (che poi invece gli fu ammirata). La sua “Storia della Sicilia medievale e moderna” (Laterza 1970) fu uno dei miei primi acquisti di studente al terzo anno di liceo (nel lontanissimo febbraio 1971…) e mi colpì allora sfavorevolmente per il suo drastico giudizio sulla Sicilia spagnola (di cui invece io continuo ad essere un grande estimatore, perché a mio giudizio la Sicilia di oggi è stata forgiata negli oltre 400 anni di appartenenza alla Spagna, nel bene e nel male). Soprattutto però non dimenticai mai ciò che lessi a pag. 248, a proposito della fondazione di nuove città nel Seicento: “A Vittoria e a Santa Ninfa fu necessario promettere l’immunità non solo ai debitori ma anche ai criminali, e forse inizialmente la popolazione di qualche città fu costituita largamente da delinquenti”. Tale affermazione mi offese, anche se faceva il paio con la vulgata locale (da Paternò a La China a Barone, che inventò abitatori “scampati alla forca”) sulla presenza di banditi in zona prima della fondazione. Una notizia riportata con risalto da padre Samuele Nicosia da Chiaramonte nella sua opera del 1882, in cui si afferma che un covo di briganti era addirittura nell’attuale Piazza del Popolo. La cosa acquistò aspetti grotteschi quando più tardi, già sindaco, da qualche prefetto mi sentii ripetere che a Vittoria c’era la criminalità perché in fondo i Vittoriesi eravamo discendenti da banditi…Notizie da respingere non per un malinteso amor di patria (i delinquenti a Vittoria ci sono, eccome!) ma perché la questione dei banditi tra i primi abitatori di Vittoria (ripresa da Denis Mack Smith) è falsa per due motivi: in primo luogo perché i banditi erano al “passo” di Dirillo (da dove erano stati cacciati nel 1547 addirittura con l’incendio del bosco, come si può leggere in un documento da me pubblicato nel 1993) e Vittoria nasce anche per rendere sicuro proprio quel passo (c’è scritto nel privilegio di fondazione); in secondo luogo perché nella storia di Vittoria da me commissionata al prof. Giuseppe Raniolo e pubblicata nel 1990, l’autore riporta l’elenco dei coloni cui furono assegnate le terre: difficilmente tra le decine e decine di assegnatari avrebbero potuto esserci pendagli da forca. Questo per dire che a volte la storia si fa con i pregiudizi ed i “sentito dire” ma che spesso la realtà dice altro…

16.Sulle pagine scritte sulla storia di Vittoria                                     

Riflessioni di fine agosto. Dal 1985 ad oggi ho scritto circa 8.000 pagine sulla storia di Vittoria e del suo territorio, solo in parte stampate ma tutte oggi disponibili in formato digitale. A causa dell’enorme quantità di materiali in mio possesso, nel corso degli anni ho composto singole monografie, nelle mie intenzioni dei veri e propri tasselli di un grande mosaico unitario. Ho trattato numerosi argomenti: dalle motivazioni della fondazione allo sviluppo economico dal vigneto alla serricoltura; dalla crescita demografica alle classi dirigenti; dai monumenti ai singoli personaggi o momenti di storia della città; dalla storia sindacale alla gastronomia etc. etc.. Un lavoro immenso che però non è riducibile ad un singolo volume unitario e pertanto rischia di essere dispersivo e poco conosciuto. Nel corso degli ultimi anni mi sono però sempre più convinto dell’utilità di un’opera a stampa unitaria sulla nostra storia. A questo intendo ora lavorare. Se ci riuscirò: perché la mole documentaria è tale e tanta che a volte mi viene difficile sintetizzare: si pensi solo che ci sono voluti 10 anni per trascrivere i riveli/censimenti dal 1623 al 1748 e che non ho neanche iniziato a leggere i riveli del 1811-1816…In ogni caso ne farò una sintesi, perché mi hanno insegnato che “l’ottimo è nemico del bene”. Spero anche di poter arrivare al 1990, essendo in possesso di parecchio materiale del periodo 1963-1990 (chissà, forse potrei anche spingermi fino ai nostri giorni…). Spero di scrivere qualcosa che sia utile alle nuove generazioni, che mi auguro abbiamo grande attenzione alla storia di Vittoria e del suo territorio, spesso entrambi testimoni di innovazioni e di progresso. Vedremo…

p.s.: nella foto parte di una mappa del 1750 annessa al fascicolo della lite territoriale con Chiaramonte (durata dal 1684 al 1764), copia proveniente dall’Archivio di Stato di Catania, pubblicata da don Rosario Di Martino nel volume “La trazzera divisoria” tra Chiaramonte e Vittoria (2006). Come si vede, allora la palude di Cammarana era detta “biviere”…

17.Su un libro del prof. Giuseppe Micciché 

Complimenti al prof. Giuseppe Micciché per la sua ultima opera, dedicata alla storia dei giornali nell’area iblea dal 1943 al 1948. Insieme con il bel lavoro di Giancarlo Poidomani sui gruppi dirigenti e il potere locale dal 1943 al 1960 (e se mi si consente anche con il mio sulla Cgil dal 1943 al 1962), il volume delinea un ricco quadro della vivacità economica, politica e culturale della provincia di Ragusa in quegli anni. Mi ha fatto particolare piacere il riferimento alla “Colonna Infame” affissa clandestinamente sui muri di Vittoria dall’agosto al dicembre 1944 (da un gruppo di giovani guidati dal futuro on. Rosario Jacono, come mi raccontava lui stesso). I fogli venivano immediatamente strappati dalle forze dell’ordine che però ne trascrivevano il contenuto e ce lo hanno conservato (fortunatamente!). Nel 1946 comparve a Vittoria anche il mensile “La Lucerna”, diretto dal prof. Giacomo Samperisi, che fu una ottima palestra per numerosi giovani che avrebbero arricchito la cultura vittoriese negli anni ’50 e ’60. Mi auguro che ci siano giovani studiosi capaci di continuare in futuro questo lavoro di scavo e di riflessione che il prof. Micciché da decenni ci dona con la sua passione e la sua acribia.

18.Su una querela annunciata        

Bene ha fatto l’on. Francesco Aiello ad annunciare querela nei confronti di quel tale che ha adombrato fantomatiche rivelazioni di pentiti per accusare “sindaci e deputati” del Pci degli anni ’80-’90 di non si sa quali reati. Sarà certamente uno che non sa niente della storia di questa città; uno che quando si organizzavano le manifestazioni con migliaia di persone contro il pizzo e la mafia (la prima il 5 novembre 1983, cui ne seguirono molte altre) era forse all’asilo. Deve essere uno che a stento sapeva leggere e scrivere quando a Vittoria si scatenò una ferocissima guerra per bande con lo sterminio da parte dei Dominante-Carbonaro della famiglia Gallo. Uno che ignora che un sindaco dell’epoca, tutt’altro che accondiscendente alla richiesta, vietò nel febbraio 1987 il passaggio del funerale di un giovane boss assassinato lungo la via Cavour, un passaggio che avvenne purtroppo lo stesso ad onta della coscienza democratica della Città perché gli organizzatori del funerale forzarono il debole blocco delle forze dell’ordine che, pur avvertite tempestivamente, sottovalutarono la cosa. Questi sono stati i sindaci e i deputati del Pci degli anni ’80 e ’90! Quel tale conosce carte segrete? Pubblicate addirittura su internet? Anche le calunnie circolano su internet, come ben si sa. Un’ultima cosa: in questa città negli anni ’80-’90 c’era da un lato chi dal Municipio o nelle piazze rischiando organizzava la resistenza contro i clan e dall’altro chi si arricchiva nella difesa dei criminali imputati. Tutto lecito e giusto per carità, perché anche presunti estorsori e presunti assassini hanno diritto alla difesa. Ma farsi dare lezioni è proprio troppo…

19.In occasione di una visita a Modica di Alberto di Monaco

A proposito di Grimaldi (Alberto di Monaco sarà in provincia il 10 ottobre) e dei loro rapporti con Vittoria. Vero è che don Giuseppe Grimaldi (1564-1635) fu tra gli amministratori della Contea che con Paolo La Restia realizzarono materialmente la nuova fondazione di Vittoria dal 1608 in poi, ma non possedette mai la baronia di Scoglitti che nel 1609 non esisteva bensì quella di San Giovanni o Randello (cfr. Giuseppe Barone, Costruire il blasone. Note sulle aristocrazie della Contea nel Seicento, in La Contea di Contea di Modica, secoli XIV-XVII, Bonanno 2009, vol II, pag. 51). Scoglitti infatti con Anguilla e le altre terre vicine erano controllate da Paolo La Restia, e si ha notizia di uno “scaro” (cioè un approdo) solo dopo il 1620. La zona fu fortificata nel 1676 (al tempo della rivolta di Messina) con una torre che sorgeva nella piazzetta dove oggi c’è il “Monumento del pescatore”, mentre per parlare di abitazioni occorrerà aspettare il 1730, con il villaggio attorno alla chiesetta di San Francesco di Paola, quando ormai ricchi massari come i Ferreri di Comiso, nobilitatisi a baroni, se ne erano impadroniti. Don Giuseppe riuscì a fare nominare castellano di Vittoria il figlio Giovanni nel 1624, il quale però, essendo minorenne, solo nel 1639 poté dare il suo contributo al mantenimento dell’ordine pubblico nominando una decina di “campisi” (soldati armati di archi e frecce). Per quanto riguarda il Cannamellito di Vittoria (attuale area dell’aeroporto di Comiso), c’è da dire che il ruolo dei Grimaldi fu secondario. L’impianto fu voluto dalla nuora di Vittoria Colonna, donna Luisa de Sandoval, nel 1641. All’inizio la canna da macinare veniva portata ad Avola, ma poi si costruì un trappeto inaugurato nell’ottobre 1643, in occasione della visita nella Contea del viceré Giovanni Alfonso, della moglie, del figlio e della nuora. Il Cannamellito fu in verità seguito all’inizio dai secreti Antonino Custureri e poi Pietro Puy (i secreti amministravano i beni del Conte ed erano una specie di sindaci). Solo a fine 1643 la contessa ordinò a Giovanni Grimaldi di occuparsi dell’impresa, e di trasferirsi con la famiglia a Vittoria, visto che ne era castellano (evidentemente non ci abitava). Il Cannamellito di Vittoria ebbe vita breve, perché il clima dei luoghi non era adatto ad una pianta tropicale quale la canna da zucchero (il Seicento poi fu caratterizzato da freddo intenso tutto il secolo) e risulta già estirpato ai primi del 1646.

p.s.: nella foto un ritratto di Giovanni Alfonso Enriquez Cabrera (1596-1647), cui è intitolata Piazza Enriquez. Figlio di Vittoria Colonna, fu viceré di Sicilia dal 1641 al 1644, quando fu promosso viceré di Napoli.

20.La duchessa d’Alba di Goya, ultima contessa di Modica     

Oggi voglio dedicarmi…ad una spigolatura storica. Le due foto che pubblico sono notissime opere del pittore spagnolo Francisco Goya (1746-1828), che ritrasse più volte la duchessa d’Alba, Maria Teresa Cayetana Alvarez de Toledo, probabilmente sua amante. Qualcuno si chiederà dove voglio arrivare. Rispondo subito: nel suo testamento del 1771 (che ho letto tra i documenti dell’investitura del 1777), il duca d’Alba don Ferdinando Alvarez de Toledo, conte di Modica, lasciò tutti i suoi beni alla giovanissima nipote (figlia del figlio già defunto) “donna Maria Teresa Cayetana Alvarez de Toledo”, allora promessa sposa a don Joseph Alvarez de Toledo (probabilmente un cugino). Tra i beni lasciati era anche la Contea di Modica, di cui il 16 aprile 1777 il marito don Joseph Alvarez de Toledo prese l’investitura. Se ho letto bene il documento e se non mi sbaglio, la duchessa d’Alba immortalata da Goya è quindi anche una delle ultime contesse di Modica. Nata nel 1762 morì a Madrid in circostanze misteriose nel 1802, senza eredi. Pertanto la Contea fu annessa al Demanio e nonostante l’abolizione del feudalesimo avvenuta nel 1812, fu restituita formalmente nel 1816 ad un parente, Giacomo Fitz Stuart. Il nobiluomo, ricco di titoli ma pieno di debiti, passò subito a vendere alcuni beni, tra cui a Vittoria il Castello (venduto al Comune), i Magazzini del Conte (venduti ai Leni) e il Palazzo Comitale (anch’esso venduto ai Leni), che oggi è di proprietà Gucciardello.

21.Sull’indipendenza della Catalogna

Dicevo in post precedenti del mio disaccordo sull’indipendenza della Catalogna. E rivedendo quanto ho scritto sul Seicento vittoriese, mi è venuto di rileggere quanto alla Sicilia costò la rivolta della Catalogna del 1640. All’epoca era viceré di Sicilia proprio Giovanni Alfonso Enriquez (1596-1647), figlio di Vittoria Colonna. E chiedendo Madrid soldi e soldati per reprimere la rivolta catalana (contestualmente anche il Portogallo si era ribellato), nell’agosto del 1642 il viceré convocò il Parlamento, i cui deputati si dichiararono disponibili a trattare. Per il donativo straordinario di 150.000 scudi richiesto per la guerra contro i Catalani da Giovanni Alfonso, accordarono di pagare una sola volta 125.000 scudi e di fornire truppe per 4.500 uomini di cui 3.000 a spese del Parlamento e 1.500 a carico dei titolati del Regno. Questo a condizione che Giovanni Alfonso accettasse delle modifiche per il donativo normale (cioè la tassazione annuale). Il Parlamento offrì un donativo annuo di 110.000 scudi, a condizione che fossero abolite due gabelle: quella della carta bollata e l’altra del 2% sulle compravendite, che avrebbero assai danneggiato, a dire dei proponenti, il Regno. I 110.000 scudi (cioè 44.000 onze) annuali sarebbero gravati 30.000 sulle città demaniali, mentre 80.000 sarebbero dovuti venire da una tassa imposta ai «possessori di vigne basse, di pergole e di alberi di ulivi e di celsi» (Di Blasi). . E così la repressione della rivolta catalana costò alla Sicilia una nuova tassa su colture oggi ritenute pregiate (allora secondarie rispetto alla produzione di frumento), fra cui i nostri vigneti, già all’epoca assai estesi, in anni di crisi terribile come furono gli anni ’40 del Seicento (qualcuno ricorda le rivolte di Alesi a Palermo e Masaniello a Napoli?).Quanto costerebbe oggi all’Italia una secessione della Catalogna?

p.s.: dimenticavo: la difesa di Milano durante il decennio 1630-1640 (quelli seguiti alla peste di manzoniana memoria) durante la guerra dei trent’anni, costò alla Sicilia 10 milioni di scudi: una cifra immensa che dissanguò il Regno per difendere la Lombardia oggi di Salvini….

Paolo Monello

Nato a Vittoria nel 1953, già sindaco (1984-1987, 1991) e assessore comunale (dal 1981 al 1993 e dal 2007 al 2009), deputato nazionale del Pci-Pds dal 1987 al 1994, da anni si dedica a ricerche storiche su Vittoria ed il suo territorio, sulla base di una grande massa di documenti inediti provenienti dall'Archivio di Stato di Palermo, dall'Archivio di Stato di Ragusa, dall'Archivio Storico di Vittoria (e anche dall'Archivo General de Simancas, Spagna). Ha cominciato a pubblicare a stampa nel 1990 e dal 2012 sulla piattaforma kdp di amazon.it. Gli e-book digitali sono on line su kindle store.